domenica 30 dicembre 2012

Mi vogliono far viaggiare a tutti i costi

Come già anticipato, inizierò il 2013 viaggiando (qui il racconto). Per quel che mi riguarda, credo che il prossimo anno, ormai alle porte, sarà caratterizzato ancor più dalle partenze e dagli arrivi. Ho già programmato e prenotato treni e alberghi per alcuni viaggi che dovrò fare e due mattine fa... partecipando ad un gioco a premi sul sito della Vodafone.. Ho vinto un coupon Alitalia!
Ovvio, quale altro premio sarebbe stato adatto a me?!?
Dovendo acquistare i biglietti in regalo entro febbraio 2013 e potendoli utilizzare entro giugno dello stesso anno, ho pensato che l'unica occasione per poter sfruttare il buono potesse essere il viaggio programmato per maggio. Dovrò andare a Milano per l'Avon Running e per i controlli semestrali. Non ho ancora acquistato i biglietti per il frecciarossa (non conoscendo la data della running), non ho mai viaggiato in aereo prima e... allora sarebbe l'occasione perfetta! Diciamo che per me sarebbe cento volte più comodo raggiungere Milano in treno ma dato che i biglietti aerei sono gratuiti... Non voglio farmi scappare la possibilità di fare la mia prima esperienza di volo. Cavolo, non posso essere ignorante su come ci si muove in aeroporto, su cosa si fa prima di salire a bordo, su cosa si prova a volare... No, no!! Aver vinto i biglietti è un segno che devo fare questa esperienza, assolutamente!
Un tempo avrei avuto paura di volare, ora che niente mi fa più paura non vedo l'ora di buttarmi nell'avventura :-)

Buon 2013 a tutti voi!!

giovedì 27 dicembre 2012

La scrittura come terapia

Adesso che la tempesta è superata, che la quiete è tornata nella mia vita e che mi godo la serenità che da tempo ricercavo, ho realizzato che la mia terapia migliore è stata la scrittura.Scrivendo ho dato sfogo alle mie angosce, ho esternato il male che mi attanagliava dentro, ho gettato fuori ciò che non poteva rimanermi nell'animo. Scrivendo, su questo blog o su pezzi di carta che mi capitavano a caso, ho ricostruito me stessa e ho ricomposto il puzzle. Mi sono analizzata, mi sono scoperta e riscoperta, ho ritrovato me stessa e mi sono migliorata. Ho fatto autoanalisi e autoterapia. Ho lavorato molto e duramente sulla persona che forse conoscevo meno di tutte: me stessa.
Scrivere mi ha dato una mano a recuperare i pezzi e a fare ordine nel cuore e nel cervello, a ristabilire un equilibrio che si era pericolosamente alterato e sbilanciato. La scrittura mi ha donato nuovamente il piacere del racconto, mi ha regalato per la prima volta il dono della condivisione e mi ha permesso di stabilire una serie di contatti che mi hanno portato a far trasformare la mia autoterapia in una terapia collettiva, di gruppo. Aiutandoci a vicenda: io che scrivevo, voi che leggevate, voi che scrivevate a me, io che vi leggevo. Un ciclo ininterrotto di esperienze che si sono accumulate, mescolate, meravigliosamente incastonate, fino a diventare una cura miracolosa. E tutto questo avviene ancora oggi!
Non so se la scrittura possa ritenersi una terapia universale, adatta a tutti. Però posso affermare che per me è stata la madre di tutte le cure, come so per certo che lo è stata per molti altri. La scrittura e la lettura mi hanno letteralmente trascinato via dalla pazzia. Mi hanno salvato la vita. Leggere libri, scrivere il blog e rileggere i mie post... sono stati e sono esercizi quotidiani che mi hanno permesso e mi permettono di essere ciò che sono oggi. Andare a recuperare i diari che scrivevo da adolescente, rileggere ciò che avevo annotato su quelle centinaia di pagine, riportare alla mia mente episodi e pensieri che avevo rimosso nel tempo.. si sono rivelati anch'essi ottime mosse strategiche per completare nel migliore dei modi il lavoro di autorecupero.
Molto prima degli sfoghi a parole con chi mi stava accanto, molto prima delle sedute di psicoterapia, molto prima della voglia di fuggire dal posto in cui vivo... E' stata la scrittura ad aiutarmi, la prima a tendermi una mano per tirarmi su dal baratro in cui penzolavo.

mercoledì 26 dicembre 2012

Un seno nuovo

Mi sento sempre più a mio agio con questo seno nuovo. Mi dà ancora qualche piccolo fastidio, lo avverto ancora come una "finzione" ma non c'è paragone tra la sensazione che avverto adesso e quella che avvertivo prima, quando non avevo niente sotto o quando avevo i durissimi espansori.
Ieri ho capito anche che devo rimanere qualche altro giorno a riposo. E in effetti la dottoressa me l'aveva imposto. Ma dato che io sono testarda e tosta, sono andata a provare la bicicletta che mi sono comprata, una mountain bike. Inutile dirvi che non sono riuscita a star piegata sul manubrio a lungo, avvertivo una specie di fitta in mezzo al petto e restavo praticamente senza fiato. Ho smesso quasi subito, non volevo compromettere nulla e far danni seri. Attualmente non riesco a stare in quella posizione perché devo caricare tutta la forza e il peso sul petto, cosa che mi è impossibile.
Poco male, conosco i miei tempi di recupero fisico. Avrò tempo per pedalare in strada, nel frattempo mi concentrerò sulla cyclette, dato che su quella posso pedalare senza star piegata con il busto in avanti. Ieri pomeriggio, ad esempio, ho festeggiato il mio natale con un allenamento di circa 20 km ^^
Spero anche che alla prossima visita mi sarà dato il via libera per riprendere la corsa, è ciò che mi manca di più al momento e ho una gara da preparare..

martedì 25 dicembre 2012

I miei auguri di Natale

Oggi è Natale. Io non ci tengo alle tradizioni, non amo fare a comando quello che quasi tutti gli altri fanno. Non mi abbuffo, non compro necessariamente regali, non sento la festa religiosa perché sono atea. Però so come ci si sente quando tutto il mondo festeggia, si riunisce, scarta i regali.. E tu non puoi farlo perché non stai bene.
Il mio pensiero e miei auguri, non di buon Natale, ma per la vita e per la serenità, sono indirizzati a tutti i malati, a tutti coloro che soffrono, che si sentono soli e Dio solo sa quanto le festività come il Natale accrescano il senso di solitudine e malessere in chi non sta bene.
L'anno scorso ho passato il natale con quasi tutta la mia famiglia riunita. Avevo un po' di nausea, ero debilitata dalla chemio, non assaporavo i cibi... Ma avevo l'affetto e il calore delle persone che mi amano. Questo contava, non che fosse Natale. Quest'anno non ci siamo riuniti ma stiamo tutti bene, possiamo vederci ogni volta che ne abbiamo voglia, siamo sereni. Ed è questo che conta.
In questo senso qui: Buon Natale!

giovedì 20 dicembre 2012

Prima visita di controllo dopo l'operazione n. 4

19/12/2012, ore 21:50, Milano

Stamattina mi han levato via il drenaggio. Una liberazione! Ci si abitua così tanto ad averlo, che credi sia ancora attaccato al tuo corpo anche dopo che ti è stato rimosso. Al ritorno dall'IEO, in metropolitana, stavo attenta che nessuno si potesse impigliare alla sacca che conteneva i miei due drenaggi... Sacca che non c'era più ovviamente, come non c'erano più i due drenaggi ^^
Anche la visita di controllo è andata bene. Unica "cattiva" notizia: il prossimo controllo è stato fissato il 2 gennaio prossimo. Ciò significa che il primo gennaio lo passerò in viaggio per raggiungere Milano. Vabbè, poco male... Non mi è mai importato molto delle feste comandate. Anzi, quasi non mi dispiace di andar via e di cominciare l'anno viaggiando. Amo viaggiare e partire il primo gennaio potrebbe essere di buon auspicio per un 2013 all'insegna di tanti viaggi e di tanti luoghi da fotografare.
Una considerazione sul lavoro di chirurgia plastica ricostruttiva che stanno facendo su di me: il risultato è andato oltre la più rosea delle mie aspettative. Ora che al posto degli espansori ci sono le protesi, il mio seno sembra assai più naturale e mi ci sento a mio agio. Quando il lavoro sarà portato a termine, sarò ancora più soddisfatta, ne sono certa. E mi sento di dover ringraziare per essere nata adesso che una ricostruzione del genere è possibile e lo è a livelli di altissima perfezione. Tanti anni fa chi subiva una mastectomia restava mutilata per il resto della vita, con profonde e dolorose ripercussioni psicologiche, sociali e relazionali. Avevo già parlato di quanto possa essere sconvolgente, per una donna, perdere il seno; ringraziamo che oggi si ponga più attenzione anche all'aspetto estetico della questione. L'aspetto estetico, in questo caso, è fondamentale per l'aspetto psicologico e relazionale.
E' vero, ogni tanto ho la tentazione di mettermi a pensare che sotto la pelle non c'è più il mio seno, che il naturale ha fatto posto all'artificiale, che è tutta una finzione, una messa in scena che è stata allestita per illudermi. Ogni tanto questo pensiero va a graffiare la mia mente. Ma meglio la finzione del nulla, questo è sicuro.

P.S.: ho detto alla dottoressa B. che "splendida" esperienza sia stata togliere quel mega cerotto che mi aveva fasciata dopo l'operazione (qui il racconto del mio calvario)...


Foto della Milano by night in versione natalizia




lunedì 17 dicembre 2012

Partenza per la visita di controllo

E' già trascorsa una settimana dall'intervento per sostituire gli espansori con le protesi defintive (qui il racconto) e domani partirò nuovamente alla volta di Milano. Mercoledì mattina ho la visita di controllo all'IEO e finalmente mi toglieranno gli odiatissimi drenaggi!! In realtà avevo ipotizzato che potessero darmi il via libera molto prima per toglierli, che non dovessi attendere le visite di mercoledì. E invece niente, nonostante quantitativi minimi di drenaggio, la dottoressa mi ha confermato che saranno rimossi il 19. Eh vabbè, ho viaggiato con tre drenaggi, ce la farò a viaggiare anche con due. Ho affrontato e superato scogli più alti e taglienti, non ho timore di nulla.
Nel frattempo ho proseguito con le medicazioni fai da te. Oggi mi sono decisa a mettere cerotti più piccoli, che coprissero appena le ferite chirurgiche. A forza di tirar via cerotti, infatti, la mia pelle sta urlando di dolore ed è tutta arrossata. Povera, che pena mi fa! Quanto è stata maltrattata ultimamente!
Comunque in occasione di questo mio viaggetto pre-natalizio a Milano, come al solito coniugherò l'utile al dilettevole. In questi giorni ne approfitterò per fare un giro in centro e per negozi. Amo la Milano addobbata e impregnata dello spirito natalizio. La amo sempre, in questo periodo la amo anche di più. E nel frattempo metto la macchina fotografica in valigia...

giovedì 13 dicembre 2012

Cicatrici

Il corpo deve essere scavato dalle cicatrici
perché si possa dire che ha vissuto.
L'anima deve essere massacrata dalle ferite
se un giorno vuole aspirare a gioire.
La mente deve essere cosparsa di ostacoli
per insegnarci a schivarli.
Gli occhi devono essere abbagliati dall'orrore
perché possano poi abituarsi alla calma.
Il cuore deve essere estirpato dal petto
perché non batta invano, scalfito.

