martedì 31 luglio 2012

Mi manchi

Sei entrato nella mia vita come un uragano e hai portato con te solo cose belle.Poi te ne sei andato. Ma tu, acqua di mare, continuavi a tornare e ad andare come la marea che ti governa.
Mi sei stato accanto nei momenti peggiori. Come una spugna hai assorbito il lato più devastante di me. Lo hai assorbito così tanto da appesantirti e andare a fondo. Io galleggiavo in superficie, tu affogavi nell'abisso. Ma in superficie io combattevo contro la tempesta, che mi ha fatto naufragare, mi ha trasformata in relitto. Fino a precipitare nel fondo....
E a quel punto una sola cosa restava da fare per salvarsi. Dirti addio Amore mio.
Anche se adesso avrei una grandissima voglia di condividere tutta la gioia e la positività che ho conquistato. Vorrei che adesso tu potessi assorbire le risate, la serenità che sto costruendo.
Abbiamo condiviso il dolore. Vorrei che condividessimo la felicità.

Piccole conquiste

Stamattina, dopo ben 11 mesi, sono tornata dal parrucchiere!
Ok, non era per i miei capelli veri, sono andata per far sistemare la parrucca. Ma intanto ho rimesso piede in un luogo che mi mancava! E osservare il parrucchiere tagliare i capelli, seppur quelli finti, è stata una bellissima sensazione. Sensazione di normalità!
Adesso potrò sfoggiare un bel caschetto sbarazzino :-) e tra l'altro ho potuto sperimentare che questo taglio mi sta bene e potrei adottarlo anche per i miei capelli naturali.
Via il rosso e i capelli medio lunghi della vecchia me, vai con il caschetto castano-dorato della nuova me :-DD

lunedì 30 luglio 2012

Non scusatevi mai del vostro dolore

Mi capita di frequente che qualcuno si scusi con me. Qualcuno che sta male - a causa di una malattia diversa dalla mia o per altri motivi - perché si sente il mondo crollargli addosso, si sente disperato e solo. Perché sta soffrendo.
Molto spesso mi sono sentita dire: "Ti chiedo scusa perché mi sto sfogando con te, quando tu avresti dei veri motivi per essere disperata e non io. Mi sento in colpa perché ci sono persone che stanno veramente male o stanno peggio di me".
Ecco, a tutte queste persone io vorrei dire: se state male, se state vivendo dei periodi difficili, a causa dei più svariati motivi, non scusatevi con nessuno e non sentitevi in colpa per il vostro dolore! Il fatto che possano esserci, a vostro giudizio, motivazioni ben più serie per sentirsi depressi e sofferenti, è un paragone che non dovete fare: ognuno ha la sua storia, ognuno di noi ha la sua pena.
Se c'è una sofferenza di base, se vivete male, se sentite dolore... Vuol dire che c'è qualcosa che non va. E dire a voi stessi che vi sentite sciocchi perché c'è gente che sta peggio non è consolatorio per voi e non risolve nulla.
Concentratevi su voi stessi. Analizzate le cause del malessere e lavorate su come migliorare la vostra condizione. Non è un lavoro facile, non so quanto tempo occorra perché ognuno di noi ha i suoi tempi. Non so dirvi come fare se non raccontandovi ciò che ho fatto e sto facendo io per aiutare me stessa.
Io ho passato tanti mesi della mia vita a piangere, disperarmi, a vedere tutto nero. Sto prendendo delle medicine che mi "regalano" dei momenti di blackout totale, che mi mandano fuori di testa e mi portano ad uno stato di depressione. Ma poi ad un certo punto ho capito che non potevo andare avanti così. Non volevo più vivere male!
Così ho iniziato il lavoro su me stessa. Mi sono concentrata sulle attività che svolgevo nella vita di tutti i giorni prima che mi ammalassi, ho aperto il blog per scrivere e sfogarmi, ho iniziato ad aiutare tante persone che si trovano nella mia stessa situazione. Ogni giorno compilo un programma per il giorno successivo, molto simile all'orario scolastico, in cui annoto tutto quello che devo fare (studio, sport, appuntamenti...) e poi cerco di seguirlo. Ho allontanato A. perché nei momenti di depressione causati dai medicinali mi accanivo contro di lui, perché la situazione con lui mi fa ancora male e nei momenti di scarsissima lucidità tutto è esasperato e amplificato a mille. Ho allontanato A. nella speranza di poter recuperare un rapporto sereno con lui un giorno e perché lo amo e non posso causargli ulteriore male rispetto a quello che ha già dovuto abbondantemente sopportare a causa mia.
Ma soprattutto... La prima cosa che ho fatto per risalire la china e ricostruire me stessa è stata quella di sorridere. Già, sorridere! Andare davanti ad uno specchio e guardare me stessa sorridere. Dopo tanto tempo. Non è un consiglio banale. Guardatevi sorridere e poi scoprite l'effetto che fa. E poi cercate di sorridere sempre durante l'arco della giornata, pensate a qualcosa di divertente e sorridete prima di addormentarvi. Per me ha funzionato. Che vi costa provare? :-D

sabato 28 luglio 2012

10 dicembre 2011 - Torna l'incubo

Il 25 novembre 2011 mi ero sottoposta al primo ciclo di chemioterapia. Stava andando tutto bene, non accusavo niente che non si potesse sopportare. Ero abbastanza tranquilla, insomma.
Il 10 dicembre ripiombo nell'incubo! Non so perché ma quella mattina andai a tastarmi vicino alla cicatrice lasciata dall'intervento fatto a settembre. La cicatrice a sinistra, dove prima c'era il tumore. E con mia grande sorpresa e spavento, proprio nello stesso punto in cui una volta c'era la massa tumorale asportata, sento un piccolo nodulo. Continuo a tastarmi incredula, non può essere di nuovo il male, non può essere tornato, a così breve distanza dall'intervento!! Sarà certamente un residuo dell'operazione chirurgica, non può essere altrimenti! Non deve essere altrimenti!!
Chiamo A., come al solito. Sono disperata perché sento che c'è qualcosa che non va. Quando arrivano queste cose dentro di te avverti, senti, sai che c'è qualcosa che non va bene. E io quel nodulo più lo tastavo e più sapevo già di cosa si trattava. Ci ero già passata. Era un déjà-vu... Un incubo che si ripresentava ad appena 3 mesi dall'intervento in sala operatoria.
Anche A. propende per l'ipotesi che possa trattarsi di un residuo lasciato dall'operazione chirurgica. In ogni caso decidiamo di chiamare immediatamente il Prof. M.
Lo chiamo, lui mi tranquillizza, mi dice che se si trova accanto alla cicatrice potrebbe essere qualcosa lasciata dall'operazione. Però consiglia di recarmi presso il reparto di senologia quando mi trovo a Roma, per farmi controllare meglio.
Vado al reparto di senologia il 16 dicembre, quando devo andare a fare il secondo ciclo di chemio. E ci torno con l'ansia delle prime volte, con l'espressione del volto che denota la mia preoccupazione, di chi non sa cosa aspettarsi e ha paura. Il Prof. M. mi tasta, mi fa un'ecografia... Anche lui è incredulo. Effettivamente il nodulino c'è! Potrebbe essere un accumulo di grasso ma dobbiamo tenerlo sotto controllo. Ci diamo appuntamento per quando dovrò tornare il 5 gennaio, giorno del terzo ciclo di chemioterapia.
Nel frattempo mi tasto di continuo, nella speranza che il nodulino vada via da sé. Ed effettivamente inizia a rimpicciolirsi, grazie alla chemio. Il 5 gennaio 2012, quando torno dal Prof. M., è persino più difficile da trovare, sia al tatto sia con l'ecografia. Ma è ancora lì. E di nuovo devo sottopormi ad agoaspirato, anche se questa volta la procedura è veloce e indolore.
Il 18 gennaio mi viene fissato un appuntamento con il Prof. M. Entro nel suo studio da sola, chiedo a mia madre di aspettare fuori. Quando sono lì domando: "Ma c'è qualcosa che non va?". E lui risponde di sì, che dall'esame del materiale prelevato con l'agoaspirato è risultato che ci sono cellule maligne. La cosa positiva però è che nel frattempo il nodulo è sparito, la chemioterapia sta funzionando. Ma dovrò sottopormi a dei controlli non appena avrò terminato le cure.
Un episodio finito bene. Ma che mi ha spalancato le porte d'ingresso verso la decisione di andare a proseguire il mio percorso di cure a Milano.