Farsi le medicazioni

Ormai sono abituata a farmi le medicazioni da sola. Se non si è facilmente impressionabili, è un gioco da ragazzi. Ieri ho tolto la fasciatura e stamattina ho mandato il report dei drenaggi alla dottoressa e lei mi ha detto che i cerotti avrei dovuto toglierli tutti quanti, anche quelli sulle cicatrici dell'intervento e sui drenaggi, disinfettarli e cambiarli. E così poco fa ho concluso il lavoro. Con la solita pazienza, mi son messa lì a tirar via gli ultimi quattro cerotti rimasti, a disinfettare le ferite e a coprirle nuovamente. Per fortuna io non mi ritrovo nel gruppo dei "facilmente impressionabili" però ammetto che vedere dei tubicini conficcati nel proprio corpo non è il massimo dello spettacolo.
Ciò che mi ha fatto ancora male è stato vedere, per l'ennesima volta, che il mio corpo è stato martoriato. Lo so che a breve la situazione migliorerà, ma ho provato pietà per lui e per tutte le traversie che sta sopportando. L'immagine riflessa allo specchio mi ha intristito, troppe volte si è ripetuta la scena negli ultimi tempi. Non voglio abituarmi ad essa.

Escalation di nervosismo

Il giorno prima hai subìto un intervento chirurgico

Il giorno dopo parti e alla stazione di cambio il tuo treno ha un guasto, dopo che sei scesa da un altro treno e hai già alle spalle 3 ore di viaggio

Sali su un altro treno e lì succede un macello con i numeri delle carrozze, che nel frattempo sono cambiati

Mentre sei seduta sul treno ti bussano dal finestrino e una ragazza ti chiede di spostarti al posto di un'altra persona

A tutto questo si aggiunge il fastidio causato dai drenaggi, ti stai innervosendo, tua madre non ha voglia di trascinarsi tutti i bagagli altrove

Mentre sei nervosissima a causa di tutte le cose accadute in precedenza, tua zia ti chiama e ti dice che appena arrivata a casa devi fare il compito d'inglese a tuo cugino

....

A questo punto scatta il vaffanculo a tutti... E scusate!!!

mercoledì 12 dicembre 2012

Mezz'ora di dolorosissima tortura

Oggi era il gran giorno: avrei dovuto togliere il cerotto che mi è stato applicato al termine dell'intervento di lunedì scorso. Una mega fasciatura che copriva tutto il petto e parte della schiena. La dottoressa mi aveva suggerito di toglierla molto lentamente... Oggi pomeriggio ho capito il perché!! Sembrava che fosse stata incollata con il mastice!! L'operazione è durata mezz'ora, per la parte posteriore mi sono dovuta affidare a mia madre e affidarmi a lei significava aumentare il dolore, perché man mano che lei tirava i cerotti la percezione del dolore l'avevo io e non lei... Perciò lei ci andava giù velocemente. Avevo la pelle d'oca e le le lacrime che mi uscivano dagli occhi, una tortura insopportabile. Avete presente una ceretta al rallentatore? Immaginate una ceretta al rallentatore fatta col mastice e avrete forse la percezione del dolore acuto che ho provato questo pomeriggio. Quando ha terminato di staccare la parte posteriore, ho preferito continuare il lavoro da sola. Per fortuna sulla parte anteriore ho perso la sensibilità, questo mi ha aiutato tanto. E infatti davanti me la sono sbrigata in pochissimo tempo.
Quando ho staccato l'ultimo lembo di cerotto, l'ho scagliato via con rabbia e con senso di liberazione! Era diventato un incubo interminabile! Ad un certo punto mia madre mi aveva anche suggerito di andare al pronto soccorso, io testarda ho voluto proseguire per conto mio. La dottoressa mi aveva detto che dovevo toglierlo io e io volevo portare a termine il dolorosissimo lavoro! Alla fine ce l'ho fatta e mi sono goduta lo spettacolo del mio nuovo seno. Al momento si vede ancora poco ma posso ritenermi soddisfatta.
Ora ditemi che conoscevate un metodo per staccare la fasciatura senza sentire troppo dolore... Così soffro ancora per non essermi informata prima ^^

E' con grande gioia e immenso orgoglio che...


... ringrazio l'amica Raffaella (qui il suo blog che io adoro e leggo spesso da tempo) per aver assegnato a questo mio spazio il premio I love your blog! E' la prima volta che il mio blog riceve un riconoscimento di questo tipo e la motivazione mi rende ancor più entusiasta!

"per la forza ed il coraggio che mette quotidianamente per vivere una vita oltre il cancro. Perché irradia sete di vita e tutti dovrebbero essere contagiati dalla sua bellezza"

Avevo iniziato a scrivere su queste pagine virtuali con l'intento, già altre volte dichiarato, di sfogarmi, di dare un senso a ciò che di negativo mi era accaduto. Con il tempo mi sono resa conto, con consapevolezza sempre maggiore, quanto il mio racconto potesse essere di aiuto a chi stava affrontando percorsi simili ai miei, o comunque a chiunque stesse attraversando un momento difficile, a causa dei più svariati motivi. Le centinaia di email, messaggi, commenti... che ricevo mi spronano ad andare avanti in questa bellissima impresa. E' uno scambio reciproco e alla pari: io aiuto le persone che mi leggono, le persone che mi leggono e mi scrivono aiutano me. La mia ricchezza interiore è cresciuta a dismisura da quando ho cominciato a coltivare il mio blog. Ho avuto modo di conoscere esperienze profonde, persone incredibili sotto tutti i punti di vista. E' a tutti voi che dedico questo premio! Grazie Raffaella :-))

martedì 11 dicembre 2012

Già a casa

Un fulmine questo mio ultimo soggiorno a Milano! Arrivo domenica 9, ricovero e intervento il 10, partenza e di nuovo casa oggi, 11 dicembre. Viaggiare con i mezzi, trascinandosi dietro dei drenaggi, non è il massimo della comodità. Ma ero abituata a portarne fino a 4 (ricordo della mastectomia bilaterale), adesso me la sono cavata con soli 2, uno a destra uno a sinistra.
Il viaggio è durato più del necessario perché una volta arrivate a Roma, il nostro treno regionale si è rotto e sarebbe partito con 35 minuti di ritardo (alla fine è arrivato a Formia con un'ora di ritardo!!). Abbiamo fatto in fretta i biglietti per un intercity, siamo scese dal nostro treno e abbiamo raggiunto quello che ci avrebbe portato a casa prima. Quella poveraccia di mia madre si è dovuta trascinare due valigie perché io non riesco a portare pesi in questo momento. Meno male che c'è lei!
Stamattina, mentre eravamo in taxi direzione Stazione Centrale di Milano, ho ricevuto la chiamata dell'infermiera dell'IEO. Le ho confermato che la notte è trascorsa tranquilla, non ho dolori di alcun tipo né febbre. Ovviamente nemmeno questa volta ho avuto bisogno di antidolorifici (qui il post dove parlo della mia insensibilità al dolore). Il quantitativo di drenaggio si attesta a livelli normali. Tutto bene insomma. E ora relax nel mio letto ^^

lunedì 10 dicembre 2012

Ho fatto la ricostruzione

Milano, 22:40

Ho finalmente fatto l'operazione per sostituire gli espansori con le protesi definitive!! Decisamente l'intervento chirurgico più "semplice" che abbia subìto finora, è durato appena 2 ore! Ero abituata a ben altri standard di durate ormai... Stamattina sono arrivata all'IEO alle 7:30, ho fatto accettazione al day surgery e alle 11 ero già in sala operatoria. Dopo le 13 ero in camera, due ore dopo ero in piedi e pranzavo. Alle 18 ho lasciato l'istituto e sono tornata in albergo. Se non fosse per quella rottura di drenaggi, sarei già pronta per andare a correre al mio rientro a casa :)) Abbiamo deciso di cenare in albergo, il Quark ha un ristorantino di classe e si mangia piuttosto bene. Io e mia madre ci meritavamo una cenetta a modo. Preparate le valigie per la partenza di domani mattina (sì, domani torno a casa!), ora ci stiamo godendo il tanto agognato momento di relax. Verso le 20:00 mi ha chiamato un'infermiera dall'IEO, mi pone delle domande per sapere come sto. Domani mattina chiamerà di nuovo e poi mercoledì 19 farò la visita di controllo e mi toglieranno i drenaggi. Tra due giorni potrò levar via le bende e allora sarò in grado di capire com'è il mio seno adesso, di nuovo mutato, ancora cambiato. Ho chiesto che mi fossero impiantate protesi più grandi rispetto agli espansori che avevo, sono curiosa di sbirciare!!

P.S.: grazie a te, che stamattina mi hai fatto sorridere. Il risveglio non era stato dei migliori. Meno male che ci sei ;-)
E grazie di cuore a tutte le persone che mi sono state vicine, in qualsiasi modo abbiano potuto :)


Neve a Milano e in Lombardia


 

sabato 8 dicembre 2012

La sessualità... Quando il corpo e l'anima ti abbandonano

Da tempo immemore mi scervellavo per trovare la chiave giusta per aprire questa porta. La porta che dà sul tabù della sessualità. E' rimasto ben poco da svelare su questo tema ma mi sono accorta che sul versante "malattia/disabilità/sessualità" il velo non è ancora calato del tutto. Si fa fatica a pensare che un malato o qualcuno che ha problemi fisici di qualsiasi tipo abbia necessità di vivere anche la propria sessualità, quasi questa non fosse importante e fondamentale nella vita di ognuno di noi, in determinate circostanze.E in effetti ci sono momenti della nostra vita in cui la sessualità può non interessarci. Per i più svariati motivi. Io, personalmente, me ne sono disinteressata per più di un anno. Perché stavo male, perché il mio corpo ha subìto tanti cambiamenti radicali che ho fatto fatica ad accettare (e che ancora parzialmente faccio fatica a riconoscere) e li ha subìti in zone strategiche per una donna, perché in quel momento avevo accanto qualcuno che non mi ha più guardata come fossi una donna dal momento che il chirurgo ha messo le mani su di me. La malattia e quella persona hanno annientato la mia sicurezza di essere femminile. La sessualità era un capitolo chiuso per me. E per un lungo periodo questo non rappresentava un cruccio. Ero talmente insicura di me stessa e del mio corpo che neppure mi sfiorava l'idea, stavo così male che neppure ci pensavo.
Provate voi a fare pensieri impuri mentre, nell'ordine: avete il corpo pieno di cicatrici fresche di sfregio, la chemioterapia vi sta regalando effetti collaterali di ogni tipo, vi guardate allo specchio e ricevete come riflesso l'immagine di un mostriciattolo asessuato!! In più aggiungete che in quel momento non avete accanto una persona che pur di farvi sentire un po' meglio, vi dice enormi bugie del tipo: "Sei sempre bella per me" o che vi fa sentire desiderate... Un piccolo dramma, insomma...
E come al solito, chi non l'ha vissuto in prima persona, forse non può arrivare a capire il senso profondo di questo disagio.
E quando arrivano momenti migliori e non si ha la fortuna di avere già accanto un compagno intelligente e premuroso, il cammino non è meno arduo. Una donna che ha attraversato operazioni chirurgiche, mutamenti peggiorativi del proprio corpo, cure devastanti... fa fatica poi a fidarsi delle nuove persone che entrano nella sua vita. Occorre del tempo, il giusto feeling, la giusta intesa, una certa confidenza affinché possa tornare a lasciarsi andare liberamente. Ma posso assicurarvi che il dolore sopportato in precedenza svanirà quando troverete la persona giusta, quella che non andrà via dopo aver appreso dei vostri affanni, quella che vi guarderà come se nessuna cicatrice sia presente sul vostro corpo.

Con affetto: a tutte le donne che sanno di cosa ho parlato. A tutti gli uomini che continuano a vedere la bellezza della propria donna o che scoprono la bellezza della loro donna per la prima volta.

venerdì 7 dicembre 2012

Ricordo sfumato

Non so più niente di te.
I ricordi iniziano a sbiadire.
La rabbia sfuma.
Il dolore è domato.
La delusione è stata smaltita.
Ogni tanto ti penso,
a volte con tenerezza
altre volte con rancore.
Qualche volta ti ringrazio
qualche volta ti maledico.
Ti allontani sempre più.
Sei stato vita
prima che ti seppellissi
sotto l'oceano di lacrime
che ho versato per te.

Danni al cervello

Non voglio spaventare o mettere in allarme nessuno. Però penso che sia un bene essere informati e consapevoli di tutti i rischi che corriamo noi pazienti sottoposti a cicli chemioterapici.
Da quando mi sono sottoposta ai 6 cicli di TAC io ho problemi con la memoria a breve termine, ho difficoltà di concentrazione e di focalizzazione. Problemi non troppo seri, parliamoci chiaro. Il fatto che non ne abbia ancora discusso con i miei oncologi è la conferma della loro tenuità. Ma ormai la loro costanza non si può più ignorare e il fatto che non si siano attenuati e che non siano scomparsi, a distanza di mesi, mi costringerà a far presente il problema. Su un forum avevo letto che anche il Tamoxifene può accentuare questi fastidi.
In particolare mi preme accertare se quello che è il sintomo più frequente - ossia la perdita della memoria a breve termine -, sia dovuto ad una conseguenza psicologica (causa dello stress patito nei mesi scorsi) oppure a danni fisiologici effettivamente subìti dalle aree interessate nel cervello.
Non appena avrò modo di discuterne con gli oncologi, vi aggiornerò sulla situazione. Intanto vi posto il link dell'articolo che ha fatto luce sui miei dubbi link
Non sono preoccupata per questi sintomi. A parte un po' di sbadataggine che alcune volte mi crea imbarazzi con le altre persone, non ho grandi handicap da superare nella vita di tutti i giorni. Diciamo che sono curiosa di accertare la causa di questo cambiamento nelle mie attitudini mnemoniche.

mercoledì 5 dicembre 2012

Che mi serva di lezione

Ieri altra seduta di psicoterapia.  E anche per questa volta mi ero ripromessa che sarebbe stata l'ultima. Inutile aggiungere che la dottoressa mi ha fissato un ulteriore appuntamento e che ci rivedremo l'8 gennaio, il giorno del mio compleanno. Ogni volta che mi pone la fatidica domanda: "Quando ci rivediamo?" e poi mi comunica la data, io non riesco a dirle: "Guardi, per il momento vorrei interrompere qui, non avverto più la necessità di queste nostre cordiali chiacchierate". Una frase così breve, che puntualmente mi preparo a pronunciare... Ma che poi cade nel dimenticatoio oppure mi è impossibile far uscire dalla bocca con la voce. E prendo nota del giorno e dell'ora del prossimo appuntamento senza batter ciglio, senza eccepire la mia volontà di non proseguire.
Ieri abbiamo parlato tantissimo del Dolore e della Sofferenza vissuti al massimo stadio, quello che ti permette e ti costringe a cambiare, a mutare visione della vita e a migliorare te stesso, dell'Amore e delle esperienze amorose profonde che lasciano il vuoto una volta concluse... Ne abbiamo parlato perché io ho introdotto l'argomento, rivelando le mie recentissime letture, il "De Profundis" di Oscar Wilde in primis. Le ho esternato soprattutto il mio timore di "ricaderci", com'è successo a Wilde una volta uscito di prigione, che ha praticamente sconfessato buona parte delle riflessioni fatte teoricamente nella sua lunga lettera a Lord Alfred Douglas. Io non voglio assolutamente fare il suo errore, non voglio ripartire da capo e rivivere il dolore estremo che mi ha causato il rapporto con A., non voglio assolutamente tornare a soffrire per qualcuno che non merita o ha fatto di tutto per non meritare ciò che io donavo.
Ogni qual volta mi parrà di essere prossima alla ricaduta, io prenderò il De Profundis, lo rileggerò e lo userò come monito e severo avvertimento nei miei confronti. Perché mi rimembri ciò che sono stata e ciò che non voglio tornare ad essere. Mai più.

martedì 4 dicembre 2012

10 dicembre 2012: quarto intervento chirurgico

Oggi è arrivata la chiamata dall'IEO di Milano: il 10 dicembre prossimo intevento per sostituire gli espansori con le protesi defintive. Stavo aspettando questa telefonata, sarebbe potuta arrivare in qualsiasi momento. E mi solleva sapere che è giunta proprio oggi e che l'operazione sarà a giorni. Temevo, infatti, che potessero programmare il mio intervento a gennaio, andando così a disturbare i miei intenti di riuscire a dare almeno due esami all'università nella sessione invernale. Diritto processuale penale e diritto commerciale 2 i miei obiettivi, che stavolta intendo riuscire a mandare in porto, seriamente.
Non so quanto a lungo dovrò rimanere a Milano, mi avevano parlato di 3/4 giorni in totale: un paio di giorni all'IEO (dato che l'intervento è in day hospital) e un paio nei dintorni di Milano, in attesa di togliere il drenaggio probabilmente.
Stamattina mi hanno anche comunicato che ad operarmi non sarà il mio mitico dott. B., che è andato a lavorare altrove. Mi spiace non rivederlo, ero molto affezionata a lui. Però sono certa che il medico che ha preso il suo posto sarà altrettanto eccezionale. Sono tutti eccezionali all'Istituto Europeo di Oncologia!
E prepariamoci per l'intervento numero 4, il quarto di questi ultimi 15 mesi...

lunedì 3 dicembre 2012

Un anno fa. Oggi

Un anno fa di questi tempi:
- mi stavo riprendendo dalla laparoscopia
- da pochi giorni mi ero sottoposta al primo ciclo di chemioterapia
- stavo per rasarmi a zero i capelli
- iniziavo a non assaporare più i cibi
- cominciavo a prendere confidenza con gli effetti collaterali della chemioterapia
- mi stavo curando a Roma
- A. era ancora vicino a me, a modo suo
- ignoravo il baratro che mi si sarebbe spalancato davanti di lì a poco


Oggi, a distanza di un anno:
- ho tolto la parrucca e ho i miei capelli naturali
- mi alleno un'ora al giorno
- ho ripreso lo studio all'università
- mi sto curando a Milano, definitivamente e per la vita
- i controlli semestrali sono andati bene
- ho superato il baratro. Non saltandolo, ma attraversandolo e sconfiggendolo
- assaporo una nuova me stessa, che non cambierebbe la sua vita di adesso con quella di prima
- ci sei tu

Tutto al momento giusto

La serie dei libri giusti al momento giusto è proseguita con questo volumetto che abitava la mia libreria da alcuni anni, acquistato e mai letto. L'avevo comprato nel periodo in cui mi ero innamorata di Oscar Wilde, del suo genio e della sua personalità. Lo acquistai circa 6 anni fa, insieme ad una sua voluminosa biografia che intendo finire di leggere al più presto. Anche la biografia abita la mia libreria da anni senza che sia stata più aperta. Entrambi i libri stavano aspettando il momento esatto in cui tornare alla ribalta.Qualche giorno fa mi è capitato di nuovo tra le mani questo "Lettere di Oscar Wilde a Lord Alfred Douglas", una raccolta di lettere in cui a far da padrone è il De Profundis. Ho sentito dentro di me l'impellente necessità di leggerlo e mentre scorrevo le pagine tutto mi si è chiarito. Era proprio questo il momento in cui avrei dovuto leggerlo! Com'era capitato con "Siddharta" di Hermann Hesse (qui il post), ho avvertito la netta sensazione che non avrei potuto comprendere completamente le parole di Wilde se avessi letto il De Profundis prima della mia recente esperienza di dolore e sofferenza. Averlo letto adesso mi ha permesso di sottoscrivere ogni minima affermazione che lui fa sul Dolore e sull'Amore. Ci sono stati momenti in cui mi sono identificata con l'amante deluso e sofferente Oscar Wilde, altri momenti in cui mi sono ritrovata a vestire i panni dell'isterico Lord Alfred Douglas. Oscar Wilde ha dipinto il Dolore, la Sofferenza e l'Amore come solo colui che li ha vissuti e attraversati nella loro totalità è in grado di fare. Perché per quanto gli altri possano raccontarci, narrarci le loro esperienze... è soltanto vivendole sulla nostra pelle che possiamo comprenderne in pieno il potente significato. Wilde ha dato forma e vita al mio Dolore, gli ha attribuito uno scopo. Ha descritto il suo dolore parlando del mio dolore, perché esso è sempre uguale, non muta volto e sensazioni.

venerdì 30 novembre 2012

La giungla della sanità pubblica per un malato

Auguratevi di non ammalarvi mai! E non solo perché stare male, in modo serio e grave poi, vi pregiudica la serenità di una vita normale ma perché allora dovrete iniziare a combattere contro il famigerato Sistema Sanitario Nazionale!! Ed è una lotta che perderete in partenza nella maggior parte delle volte! Niente di nuovo scaturisce dalle mie parole, le carenze e le disfunzioni del sistema sono ben note a tutti quanti ormai.
Io ho iniziato questa lotta impari a luglio 2011, quando mi presentai all'Ospedale di Formia per fare, d'urgenza, un'ecografia mammaria (avevo appena scoperto il nodulo al seno). Allo sportello l'incolpevole impiegato mi comunica che la prima data utile per quel tipo di esame diagnostico è... gennaio 2012!! A quel punto gli faccio notare che sulla ricetta il medico ha scritto e sottolineato "urgente" e che io ho un nodulo sospetto che non può attendere 6 mesi per essere controllato. Inutile dirvi che da allora ho capito che sarebbe stato del tutto inutile perseverare nel tenativo di prenotare esami diagnostici tramite il SSN. A tutt'oggi, nonostante abbia ottenuto l'esenzione 048 (per chi non lo sapesse, l'esenzione dei pazienti oncologici), non riesco mai a prenotare nulla nel basso Lazio. Tutti gli esami prenotati finora e fatti attraverso il SSN li ho effettuati in Lombardia.
All'ospedale di Formia non sono riuscita a prenotare, nell'ordine: un'ecografia mammaria, un'ecografia all'addome, una moc... Stamattina sono andata a sentire se era possibile prenotare un'ecografia mammaria per maggio 2013 e niente... Mi rispondono di continuo che le liste sono chiuse/bloccate e che nemmeno nei canali preferenziali per lo 048 c'è posto. Lunedì sentirò cosa mi rispondono alla Columbus di Roma, dopo di che dovrò rivolgermi per l'ennesima volta ad una struttura privata non convenzionata e pagare di tasca mia (nonostante l'esenzione che mi spetta di diritto!).
Ci è già capitato tantissime volte di dover sborsare dei soldi per esami diagnostici che per me avrebbero dovuto essere totalmente gratuiti! Non oso immaginare cosa ne sarebbe stato di me se la mia famiglia non avesse potuto permettersi le ingenti somme che la mia malattia ha richiesto e ancora richiede. Se quel luglio 2011 io non avessi avuto la possibilità di rivolgermi immediatamente ad una struttura privata non convenzionata e avessi atteso gennaio 2012, con un carcinoma mammario maligno all'interno del mio corpo che si stava accrescendo, penso che ora non sarei qui a raccontarvi la mia storia. E' una vergogna, una schifosissima vergogna!!