venerdì 27 luglio 2012

Non dimenticherò gli aspetti negativi

Sono stata molto fortunata con la chemioterapia. Amo dire sempre che mi è andata di lusso, rispetto a molti altri. L'ho sopportata bene, ho continuato una vita tutto sommato normale, seppur con alcuni limiti. Ma ho imparato ad assecondare il mio corpo, a capire le sue esigenze, l'ho ascoltato e l'ho seguito. Se avevo sonno dormivo (tanto!!), se avevo fame mangiavo, se avevo abbastanza energia mi "restauravo" il volto e uscivo. Durante quei 4 mesi sono uscita la sera con le mie amiche quando me la sentivo e tra la fine di febbraio e il mese di aprile (dunque tra il penultimo ciclo di chemio e la ripresa dalla terapia), ho viaggiato tante volte per andare a Milano. Da sola! Una cosa che mi metteva parecchia ansia, viaggiare senza nessuno che mi accompagnasse (e se mi sento male?), eppure sono riuscita a vincere anche questo timore, sono stata più forte di tutto e ce l'ho fatta!! Nonostante fossi a pezzi perché avevo ormai accumulato 6 cicli di TAC nel mio organismo, ho affrontato tutto con grinta e adesso sono qua!
Però mi sembra giusto non dimenticare gli aspetti negativi della chemioterapia, quelli che io ho potuto testare. Anche loro hanno fatto parte della mia storia, anche loro hanno contribuito a forgiarmi.
Il primo effetto negativo è stata una leggera nausea. Sono sempre riuscita a tollerarla, tant'è che durante gli ultimi periodi non prendevo nemmeno più il farmaco per mitigarne gli effetti.
Poi c'è stata la caduta dei capelli. Degli altri peli che si hanno sul corpo. Che per tutto il tempo non sono più ricresciuti (il mio effetto collaterale preferito ^^).
Uno degli effetti più evidenti è stato anche il cambiamento della mia cute: la pelle era diventata delicatissima, fragile, secca. Se avessi fatto chemio durante l'estate, sarei dovuta uscire di casa sempre con della crema protettiva ad alto fattore cosparsa su tutto il corpo.
Poi sono arrivati il sanguinamento quasi costante dal naso (colpa del taxotere), il lacrimamento perenne dagli occhi - così come perenne era lo sgocciolamento dal naso, nonostante non mi fossi mai beccata né raffreddore né febbre.
I giorni immediatamente successivi al ciclo di chemio, avendo assunto farmaci che creavano ritenzione idrica, avevo come la sensazione di avere delle pietre nel mio intestino. E vi risparmio altri particolari in merito a questo punto :-))
Alcune unghie delle mani sono diventate prima leggermente nere poi bianche sulla parte superiore. Quelle dei piedi si sono salvate. In compenso avevo la costante sensazione di formicolio  alle estremita degli arti, soprattutto ai piedi, e i polpastrelli erano molto sensibili.
Una delle sensazioni più fastidiose è stata senza dubbio quella di percepire i sapori dei cibi in modo completamente diverso da come li avevo sempre conosciuti. La chemio infatti intacca le mucose della bocca, distrugge le cellule che ti fanno distinguere i sapori e quando mangi senti o tutto amaro, o tutto troppo dolce o tutto insipido. E' per questa ragione, principalmente, che molti tendono a perdere l'appetito durante la chemio. In più io avevo anche una bella lingua blu per colpa dei farmaci!!
Un altro effetto fastidioso, che per fortuna durava uno/due giorni al massimo, era il dolore forte alle ossa causato dal Neulasta, un farmaco che spinge il midollo osseo a produrre globuli bianchi, il cui numero viene fortemente compromesso dalla chemio, facendo aumentare i rischi di prendersi infezioni e altre malattie.
In più ho patito molto e soprattutto il momento in cui i miei globuli rossi hanno iniziato a calare vertiginosamente di quantità. Quando se ne hanno molti meno rispetto ai paramentri normali, si avvertono le sensazioni tipiche dell'anemia: affaticamente muscolare e difficoltà respiratoria in primis. La sensazione di restare senza fiato mentre si cammina lentamente è stato, per me, uno degli effetti collaterali più difficili da sopportare. Perché prima della chemio ero abituata ad avere un ritmo di vita molto dinamico, amavo camminare con passo veloce, pedalare a buon ritmo. Tutte cose che adesso sono tornata a fare tranquillamente però!
E' stato difficilissimo anche il periodo finale della chemio, un periodo che è andato più o meno dal penultimo ciclo ai primi 20/30 giorni successivi alla conclusione della terapia. In quel periodo mi sono spostata tantissimo per raggiungere Milano (ogni volta circa 6/7 ore di viaggio) e quando ero lì dovevo muovermi parecchio. In pratica ho trascorso il periodo in cui avrei dovuto stare a riposo ad andare avanti e indietro come una matta. E così alla fine ho accusato il colpo e mi sono gonfiata tantissimo, avevo una ritenzione idrica pazzesca, soprattutto alle gambe. Non riuscivo neppure a mettere le scarpe! E che dolore!! Sembrava che di colpo fossi ingrassata di 7 kg!! Per fortuna grazie al riposo e ad una cura drenante, sono riuscita a sgonfiarmi nel giro di una settimana e tutto è tornato alla normalità.