mercoledì 28 novembre 2012

L'interpretazione dei sogni

Da quando ho iniziato a sottopormi alle sedute di psicoterapia, ho ricominciato ad interessarmi all'attività onirica (ne avevo già parlato qui). Proprio per questo rinnovato interesse, ho deciso di acquistare il libro "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud. Premetto che ho acquistato questo testo consapevole del fatto che, molto probabilmente, nel frattempo lo studio sui sogni sarà andato avanti, si sarà evoluto e magari le teorie freudiane saranno anche state superate da altre... Non so assolutamente nulla sull'evoluzione degli studi in ambito onirico, parlo da ignorante in materia. Con la voglia però di colmare al più presto anche quest'altra lacuna.
Ho preso il testo di Freud perché credo sia il miglior punto di partenza, la fonte da cui attingere per future letture e approfondimenti. Ho optato per il suo manuale poiché non ho fatto ricerche quando ho deciso di recuperare testi in materia, non conosco gli psicoterapeuti più noti, le teorie... Ho letto soltanto un libro di Jung, apprezzandolo parecchio tra l'altro.
Al momento ho letto circa la metà de "L'interpretazione dei sogni" di Freud. E da questa metà sono riuscita a ricavare la chiave di lettura del sogno terribile che avevo fatto lo scorso agosto e che ho descritto minuziosamente in questo post. Freud afferma che: "Il sogno è la soddisfazione di un desiderio" (riportando numerosi esempi pratici) e il sogno che io ho fatto lo scorso agosto palesava il mio desiderio interiore di star male affinché A. tornasse da me. Io desideravo star male perché lui venisse da me! E' così, inconsciamente e a tratti anche consciamente (ora posso ammetterlo a mente lucida), io desideravo proprio questo! Io volevo ammalarmi di nuovo, fino a morire, perché lui potesse tornare da me anche solo per un momento... Ho la pelle d'oca a pensare questo adesso... Il sogno non era una rappresentazione dell'angoscia che io stavo patendo in quel periodo, il sogno rendeva manifesto il mio desiderio di riammalarmi e di essere prossima alla morte perché colui che amavo potesse riavvicinarsi a me.

martedì 27 novembre 2012

Portiamoci avanti con il lavoro

Il 22 novembre scorso ho fatto i primi controlli semestrali (come raccontavo qui) e oggi pomeriggio... Ho già prenotato i prossimi controlli a cui dovrò sottopormi, a maggio 2013! Purtroppo, se ci si vuole avvalere del servizio sanitario nazionale, occorre muoversi con un certo anticipo e per quella data io dovrò effettuare: risonanza magnetica, ecografie di tutti i tipi e due visite specialistiche.
Quando ho compilato il form di prenotazione sul sito dell'IEO, ho specificato che desideravo essere messa in lista in date prossime al 19 maggio, perché quel giorno a Milano dovrebbe esserci l'Avon Running  a cui io parteciperò! All'Istituto sono stati così bravi da pianificarmi ogni cosa in modo perfetto, sono dei maghi in questo!
E io proseguo con gli allenamenti nel frattempo ^^

Muoviamoci!

Ormai convivo con i dolori alle ossa. Penso che sarà così finché i rimedi adottati per arrestare l'osteopenia non inizieranno a migliorare la situazione. Per fortuna il movimento fisico e lo sport aiutano ad arginare il fastidio. Stamattina, ad esempio, mi sono svegliata con un dolore lancinante alla schiena, zona lombare. Avvertivo così tanto bruciore stando sdraiata sul letto che mi sono dovuta alzare. Cinque minuti prima, alle 7:30, ci avevano pensato i muratori venuti a ristrutturare il piano superiore a darmi il buongiorno e a farmi da sveglia con trapano e martello!!
Non so se il bruciore alla schiena fosse dovuto alla corsa di ieri mattina, l'attività fisica che più la sollecita e che forse dovrei effettuare in modo più blando... Ad ogni modo, mi sono alzata, mi sono preparata e me ne sono andata a fare una lunga camminata a passo svelto, 4 km in 35 minuti. E ha funzionato perché adesso il fastidio si è attenuato e non lo avverto quasi più.
La morale della storia è questa: mi devo muovere. Dobbiamo muoverci!!

sabato 24 novembre 2012

Nuovo libro-guida: Siddharta

A 29 anni ho colmato una lacuna letteraria. E son stata ben felice di aver scelto il momento giusto per colmarla. Se avessi letto questo libro quando ero un'adolescente o anche solo qualche anno fa, non l'avrei assaporato, non l'avrei compreso, non ne avrei gioito, non avrei potuto comprendere pienamente il suo messaggio. "Siddharta" è la parabola della vita di ognuno di noi e attraverso di lui ho ripercorso la mia vita passata, trovando spunti interessanti e preziosi per affrontare la vita futura. "Siddharta" è stato il veicolo attraverso cui illuminare una verità che dovrebbe essere ben chiara dentro ciacuno di noi: che la vita è fatta di tappe obbligate.. che il dolore, che la disperazione, che toccare il fondo sono esperienze che possono aiutarci a ritrovare noi stessi e a vivere meglio. Che nella vita, per poter fare i conti con il resto del mondo, deve esserci prima di tutto ben chiaro il rapporto con il nostro Io.
"Siddharta" è stato uno dei doni più belli che mi sia giunto negli ultimi tempi e lo aggiungo, di diritto, nella lista dei miei libri-guida.

Prima volta senza parrucca

Sono partita per Milano senza indossare la parrucca. Per la prima volta mi sono sentita sicura di me stessa, non ho avvertito il disagio, e allora ho deciso di non metterla. L'ho tenuta in valigia, perché averla lì mi faceva sentire più tranquilla ma poi durante i 3 giorni che sono rimasta lontana da casa non l'ho mai tirata fuori.
Mi era già capitato di uscire senza parrucca, le persone che mi conoscono meglio avevano già avuto modo di riaccogliere i miei capelli naturali. Ma li sfoggiavo assai di rado. Al momento faccio gran fatica per dar loro una piega e una forma, sto aspettando che crescano ancora un po' per poi andare dal parrucchiere. Ad ogni modo ho deciso che tenterò di non mettere più quel caschetto castano dorato cui ormai mi ero abituata. E' paradossale pensare che all'inizio ero disperata all'idea di perdere i capelli mentre ora ho fatto grande fatica per abbandonare la parrucca!
Nei 3 giorni che sono stata a Milano sono riuscita nell'intento. Mai avvertita la necessità di ricorrere al mio stratagemma. Devo aggiungere anche che tutte le persone che mi hanno vista sono state molto carine nel dirmi che con i miei capelli naturali, ancora abbastanza corti, sto molto bene. Questo loro atteggiamento positivo si è rivelato un aiuto rilevante.

venerdì 23 novembre 2012

I primi controlli semestrali

Sono appena tornata a casa da Milano. Primi controlli semestrali post chemioterapia, prima ecografia al seno dopo diversi mesi.
Questa volta Milano mi ha accolta freddamente. Era umida, nebbiosa. Il cielo grigio, il vapore gelido che ti entra nelle ossa. In due anni che la nostra relazione va avanti, non l'avevo mai incontrata in queste condizioni. Aveva indossato anche lei una maschera sul suo volto? E ora l'ha lasciata cadere? Ad ogni modo, nonostante i suoi sforzi per non farsi più amare da me, io continuo a desiderarla e a volerla frequentare. E' un legame indissolubile dal significato ancestrale, che non ha spiegazioni plausibili, che si sente e non si descrive a parole.
Per fortuna ci sono stati gli amici a scaldare la mia permanenza ^^
I controlli semestrali all'IEO sono andati bene, l'ecografia al seno è andata altrettanto bene. Mentre il medico la effettuava, il mio cuore batteva impazzito e ansioso. Lui se n'è accorto ed è stato tanto meraviglioso e umano da far di tutto per smorzare le mie palpitazioni, non stando mai in silenzio, parlando ad ogni azione che compiva su di me, a volte facendomi domande per obbligarmi a pensare ad altro.
La visita con l'oncologa è stata occasione per fare un quadro a 360 gradi sulla mia situazione, per riepilogare tutto ciò che è accaduto dall'ultimo incontro avvenuto lo scorso maggio. Le ho parlato dei dolori che ogni tanto avverto alle ossa, ha suggerito di fare una risonanza nel caso dovessero persistere. Al termine della visita mi ha stilato un piano di battaglia da mettere in atto fra 6 mesi: per quella data, infatti, si cumuleranno i controlli semestrali e quelli annuali e... Sintetizzando: mi rivolteranno come un calzino dalla testa ai piedi *_*
Durante questo viaggio ho fatto grandi acquisti in libreria. All'andata, alla Stazione Termini di Roma, ho comprato "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud (coerente con l'attività che sto svolgendo con la psicologa). Al ritorno (stamattina) alla Feltrinelli in Stazione Centrale a Milano, alle ore 9:00 mi son presentata davanti alla cassiera per pagare "Critica della ragion pratica" di Kant e "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Schopenhauer. La cassiera m'ha guardato e ha esclamato: "Ah, filosofia!". Una che si presenta alle 9 di mattina con due testi del genere non deve avere tutte le rotelle a posto, avrà pensato ah ah ah!!!

martedì 20 novembre 2012

Indecisione

Ieri riflettevo sulla possibilità di interrompere le sedute di psicoterapia. Credo di poter affermare, con una certa dose di sicurezza, che non ne ho più necessità. Ho ritrovato il mio equilibrio, inizio le giornate sorridendo e le concludo nel medesimo modo, sono tranquilla e serena e soprattutto, sono consapevole di essere davvero tranquilla e serena, non lo affermo per imporre una falsa verità a me stessa. Non mi inganno e non mi racconto bugie quando mi dico: "Sono finalmente felice!".
Ieri ero quasi giunta alla decisione finale: stamattina avrei incontrato la psicologa per l'ultima volta e mi sarei congedata da lei comunicandole l'interruzione dei nostri incontri quindicinali.
La chiacchierata è stata come al solito piacevole. Le ho raccontato gli ultimi svilluppi, delle porte chiuse e di quelle che si sono aperte, di vecchie amicizie che hanno assunto nuovo significato fino a trasformarsi in qualcosa di inatteso e meraviglioso. La dottoressa ha accolto con gioia queste novità positive nella mia vita, ho percepito la sincerità della sua reazione al mio racconto. Ho confessato anche a lei di provare una felicità immensa soprattutto perché ora ho accanto a me una persona che mi regala ciò che io ho sempre desiderato e me lo dona senza che io abbia mai avuto modo di chiederglielo esplicitamente. Le medesime cose le ho chieste esplicitamente, ed invano, ad un'altra persona, per lunghi mesi, senza mai essere neppure ascoltata.
Mi premeva andare all'incontro di stamattina anche perché volevo raccontare alla psicologa un paio di sogni che avevo fatto in queste due settimane. Volevo conoscere il suo parere e capire cos'altro si sarebbe potuto ricavare dall'interpretazione di quelle immagini. Mi ha dato una spiegazione tecnica, non ci sarei mai potuta arrivare. La spiegazione cui ero arrivata io era molto semplicistica, nonostante ultimamente abbia letto diversi testi di Jung.
Quando poi è giunto il momento di salutarci, lei mi ha chiesto se per il prossimo appuntamento mi andava bene il 4 dicembre, il giorno del mio onomastico. Non so perché ma le ho risposto di sì e non le ho più comunicato la mia intenzione di interrompere le sedute di psicoterapia. Magari la saluterò la prossima volta, chissà...

lunedì 19 novembre 2012

Respiro

Sei quel troppo
che a tratti spaventa

ma non conosco più paura
e allora scelgo di viverti

ti vivo intensamente
finché posso, finché è concesso

voglio respirarti
e attraverso il mio respiro
lasciarti entrare dentro di me
affinché tu possa restarvi
fino al mio ultimo soffio di vita

domenica 18 novembre 2012

30 anni

Non ho mai festeggiato i miei compleanni, neppure quando ho compiuto i fatidici 18 anni. Non me n'è mai importato nulla. L'8 gennaio prossimo, però, quando giungerò al traguardo dei 30 anni, vorrei festeggiare per la prima volta. Voglio festeggiare perché un anno e mezzo fa non credevo neppure di poterci arrivare a quel traguardo e perché quest'anno ho trascorso il giorno del mio 29simo compleanno a letto, nauseata dal terzo ciclo di chemio effettuato tre giorni prima.
Non voglio organizzare una festa vera e propria, mi piacerebbe passare una bella serata con le persone a me più care, per ridere e scherzare tutti insieme. Ci penserò su...

sabato 17 novembre 2012

Controlli semestrali

Il 22 novembre avrò i primi controlli semestrali da quando ho terminato le terapie. Ho già fatto diversi esami, ho raccolto tutti i referti e li porterò alla mia oncologa, all'IEO di Milano. Porterò con me le analisi e l'ecografia fatte a Bologna - senza necessità dunque di doverle ripetere -, porterò la moc (che l'oncologa ha già avuto modo di esaminare tra l'altro), le analisi del sangue. Il 22 all'IEO mi sottoporanno alla prima ecografia al seno dopo la mastectomia. Sono un po' in ansia per questo. E non perché temo che possano trovare chissà cosa ma perché ormai io ho una vera e propria fobia dell'ecografia. Ce l'ho da quando quel 20 luglio 2011 il medico che me la fece per primo, appena esaminata la zona ammalata, mi disse, guardando il monitor su cui era proiettata la brutta bestia: "Questo non mi piace per niente"... Ho la fobia dell'ecografia da quel preciso istante, da quell'esatto momento in cui la mia vita cambiò per sempre.
So già che restare stesa sul lettino del radiologo e attendere che lui finisca, sarà un attimo che durerà un'eternità per me. So già che guarderò attentamente lo schermo del macchinario e, pur non capendo nulla di ciò che scorgerò, il cuore smetterà di battermi ogni qual volta mi parrà di intravedere una macchia nera per me sospetta. Per assurdo riesco a sopportare tac, risonanza magnetica, scintigrafia... Ma l'ecografia no, non la sopporto!!

venerdì 16 novembre 2012

Sono felice!

Sto vivendo un momento molto felice della mia vita. E' arrivato all'improvviso, inaspettatamente. E me lo sto godendo tutto, perché da due anni non mi sentivo più in questo modo e non ero più abituata alla gioia e alla serenità d'animo. Ho anche pensato di mollare le sedute di psicoterapia, credo di essere riuscita a ritrovare il punto di equilibrio che tanto cercavo.La felicità era accanto a me, stava solo aspettando il momento giusto in cui saltar fuori e palesarsi. E' stata sempre vicino a me ma io non ero in grado di scorgerla fino a qualche giorno fa.
Ho pensato, ho riflettuto... Mi sono posta mille domande, mi sono interrogata... E alla fine ho deciso che quella felicità mi era stata donata e dovevo farla mia nel modo più assoluto.
Sono cosciente del fatto che la malattia potrebbe tornare in ogni istante, sono altresì cosciente del fatto che persone come me hanno aspettative di vita di circa 5 anni (se buttiamo l'occhio alle statistiche e alle casistiche)... Ma non mi ossessiono a pensar questo, e proprio per tale ragione, ho deciso di arraffare ogni istante di felicità che mi si presenterà.
Tanto io non ho rimpianti né rimorsi.
E da oggi vivrò sfruttando tutte le occasioni positive che giungeranno a me.

mercoledì 14 novembre 2012

Compagne di terapia e volontariato

Qualche giorno fa mi ha telefonato una signora che ho conosciuto ai tempi in cui frequentavo il Policlinico Gemelli per le sedute di chemioterapia. Siamo rimaste in contatto perché diventate amiche, ci intrattenivamo con delle piacevolissime chiacchierate mentre aspettavamo che si concludessero le meno piacevoli 2/3 ore che ci impiegano le flebo per svuotarsi dentro il nostro corpo. Nonostante la più giovane tra le due fossi io, era lei che chiedeva i consigli più disparati a me, perché io ero quella senza paura e super informata che leggeva di tutto su internet.
Per me era una soddisfazione poter rispondere alle sue domande (e a quelle delle altre signore presenti) e la soddisfazione maggiore era spegnere le loro ansie e preoccupazioni. "Ho la tachicardia. E' normale?", "Il Neulasta mi provoca dei dolori terribili alle ossa. Può essere?", "Ho formicolio alle punte delle dita e dolori ai piedi. Mi preoccupo?".. E così via... Io conoscevo le risposte, mi ero edotta principalmente sul sito dell'Airc, conoscevo qualsiasi effetto collaterale dovuto alla chemioterapia e le possibili soluzioni da adottare per mitigarli.
Sono rimasta in contatto anche con le mie compagne di stanza conosciute al Policlinico Gemelli durante il primo intervento e all'IEO durante la terza operazione. All'IEO ero in stanza con una signora barese, accompagnata da tre suoi parenti. Persone meravigliose, che hanno allietato la mia permanenza in quel luogo e che ricordo con grande affetto. Nei prossimi giorni la chiamerò per sapere come sta.
Comunque il punto è questo. Quando la settimana scorsa sono stata in ospedale per fare le analisi del sangue, nella sala d'attesa ho letto un manifesto che mi ha illuminata. Sul manifesto c'erano le indicazioni per iscriversi ad un corso per diventare volontario all'interno della struttura ospedaliera. Un impegno di 2 ore a settimana, per assistere i malati degenti. E' una cosa che amerei fare, credo che nessuno più di me sarebbe adatto per una missione del genere. Io non ho bisogno di sapere come ci si comporta davanti ad una persona che è malata e soffre, una persona del genere non dovrebbe perdere tempo a spiegarmi le sue pene. Io le conosco già tutte e le ho imparate sulla mia pelle. E so di cosa ha bisogno un malato che si trova nella camera di un ospedale. Purtroppo i termini per quest'anno sono già scaduti ma l'anno prossimo frequenterò il corso. Sento di doverlo fare.

martedì 13 novembre 2012

Si continua a correre!

Dopo aver ritirato il referto della moc il mio umore era pessimo (qui il post). Sapere che le mie ossa si stanno indebolendo, a causa della menopausa indotta, mi ha fatto temere di dover interrompere la corsa. Ansiosa di conoscere il mio destino di runner, ho inviato il referto alla dottoressa, via email. Lei mi ha risposto quasi subito e lo ha fatto scrivendo le parole migliori che potessi augurarmi: devo assolutamente proseguire con l'attività fisica perché questa aiuta a stimolare la deposizione della matrice ossea!! La mia carriera di runner, ancora ai suoi albori, non sarà stroncata quasi sul nascere!
Mi ha poi consigliato di integrare la mia dieta con alimenti ricchi di calcio (grana e parmigiano le fonti migliori) e prescritto delle gocce di vitamina D.
Inutile dire che dopo aver letto l'email della dottoressa mi sono preparata e sono uscita per allenarmi :-)

domenica 11 novembre 2012

Inquietudine, abbandono

Mare inquieto
dentro e dietro di noi

Spiaggia assediata
da rifiuti abbandonati

Inquietudine dell'abbandono
Inquietudine del naufragio

Ansia di spazzare le macerie
Ansia di salpare ancora 


Barbara Vellucci, 11/11/2012

Le ossa cedono

Da qualche giorno avvertivo dei fastidi alle ossa. Per questo motivo ho affrettato i tempi e ho effettuato la m.o.c., lombare e femorale.
Risultato?
Osteopenia. Patologia che in caso di aggravamento sfocia in osteoporosi. Normale, del tutto normale a causa della menopausa indotta in cui sono ormai da un anno. La demineralizzazione delle ossa è di grado medio a livello lombare, di grado più marcato a livello del femore. Dato che pratico running, non ce l'ho fatta ad aspettare fino alla visita del prossimo 22 novembre e così ho inoltrato il referto alla dottoressa via email. Ora attendo risposta. La mia paura è che mi vietino la corsa, perché in questo momento le mie ossa sono più fragili e non possono sopportare sollecitazioni così pesanti. Per me sarebbe un colpo terribile, la corsa è la mia migliore terapia e ho un obiettivo da raggiungere entro maggio 2013. Incrocio le dita! E le incrocio anche perché solo chi ha avuto a che fare con un tumore mammario sa quanto si trema quando dopo un po' si hanno dolori alle ossa...

sabato 10 novembre 2012

Luce

Luce.
Insperata
Inattesa
Calda
Avvolgente
Agognata
Luce.
Ancora una volta,
quando sconfitta temevo
di non vederla mai più.

Barbara Vellucci, 10/11/2012

mercoledì 7 novembre 2012

I miei viaggi fotografici

Ieri ho concretizzato il primo dei 4 itinerari turistico-fotografici che ho personalmente creato per esplorare tutta la città di Roma. Ho percorso a piedi tutto il tragitto che potete vedere nella cartina in basso (tranne un breve tratto attraversato in bus al ritorno), ho fatto tantissime foto, ho vissuto la città, come piace a me. Sono tornata in zone della capitale che non bazzicavo da almeno 6 anni: Largo Argentina, Piazza Del Gesù, Madonna Dei Monti... Ho visto zone a me sconosciute... Ho visitato le mostre di Renato Guttuso al Vittoriano (non perdetela, è a dir poco favolosa!) e dei pittori olandesi del '600 al Quirinale (Johannes Vermeer, Jan Van Der Heyden, Pieter De Hooch, Fran Van Mieris..)
Sto anche programmando un viaggio di circa 10 giorni che farò ad aprile dell'anno prossimo, nel Nord Italia (Milano, Bergamo, Mantova, Torino). Ho scaricato le cartine di Bergamo e Mantova e le studierò per creare i migliori percorsi da fare. Ho tanti mesi a disposizione per costruire qualcosa di davvero bello e unico. Per ora ho in programma di partire da sola, anche se nelle varie tappe incontrerò tanti amici.

Foto di Roma









E' dura per chi ci sta accanto

Stamattina sono andata in un centro medico per fare la moc lombare e femorale. Non l'avevo mai fatta prima. Esame tranquillo ma noioso, dura circa mezz'ora.
Mentre ero nella sala d'attesa, una signora anziana mi ha chiesto come mai dovessi fare questo tipo di esame, essendo io così giovane. E valle a spiegare il motivo... Così ci siamo messe a chiacchierare e mi ha raccontato l'esperienza di sua figlia, che a 21 anni (20 anni prima) dovette operarsi a causa di un tumore. Per fortuna per lei tutto si risolse per il meglio, anche l'istologico fu negativo. Ciò che mi ha colpito è che guardandomi, sapendo quello che ho passato e sto passando, deve aver rivisto l'immagine della figlia e rivissuto quei giorni di sofferenza. Perché i suoi occhi si sono inumiditi e più di una volta ha dovuto asciugarli. Nonostante sua figlia se la sia cavata solo con un grosso spavento e nonostante siano trascorsi più di 20 anni.
E sono sempre più convinta del fatto che il ruolo di chi sta accanto a persone come noi sia cento volte più pesante da sopportare. Chi vive la malattia indirettamente soffre di più, molto spesso non sa come comportarsi o sfogarsi. Io penso a tutte le volte in cui sono stata operata, alle lunghe ore di attesa dei miei genitori. Per me è stata "una passeggiata", mi addormentavo e quando mi risvegliavo mi sentivo come se avessi dormito per un minuto. Ma per chi stava in sala d'attesa, si trattata di 6/8 ore interminabili e di angoscia... Per me sarebbe stato ben peggiore ritrovarmi dall'altra parte della barricata.

lunedì 5 novembre 2012

I paradossi della vita

Stamattina ho ricevuto via email i risultati delle analisi che avevo fatto a Bologna lo scorso settembre. Si trattava di valori inerenti essenzialmente ad ormoni. Per fortuna è tutto a posto, nei referti non si segnalano anomalie e questo è positivo.
Il paradosso che non ho potuto fare a meno di non notare è stato questo. Due anni fa andai dalla ginecologa perché avevo alcuni valori ormonali sballati. Questi, oltre a crearmi dei fastidi, avrebbero potuto essere d'intralcio e rendere più difficoltose future gravidanze. La dottoressa mi diede una cura da fare, al controllo successivo i parametri stavano rientrando nella norma. Purtroppo ho dovuto interrompere la cura nel momento in cui ho scoperto di avere il nodulo al seno e credevo che i valori ormonali tornassero ad impazzire.
Stamattina sono stata smentita in toto. Tutti e tre i valori che mi davano noie ora sono perfettamente nella norma! E il paradosso sta in ciò: ora che sono normali e che potrei tentare di avere un bambino con meno ostacoli... Non posso averlo e probabilmente non potrò averlo mai. La vita è proprio spiritiosa... o bastarda... A seconda dei punti di vista...