Ho imparato a guardare il lato positivo

La mia paura più grande, quando tutto cominciò, era la chemioterapia. Avrei avuto il coraggio e la forza di affrontare tutto, anche dieci interventi chirurgici se fosse stato necessario. Ma la chemio mi spaventava a morte. Mi terrorizzava.
Forse è anche colpa del fatto che non se ne parla molto oppure colpa della distorta rappresentazione che se  ne fa, quando l'argomento viene affrontato in prodotti di fiction quali film e serie tv. Le poche volte in cui mi è capitato di vedere personaggi dover affrontare cure di questo tipo, lo schema era sempre lo stesso: si sta male, si vomita, si ha la nausea, si perdono i capelli... Una rappresentazione sempre molto simile, che non tiene conto delle tante varianti che possono esserci. E soprattutto che non tiene conto del fatto che sì, la chemio ha i suoi effetti collaterali, ma non sono uguali per tutti.
Ad esempio io non ho mai vomitato - se non in un paio di occasioni e forse nemmeno a causa della chemio, le unghie mi si sono rovinate pochissimo, ho mangiato sempre di tutto senza alcun problema, non ho perso le sopracciglia, nell'ultimo periodo in cui l'ho affrontata ho persino viaggiato diverse volte da sola - viaggi di lunga percorrenza. Chiaro che non sono stata in forma, ma dopo averla affrontata e sperimentata, posso dire di non esserne più così terrorizzata. E questa è ovviamente la mia esperienza personale, non voglio assolutamente affermare che possa essere uguale per tutti. Ho già specificato che gli effetti collaterali sono soggettivi e dunque variano da individuo a individuo.
E mentre mi sottoponevo alle mie 6 sedute di TAC, ho imparato a guardare il lato ottimistico di ogni piccola cosa e a scherzarci su. Avevo fatto una specie di lista di aspettivi positivi:
- sono in menopausa indotta, che bello non avere la scocciatura del ciclo mestruale
- i peli, una volta caduti, non ricrescono. E solo le donne possono capire quanto questo sia meraviglioso!
- cadono i capelli. Fantastico, con la parrucca sarò sempre in ordine, come appena uscita dal parrucchiere, colore e piega sempre perfetti e senza troppa fatica, investimento zero in denaro! Piove ed è umido? Chi se ne frega, i miei capelli son sempre perfetti! Fa caldo e si suda? Tolgo la parrucca, la lavo e si asciuga da sola e la capoccia calva d'estate è una manna piovuta dal cielo!