I Tumori Familiari ed Ereditari della Mammella e/o Ovaio e i test genetici

Torniamo a fare un po' di informazione. Se aprite il file che vi ho linkato in basso, potrete accedere a tutta una serie di notizie in merito alle mutazioni genetiche che predispongono ad alcuni tipi di tumore, alla prevenzione da attuare, al test genetico, ai geni BRCA1 e BRCA2... Leggete e diffondete!


APRI IL FILE PDF


domenica 4 novembre 2012

Un frammento di ricordo dei momenti bui

Mi è appena tornato alla mente... Un flash che mi ha attraversato il ricordo...
Nei giorni peggiori della mia malattia... Quelli in cui i farmaci chemioterapici si stavano accumulando pesantemente dentro di me... Quelli in cui mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo, e rabbrividivo per l'immagine che mi veniva restituita... In quei giorni in cui spesso stavo a letto perché stanca e sfiaccata...
Ricordo che in quei giorni mio padre mi mandava sovente dei messaggi sul cellulare, quando era fuori per lavoro. Lui aveva ripreso a viaggiare da poco, dopo essersi quasi ripreso dall'investimento subìto mentre era in bici. In quei messaggi mi scriveva che sarei tornata più forte e più bella di prima, che saremo tornati insieme meglio di come eravamo un tempo.
Ho raccolto questo piccolo frammento luminoso, scorto in un oceano d'oscurità, e sorrido perché sono riuscita a ritrovarlo.

Coincidenze, casualità e sincronismi

Ormai sono andata in fissa per le coincidenze, le casualità (saranno poi davvero casuali?) e per i sincronismi. Da quando ho letto il libro di Hopcke "Nulla succede per caso" poi, avendo avuto modo di constatare che tutte le fasi fondamentali del mio passato sono state segnate dai sincronismi e dagli "incidenti casuali", ho fatto di questi concetti la mia filosofia base di vita. E voglio che lo siano anche per il mio futuro. Ho capito che gli eventi cruciali della nostra vita, le svolte, le decisioni... ci vengono a cercare e non siamo noi a trovarli. Per me è stato così almeno.
Stamattina si sono verificati due sincronismi. Qualche giorno fa ho vinto un buono al centro commerciale e ho deciso di spenderlo in libreria. Il primo libro che ha attirato la mia attenzione è stato "L'onda perfetta" di Sergio Bambarén. Me lo avevano consigliato qualche tempo fa ma l'avevo dimenticato e non ricordavo la trama. Quando ho preso il libro, ho guardato sul retro di copertina... Mi sono illuminata! "John Williams è uno strano naufrago nel mare della vita. Ha tutto, ma non ha più niente, nemmeno il sorriso di un tempo. Finché non conosce Simon, un uomo misterioso, che assapora la vita istante per istante e gli insegna a prendere il largo e a rincorrere con rinnovato slancio <l'onda perfetta>, dove cielo e mare s'incontrano, finalmente pacificati. Perché l'autentica felicità ci sta sempre accanto, ma chiede a ciascuno di noi di saperla cogliere. Un libro che ci spinge a soppesare le scelte piccole e grandi di ogni giorno, parlando al cuore con l'unico linguaggio che esso comprende: quello dell'amore". L'ho acquistato senza pensarci troppo su, è perfettamente in linea e coerente con gli ultimi sviluppi della mia vita ^^
Altro sincronismo. Scelto il libro (o è stato il libro a scegliere me?) mi dirigo verso la cassa. Il mio sguardo viene catturato da alcuni segnalibri riposti in una confezione sul bancone. Sulla parte frontale di ognuno di essi è raffigurato il particolare di un quadro di un grande autore. Il primo segnalibro raffigura un particolare de "L'abbraccio" di Klimt. E Klimt a più riprese torna nella mia vita, con brevi apparizioni, con incontri inaspettati (lo avevo raccontato anche QUI), con ricordi malinconici e felici. Inutile dire che ho acquistato anche il segnalibro, doveva essere mio!!

venerdì 2 novembre 2012

Cosa mi hai lasciato di positivo

Durante la terza seduta di psicoterapia abbiamo affrontato l'argomento più doloroso che avevo riposto nel mio bagaglio: le ferite lasciate dal rapporto con A.
Fino a quel momento non avevo mai accennato a lui ma sapevo benissimo, in cuor mio, che se avevo deciso di rivolgermi ad una psicologa, era anche e soprattutto per tentare di affrontare meglio una situazione che mi aveva provocato sofferenze ingestibili. Sofferenze ingestibili che sono andate ad accumularsi ad altre ancor più ingestibili.
Aver sognato A. è stato un segno: era giunto il momento di aprire lo scrigno e svelare l'anello mancante, la parola-chiave per accedere al mio dolore più intimo e più vero. Era giunto il momento di far cadere il velo e mettere le carte in tavola: eccola qui la verità, eccola qui la chiave di lettura per interpretare il mio dolore, il mio malessere, il senso di vuoto che ogni tanto mi coglie. E quella chiave di lettura è fornita da A., dalla sua mancanza - che spesso mi assale senza preavviso, una mancanza contro cui sto armando un esercito per combatterla e sconfiggerla -, dal dolore di averlo perso, dall'angoscia di sentirlo, per la prima volta, distante non solo a causa dei chilometri che ci separano, ma distante con il cuore, dalla rabbia di averlo visto andare via ora che sono più serena e potrei offrirgli dei lati di me che lui un tempo diceva di amare.
Il sogno che ha dato il via alle danze è piuttosto semplice e banale: siamo a casa di A., io e lui, e parliamo - non ricordo neppure su cosa verte la nostra conversazione. Cronologicamente non è stato il primo sogno che ho ricordato e annotato ma è da questo che io voglio partire per intavolare la discussione. E' di A. che io voglio e ho necessità di parlare. E così avviene. Introduco il tema "A." raccontando quei pochissimi fotogrammi onirici che ricordo e so già che raccontare quelle scarse immagini apparentemente insignificanti non è altro che un pretesto per parlare di A. Vado a ruota libera su di lui, le riporto una breve sintesi di ciò che noi fummo e non siamo più. Le faccio sapere che lui ha lasciato ferite indelebili dentro di me, che è stata la persona che avrei voluto vicino più di tutte nei mie momenti peggiori. Lui è stato per molto tempo il mio porto sicuro.
Ammetto che il mio timore iniziale nel dover affrontare l'argomento derivava soprattutto dall'aver prefigurato, nella mia mente, tutta una serie di giudizi negativi che la psicologa avrebbe potuto rivolgermi sulla faccenda. Sta di fatto che mi sono sentita chiedere, dire e consigliare cose che non avevo assolutamente preso in considerazione.
La domanda fondamentale è stata: "Cosa ti ha lasciato lui di bello e positivo?".
Avevo già avuto modo di ricordare e di riflettere sulle cose belle ereditate da A. Però mi ero limitata ai classici "bei momenti" che ogni coppia vive. Non mi ero mai spinta oltre, a riflettere su ciò che di bello e positivo lui aveva lasciato a me stessa come persona.
A. è stato momento di crescita interiore, di miglioramento, di presa di coscienza su chi sono e cosa voglio. A. mi ha permesso di fare nuove esperienze, di maturare, di farmi apprendere aspetti della vita fino ad allora a me sconosciuti. A. mi ha fatto provare nuovi desideri, mi ha permesso di vivere il vero amore. Una volta un'amica mi scrisse che dovevo sentirmi fortunata per aver vissuto un amore del genere perché non tutti riescono a viverlo nel corso della loro vita. Sì, quell'amica mi disse una sacrosanta e profonda verità. Sono stata molto fortunata a vivere un amore di tale intensità, così assoluto e perfetto nella sua imperfezione. E anche se ormai il mio cuore si è quasi rassegnato, in un angolo illuminato di sé non smette di sperare che quell'amore possa tornare.

mercoledì 31 ottobre 2012

Il romanista e la juventina

Domenica 22 aprile 2012. Sono già ricoverata all'IEO per l'intervento del giorno successivo. Quella sera stessa si sarebbe gioocato anche il posticipo di Serie A tra Juventus e Roma e io ovviamente mi ero attrezzata per seguire l'incontro sul pc. Nel pomeriggio passa a trovarmi in stanza il mio chirurgo plastico, il dottor B. Mi visita e mi spiega nuovamente tutti i dettagli dell'operazione chirurgica. Prima di andarsene si raccomanda: "Tranquilla eh!". E io, che ormai sono una veterana degli interventi e non ho mai avuto paura, rispondo: "Sì, sì. Tranquillissima! Stasera mi godo la partita e domani mattina sono pronta!". Appena capisce che seguo il calcio, i suoi occhi si illuminano e mi chiede: "Romanista??" (sa che sono originaria della provincia di Roma), perché lui è tifoso giallorosso. Quando gli faccio sapere che invece sono juventina e che in serata saremo "nemici", fa un verso di disapprovazione e io ridendo ribatto: "Mi sa che non avrei dovuto rivelare questo dettaglio alla vigilia dell'operazione!!". Si scherza :-))
Quella sera la Juventus umilia la Roma e porta a casa la vittoria segnando ben 4 gol... E io ho rischiato seriamente di essere sbattuta fuori dal reparto perché i miei urli di gioia non sempre erano facili da tenere a bada!
La mattina, non appena giungo in sala operatoria, il dottor B. mi vede e io scoppio a ridere.
Ed è ridendo che sono entrata in quel posto, senza pensare a niente, rallegrata nell'animo da una splendida vittoria calcistica..

martedì 30 ottobre 2012

23 aprile 2012: la terza operazione. Soluzione radicale

Il prossimo mese di dicembre dovrei ricevere la chiamata per tornare di nuovo a Milano e sottopormi al quarto intervento chirurgico. Il quarto in appena 15 mesi. Dovrebbe trattarsi dell'ultimo. In teoria un'operazione meno complicata della precedente, effettuata sempre all'IEO di Milano, durata in totale ben 8 ore. Tra l'altro dovrebbe trattarsi di un day hospital e nel giro di 3/4 giorni dovrebbero togliermi anche il drenaggio. Bene, avrò abbastanza tempo per mostrare a mia madre tante zone di Milano che non ero riuscita a farle visitare la volta precedente.
Quando siamo salite lo scorso aprile, c'era anche mia zia con noi. Abbiamo avuto la fortuna di avere come appoggio una casa offertaci dai alcuni suoi parenti che vivono a Milano. Siamo partite il 21 aprile, abbiamo trascorso quel sabato pomeriggio nel centro della città. Mia madre non c'era mai stata e io volevo mostrargliela in tutta la sua bellezza.
La mattina del 22 sono stata ricoverata all'IEO. Mi ha sorpreso molto scoprire, per la prima volta, che in un ospedale ti facciano scegliere il menù di pranzo e cena, non mi era mai capitato prima. Il 23, alle ore 7:30, mi hanno portato in sala operatoria e ne sono uscita solo 8 ore dopo. Il chirurgo plastico mi aveva spiegato che la scelta dell'impianto immediato delle protesi o temporaneo degli espansori sarebbe avvenuto in sede di intervento. Ricordo che al mio risveglio, la prima cosa che feci fu quella di toccarmi, per capire cosa mi fosse stato inserito. Ero piuttosto piatta, nonostante non sia un medico avevo capito benissimo che lì sotto c'erano gli espansori e non le protesi. Poco dopo il chirurgo plastico me ne avrebbe dato conferma. Ammetto che la scelta degli espansori é stata la migliore, ritrovarsi con delle protesi grandi e pesanti dopo un intervento di mastectomia bilaterale, senza nemmeno il tempo di adattarsi... Non sarebbe stato affatto facile. Gli espansori ti permettono di abituarti gradualmente, di scegliere la misura con cui ti senti più a tuo agio. È vero, presuppongono un intervento ulteriore ma i vantaggi sono talmente evidenti che alla fine li si predilige comunque.
Il mio ricovero all'IEO é terminato giovedì 26 aprile. Quel pomeriggio stesso mia madre aveva appuntamento con il dottor B. per sottoporsi al test genetico (risultato poi positivo, la mutazione genetica l'ho ereditata da lei). Il giorno successivo siamo tornate a casa.
Voglio ringraziare tutte le persone che sono venute a trovarmi in ospedale, che mi hanno trasmesso la loro vicinanza con chiamate, messaggi, regali. Ringrazio tantissimo i parenti di mia zia perché, pur non conoscendo me e mia madre, ci hanno trattato come se fossimo di casa. E poi ringrazio tutto il personale dell'IEO, in particolare la caposala V., che mi ha istruita a dovere su tutto ciò che avrei dovuto fare una volta uscita di lì (iniezioni, pulizia dei drenaggi...) e che mi é rimasta nel cuore.

La mia esperienza con i sogni

Leggere il libro di Hopcke mi ha fatto ricordare del rapporto molto stretto e intimo che nel passato ho sempre avuto con i miei sogni. Da alcuni anni avevo rimosso questo rapporto per il semplice motivo che ho smesso di ricordare i sogni con una certa frequenza. Sono stata in grado di non ricordare nulla di ciò che avevo visto in sonno per mesi interi, tant'è che ero arrivata alla conclusione di non sognare più, o meglio ancora, di non riuscire a ricordare più le mie attività oniriche.
La ripresa del mio rapporto con i sogni è cominciata di nuovo quando ho iniziato le sedute di psicoterapia. Avere il compito di annotare i sogni che faccio ha stimolato o riacceso le mie capacità di ricordarli. In questo mese di annotazioni, ne ho registrati a decine, alcuni anche parecchio significativi. E accompagnare questo compito con la lettura di "Nulla succede per caso" di Hopcke ha stimolato i miei ricordi di adolescenza, tutti ricordi che hanno a che fare con i sogni.
Ricordo il periodo, abbastanza lungo, in cui facevo "sogni premonitori". Diverse volte avevo sognato e ricordato benissimo episodi che di lì a pochi giorni dopo si sarebbero effettivamente verificati. In quel periodo ero anche piuttosto ansiosa, avevo paura di fare sogni negativi e che questi poi accadessero in concreto. Non ne parlai con nessuno, temevo che mi prendessero per pazza. E d'altro canto anch'io, di natura scettica, crederei poco a chi venisse a raccontarmi fatti del genere senza prove tangibili da mostrarmi.
Qualche anno più tardi, i sogni ebbero una nuova funzione nella mia vita: quella di essere fonte di ispirazione artistica. Negli anni del D.A.M.S., quando ero iscritta ai corsi di sceneggiatura, annotavo i sogni perché mi ero messa in testa di scrivere un'opera d'influenza simbolista. Avevo comprato libri sul simbolismo, leggevo gli autori più celebri che avevano fatto parte del movimento, rielaboravo i miei sogni e ci costruivo attorno delle trame, con l'intento di svilupparle successivamente.
Mentre stavo con A. si verificò anche un altro episodio di sogno premonitore, episodio isolato. Una notte sognai che A. tornava a casa molto arrabbiato, io gli chiedevo il motivo e lui diceva che in palestra gli avevano rubato un paio di scarpe piuttosto costose. Nel sogno mi indicava anche il costo delle scarpe, costo assurdo e irreale. Qualche giorno dopo A. mi racconta proprio questo episodio! Mi chiama e mi dice che è arrabbiato perché in plaestra gli hanno rubato le scarpe! Ovviamente sono meravigliata, io per prima stento a credere che sia accaduto proprio ciò che avevo sognato un paio di notti prima... Leggendo il libro di Hopcke, però, ho capito che eventi del genere possono accaddere eccome e posso affermare che se una cosa del genere capitasse oggi, sarei molto meno incredula.
Nel frattempo ho colto il suggerimento dello stesso Hopcke e ho comprato un "registro dei sogni", una specie di diario su cui annotare tutti i sogni che ricordo, con lo scopo di "scoprire più cose sulla mia vita interiore".

domenica 28 ottobre 2012

Il cambiamento

Quello che sto per affermare sembrerà paradossale ma io sono giunta alla conclusione che non lo è. Perché per me è accaduto proprio così: la malattia ha cambiato la mia vita in meglio sotto alcuni punti di vista. La malattia è stata il motore del mutamento in positivo.Se penso ai mesi precedenti quel maledetto luglio 2011, mi torna in mente un'esistenza statica e ormai spenta. Ero giunta ad un traguardo su cui mi ero arenata e fossilizzata, senza più alcuno stimolo, senza più alcuna voglia di proseguire e di saggiare nuove opportunità ed esperienze.
La malattia ha funto da miccia esplosiva atta ad innestare la trasformazione. Con la deflagrazione ha portato distruzione e dolore ma ha anche permesso di ripartire da zero e di consentire a me stessa di svoltare e di capire quanto ancora fossi in grado di fare.
Forse avevo necessità di attraversare un periodo così estremo e radicale, per poi rinascere a nuova esistenza. La malattia era ciò di cui avevo bisogno in quel preciso momento di stasi, per scuotere me stessa violentemente, affinché il messaggio mi giungesse forte e chiaro: "Devi darti una mossa, bella!".
Adesso che ho finalmente portato a termine il traghettamento da una sponda all'altra del fiume della mia vita, posso voltarmi indietro per guardre la riva da cui sono salpata e l'acqua agitata che ho guadato. E posso affermare con enorme soddisfazione che la riva abbandonata non mi manca, non ho rimorsi e sento che non mi appartiene più oramai. E allora smetto di star lì a guardarla, le offro le spalle e proseguo dritta il mio cammino, decisa a metter radici nella nuova terra che ho colonizzato. Questa nuova terra è fertile e accogliente, ricca di possibilità. Qui ho scoperto un nuova me e ho gettato le fondamenta solide di ciò che sarò. Penso a tutto ciò che faccio ora, a come mi sento, alle recenti passioni coltivate... E penso al fosso in cui ero caduta e che tentavo invano di risalire un anno e mezzo fa. No, non tornerei indietro. Ora non più.

giovedì 25 ottobre 2012

Errori di comunicazione

Mi permetto di scrivervi questo breve aneddoto perché l'ho già raccontato alla mia amica Elisa e a lei ha fatto ridere tantissimo. Spero non urti la sensibilità di nessuno ^^
L'episodio si è svolto attraverso un arco di tempo piuttosto lungo, ha avuto una genesi dolorosa e un epilogo divertente, perché io ho saputo trasformarlo in una barzelletta.
Tutto ha avuto inizio dopo la rottura con A. Io non sono credente ma in quel periodo di sconforto totale, dovuto alla fine di un grande amore, ero talmente disperata che tutte le sere pregavo Dio affinché mi riportasse A. Pregavo convinta, fiduciosa. Magari Dio m'avrebbe ascoltato, chi poteva saperlo. L'unica motivazione che mi scoraggiava era il mio ateismo: perché Dio avrebbe dovuto dare la precedenza alle richieste di una che manco crede in lui?
Qualche mese dopo mi ammalai di cancro.
E ancora qualche mese dopo partorii la seguente riflessione: Dio ha esaudito la mia richiesta! Dio mi ha ascoltato!! Solo che deve aver capito male, qualcosa non deve aver funzionato nella comunicazione... Perché io gli avevo chiesto gentilmente di riportarmi un cancro, A. per l'appunto (il cui segno zodiacale è il cancro!!) non di farmi venire un cancro!!

lunedì 22 ottobre 2012

Le persone che ci fanno stare bene

Arrivano persone nella nostra vita che ti fanno venir voglia di ringraziare il cielo, Dio.. o qualunque altra cosa o chiunque altro in cui tu creda. Perché queste persone sono un dono insperato e inatteso, la briciola rosea cui attaccare i residui precari di ottimismo. Queste persone sono luce. Luce potente, luminosa. Luce non accecante, non abbagliante. Luce profondamente rivelatrice. Queste persone ti ricompensano delle perdite subite, sono il giusto premio che ci spetta dopo una tormentosa e agonizzante sofferenza.
Un amico, un'amica, qualcuno con cui condividere un sentimento affettuoso o qualcosa di più. Ci sono momenti della nostra vita in cui non é importante sprecare tempo a cercare la definizione più appropriata per un rapporto tra due persone. I sentimenti non possono essere sempre ridotti alla schiavitù di un incasellamento in schemi standardizzati e preconfezionati. È importante, invece, godersi la fortuna di aver saputo ricevere e riconoscere siffatto dono. Esatto, perché permettendoci di incontrare queste persone lungo il nostro cammino, la vita ci fa il dono di offrirci scialuppe di salvataggio, ancore di salvezza cui affidarci quando il mondo é in tumulto e nessun altro sembra essere disposto a salvarci, o a salvarci nel modo in cui noi desideriamo. Queste persone ci regalano benessere, sorrisi, affetto e attenzioni. Queste persone ci tinteggiano le pareti della quotidianità con i loro colori gioiosi, caldi, avvolgenti. Loro salvano noi è noi salviamo loro. È un baratto tacito che ci permette di affrontare al meglio la nostra vita e tutta la pesantezza con cui essa spesso si abbiglia.

Come raddrizzare una giornata partita male

Ore 9:30, che bello posso iniziare il mio allenamento! Ho preparato tutti gli attrezzi, sistemato la cyclette, io sono abbigliata come si deve, l'iPod è pronto. Per un'ora ci do dentro, sudo come un cavallo imbizzarrito.
Ore 10:30, ho terminato l'allenamento e mi appresto ad andare sotto la doccia per rigenerarmi dopo la fatica. Giro il rubinetto per aprire l'acqua e... Di acqua non ne esce neppure una goccia!!! Giù in strada stanno facendo un intervento di manutenzione non programmato e hanno interrotto il flusso idrico... Impreco, mi infurio... Ma tanto è tutto inutile. Mi asciugo come meglio posso, per fortuna il mio sudore non emana cattivi odori. Aspetterò che i lavori siano terminati.
Ore 11:30, apro il cassetto per prendere il foglio su cui sono annotati tutti gli appuntamenti fissati all'Ospedale di Gaeta per il lavaggio del port. Spiego il foglio piegato in due e leggo che... il secondo appuntamento era stato stabilito il 16 ottobre scorso! E perché diavolo io avevo segnato il 24 ottobre sul calendario del cellulare?!? Impreco nuovamente.. Questa volta posso maledire solo me stessa... Di corsa mi preparo, salgo in sella allo scooter e scappo a Gaeta, sperando che il personale sia indulgente e comprensivo. Per mia fortuna lo è e riesco a farmi fare il lavaggio.
In pratica il programma che avevo prestabilito per questa settimana è andato parzialmente a farsi benedire. Sapendo di dover andare a Gaeta mercoledì 24, mi ero conservata quel giorno come riposo settimanale dagli allenamenti. Sarei andata un'ora prima per fare delle foto alla Montagna Spaccata e poi dritta in ospedale. Non volevo far coincidere allenamento e passeggiata a Gaeta nello stesso giorno. E vabbé, la vita è bella anche perché ti sorprende e ti costringe a cambiare i tuoi piani...

domenica 21 ottobre 2012

Crapa Pelada

Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!

Eravamo sul letto, mi hai abbracciato e mi hai cantato questa canzone. E' stato uno dei nostri ultimi momenti di tenerezza. Avevo in testa il berretto che custodiva al caldo la mia testa pelata, avevo paura. Avevo te. E mentre mi sussurravi questa canzone io divertita ti dicevo: "Crapa pelada ancora per poco". Ricordi di noi.


Impegno e costanza

Stamattina sono andata ad allenarmi, ormai sto diventando una runner provetta! La verità è che mi sto appassionando sempre di più alla corsa perché noto i graduali miglioramenti nelle mie prestazioni. E questo mi spinge e mi invoglia a fare sempre meglio. Giorno dopo giorno mi impegno, percorro un passetto oltre il precedente limite, cresco, mi sento bene. I progressi sono la mia motivazione principale. Guardo le statistiche sull'app Runtastic, le confronto, le paragono e noto come cominci ad esserci un abisso tra i mie primissimi allenamenti e quelli attuali.
Fino a qualche tempo fa non sarei stata nemmeno in grado di concepire me stessa come una runner. Se mi avessero detto che sarei riuscita a fare un allenamento come quello svolto stamattina, mi sarei messa a ridere. Io per prima non avrei mai creduto alle mie stesse parole!! E invece...
Mi è stato consigliato di ragionare da tartaruga e non da lepre, di assaporare i piccoli miglioramenti, di non avere fretta, di essere costante e impegnarmi. E' tutto quello che io sto facendo. In più leggo, mi informo, chiedo consiglio a chi è esperto e corre da anni, ho voglia di imparare, di capire. Quando parlo con il mio amico M. cerco di carpire tutti i consigli e poi di metterli in pratica. Che mondo vasto e sterminato c'è dietro due gambe che corrono!!
Stamani ho anche avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con un ex runner (che ha dovuto mollare dopo 17 anni a causa di problemi molto seri al ginocchio) ed è stato bellissimo parlare con lui di questa mia recente passione, essere incoraggiata, consigliata.
Ho fiducia in me stessa e nelle mie capacità. E questo perché, quando inizio ad intraprendere un percorso, è certo che ho deciso di cominciarlo con tutta l'intenzione di impegnarmi seriamente e di percorrerlo al meglio. Se non avessi questa convinzione dentro di me, non prenderei nemmeno in considerazione la possibilità. Sono fatta così, è la mia natura. Se parto con un progetto darò tutta me stessa per realizzarlo al meglio. Sta accadendo così anche nella corsa e sono orgogliosa di me!

giovedì 18 ottobre 2012

Ho bisogno di piangere ma lo faccio a casa

Stamattina ero seduta nella sala d'attesa dello studio medico. E' un appuntamento fisso per me, ogni 28 giorni devo andare per l'iniezione di Decapeptyl. Nell'ambulatorio dove lavora il mio medico curante c'è anche lo studio del pediatra e molto spesso capita che ricevano i pazienti nella stessa fascia oraria. Come è capitato stamane.
Mentro ero lì che attendevo il mio turno, seduta accanto a me c'era una nonna con la nipotina di 2 anni. Una bimba tranquilla, con il visetto serio e tanti riccioli biondi ad illuminarlo. Ad un certo punto questa bimba sente le urla di una neonata che provengono dallo studio del pediatra. Piange perché la sta visitando. E la bimbetta, con il viso ancor più serio, si rivolge alla nonna e le dice: "Anch'io ho bisogno di piangere ma lo faccio a casa". Quanta ingenua maturità in tanta acerba fanciullezza! Quante volte avrei voluto pronunciare io questa frase mentre passeggiavo per strada con il corpo e vagavo altrove con la mente, sdoppiata, con il momentaneo dono di una falsa ubiquità. Quando lasciavo che gli occhiali da sole nascondessero i miei occhi ed eventuali lacrime che sfuggivano senza il mio permesso... Quante volte ho desiderato essere sola in casa per sfogare tutto il mio pianto, urlare, impazzire senza che nessuno mi desse della pazza, lasciando che il mio dolore ferisse solo me stessa. Non ho mai voluto testimoni di questi momenti di sconforto. Nessun testimone oculare se non lui, il solo che mi abbia mai visto e udito nella mia disperazione più devastante. Quante volte ho atteso il rientro a casa per affondare la faccia sul cuscino e lasciarmi andare... Quante volte ho atteso che il buio della notte mi concedesse il suo angolo di struggimento.
Ricordi. Recenti, lontani, vicini, remoti. Ora non ho bisogno di piangere e mi godo la luce del sole, il sorriso sul mio volto, la risata che spezza le vibrazioni nell'aria.

Missione Treviso - Venezia (parte 3)

7/10 Venezia, ore 13:20
Il cugino della mia compagna di viaggio è stato così gentile da accompagnarci in auto fino a Venezia. A Piazzale Roma abbiamo comprato il biglietto per i mezzi pubblici, valido per 48 ore, e siamo salite sul primo vaporetto che ci avrebbe portate al Lido, dove avevamo l'albergo.
La magia del primo attraversamento della rotta Venezia-Lido è stata parzialmente smorzata dal vocione di Umberto Bossi che risuonava in tutta la laguna. Dalle parti di Piazza San Marco i leghisti celebravano la Festa dei Popoli Padani e sul palco il Senatur pronunciava il suo discorso.
In albergo abbiamo avuto modo di sistemare le valigie e di prepararci per la prima uscita alla scoperta della Serenissima. La mattina eravamo state accolte da un clima plumbeo. Il pomeriggio le nuvole e la foschia si sono diradate per far spazio ad un accenno di estate.
Quanto avremmo camminato in quei giorni? A parte Murano e Burano (che avevamo entrambe già visitato però) non c'è angolo di Venezia che sia rimasto escluso dal nostro girovagare. Abbiamo fotografato tutto il fotografabile, siamo salite e scese dai vaporetti a ritmi impressionanti, abbiamo camminato per chilometri tra le calli, su e giù per i ponti, attraverso le piazze, lungo i viottoli stretti celati tra i palazzi.
Abbiamo avuto il buon senso di entrare nella Galleria d'Arte Contini, senza sapere neppure cosa esponesse.  E con grande gioia abbiamo scoperto che tra le opere presenti c'erano anche quelle di Botero, artista che personalmente adoro. Abbiamo vissuto lo spettacolo offerto da Piazza San Marco al calare della sera, illuminata dalle mille luci che contrastavano il buio.

8/10 Venezia, ore 10:40
Occorrono almeno 3/4 giorni di esplorazione intensa per ammirare Venezia nella sua totalità. Noi abbiamo concentrato quasi tutto in un giorno e mezzo.
Lunedì mattina altra giornata meravigliosa. Il cielo è coperto dalle nuvole ma nuvole amiche, adornanti, ottime modelle per le nostre fotografie. Il tour parte dai Giardini della Biennale e continua poi nelle tappe di Santa Maria della Salute, Ca' D'Oro, Teatro La Fenice, l'Accademia, Rialto... Avremmo voluto visitare la Galleria Internazionale d'Arte Moderna (Ca' Pesaro) ma non avevamo notato che il lunedì è chiusa. Ci avevano suggerito di andare a Torcello ma ci siamo dirette ai vaporetti troppo tardi e occorrevano almeno 2 ore per arrivare. Pazienza, abbiamo già l'itinerario per il nostro prossimo viaggio a Venezia. Non riuscendo più a raggiungere Torcello, siamo tornate a Piazza San Marco per un aperitivo. Ci è costato un bel po' ma almeno una volta nella vita si può fare, no? 

9/10 Venezia, ore 9:00
La Serenissima piange la mattina che andiamo via. Dal cielo grigio scende una pioggia leggera, malinconica. Una pioggia rispettosa però, perché quando smontiamo dal vaporetto per raggiungere la stazione ferroviaria di Santa Lucia, ha ormai cessato di cadere. 
Venezia ci ha offerto ciò che le avevamo richiesto, questo viaggio resterà per sempre dentro di noi come un ricordo indelebile. Giorni necessari, tempo benedetto.









mercoledì 17 ottobre 2012

Due sedute di allenamento

Ore 10:00, seduta di "allenamento" psicologico. La seconda chiacchierata con la psicoterapeuta.
Abbiamo analizzato insieme i sogni che sono riuscita a ricordare in queste due settimane che hanno riempito l'intervallo tra i due incontri. Lei mi ha chiesto di raccontare i sogni, ascoltava in silenzio le mie narrazioni e poi esprimeva il suo parere. A volte ero d'accordo con lei su alcuni aspetti, altre volte no. Altre volte ancora mi offriva chiavi di lettura che non avevo preso in considerazione, essendo a digiuno totale in materia. Di tanto in tanto sbirciavo sul foglio su cui avevo appuntato i miei ricordi onirici, in cerca di suggerimenti che risvegliassero la memoria. L'ho trovato un esercizio divertente. Se è stato anche utile è ancora troppo presto per dirlo.
Non so dove mi porterà questa metodologia, se mi servirà. Ieri mi domandavo addirittura se abbia ancora effettivamente bisogno della dottoressa. Ho capito che mi piace parlare con una persona che mi è del tutto estranea. E questo lo sapevo già perché aprirmi e raccontarmi su questo blog è stata una sorta di terapia psicologica per me. Però mi chiedo: "Ne ho davvero ancora bisogno?". Per il momento continuerò ad andare, saggerò gli sviluppi di questi incontri quindicinali e tenterò di capire a cosa possano servirmi in concreto.
Mi sono presentata nello studio della psicologa con già indosso l'abbigliamento da runner. Finita la sessione di psicoterapia, infatti, sono andata sul lungomare lì vicino per una mezz'ora di allenamento. Correre accanto ad un paesaggio come quello che potete vedere nella foto sotto regala una forza ed un'energia ineguagliabili. Potrebbe essere questa la mia vera psicoterapia. Impegnarmi nella corsa, nel miglioramento delle prestazioni, respirare a pieni polmoni l'aria di cielo e mare che si confondono e si fondono. Stamattina ho notato dei piccoli progressi. Quel tipo di passo in avanti che ti dà la spinta per proseguire e ti sprona a fare del tuo meglio.
In questo momento la mia vita è piena di tante cose belle che la riempiono e la adornano. Sto colmando i vuoti che ho dentro impegnando me stessa in attività che amo svolgere. Voglio che queste passioni occupino tutto il tempo di cui dispongo, ricolmino tutto lo spazio che ho a disposizione, che trabocchino se necessario. Non deve restare neppure un minuto libero o un centimetro vuoto in cui la malinconia e la tristezza possano adagiarsi.

Il panorama che faceva da sfondo al mio allenamento