giovedì 26 luglio 2012

Io sono forte

Martedì scorso ho passato parte della giornata con un'amica che è entrata di recente nella mia vita.  Una persona incredibile, una donna fantastica sotto tutti i punti di vista. Una persona che ti regala gioia di vivere! Una delle cose che mi ha fatto più piacere sentirmi dire da lei è stata: "Se non conoscessi la tua storia, non avrei mai detto che hai sopportato così tanto in un solo anno".
Questa amica mi ha fatto notare una grande verità: nonostante tutto ciò che ho passato, in me non ci sono segni di malattia! Se incontrassi qualcuno per la prima volta, qualcuno che non conosce me e la mia storia, non arriverebbe mai ad immaginare tutto quello che ho dovuto sopportare fisicamente negli ultimi 12 mesi.
Per me è il complimento più bello! Ma anche la vittoria più grande! Porto sul mio corpo le cicatrici della malattia ma non ho lasciato che questa prendesse il sopravvento su di me.
Non so se la guerra contro il male è finita, ma so che una vittoria l'ho già conseguita. Ed è proprio questa qui!
Solo adesso mi sono resa conto di quanto sono forte. Se ho affrontato il male posso affrontare qualsiasi cosa. Non mi fa più paura nulla! E voglio circondarmi solo di persone positive, che non passano il loro tempo a prendersela per delle stupidaggini, che hanno paura delle responsabilità e degli affetti. Voglio circondarmi di persone che non temono di dimostrare agli altri il bene e l'amore che provano verso di questi. Voglio persone che sanno apprezzare e hanno gioia di vivere.
Di tutto il resto ne faccio volentieri a meno. Io sono forte e non mi lascio abbattere.

martedì 24 luglio 2012

Cosa significa per una donna perdere i capelli

Quando mi fu comunicato che avrei dovuto fare chemioterapia, la prima cosa che chiesi all'oncologo fu: "Ma mi cadranno i capelli?". Non chiesi "Vomiterò? Starò male?..". No, ero preoccupata solo per i miei capelli. Ero terrorizzata, mi immaginavo continuamente come sarebbe stato avere la testa calva, non sarei uscita più di casa, non mi sarei fatta vedere più da nessuno. Io ho sempre adorato i capelli, mi piaceva curarli e sapere che mi sarebbero caduti mi creava un'ansia e una sofferenza terribili.
La prima cosa che ho fatto dopo aver saputo che mi sarei dovuta sottoporre a chemioterapia, è stata quella di comprare una parrucca. Io calva non mi sarei mai fatta vedere da nessuno!! Niente foulard, niente bandane, niente cappellini.... In testa io volevo capelli, anche se finti. Sapevo che in un paesino vicino alla mia città c'era un laboratorio artigianale di parrucche e così ho chiamato per fissare un appuntamento.
Il titolare è una persona meravigliosa. Mi ha fatto provare tantissime parrucche e alla fine ho deciso di prenderne una castano-dorata, taglio simile al mio, con frangia però (nel caso fossero cadute anche le sopracciglia, la frangia avrebbe celato la loro assenza). Lui mi disse anche che se avessi voluto, mi avrebbe tagliato i capelli quando sarebbe arrivato il momento di farlo. Se ci si sottopone ad un tipo di chemio che fa cadere tutti o quasi tutti i capelli il consiglio è di rasarli completamente prima che inizino a cadere da soli: si evita lo choc di perdere le ciocche e cresceranno meglio al termine della terapia.
Il 4 dicembre 2011, dopo 9 giorni dal primo ciclo di chemio, torno dal titolare del laboratorio di parrucche e mi faccio tagliare i capelli. Io vorrei che li rasasse a zero, lui insiste nel volermene lasciare almeno un centimetro, nel caso non cadessero (vabbé, sarebbe cambiato poco e comunque il mio tipo di chemio li avrebbe fatti cadere tutti quanti senza se e senza ma).
Mentre li sta tagliando, a stento riesco a guardarmi allo specchio. Non sono in grado di concepirmi senza capelli. Non riconosco me stessa in quella immagine riflessa davanti a me. Terminato con il taglio, mi insegna come indossare correttamente la parrucca. Appena la metto sulla testa e poi mi guardo di nuovo allo specchio avverto già un senso di sollievo...
Il 12 dicembre, a 17 giorni dalla prima chemio, la mattina mi sveglio e il mio cuscino è pieno di piccoli capelli. Stanno cadendo. Vado in bagno e per un bel po' mi diverto a staccarmene dalla testa. Vengono via senza alcuna resistenza. A quel punto devo portare a termine il lavoro e rasarli a zero perché sono assai fastidiosi, si attaccano alle lenzuola di flanella e poi toglierli è un'impresa.
Chiedo a mia zia di prestarmi la tosatrice per capelli e davanti allo specchio del mio bagno mi raso la testa... Se l'ha fatto Demi Moore in "Soldato Jane" lo posso fare pure io! Ah, però! Alla fine non mi faccio poi tanto ribrezzo, mi preferisco rasata a zero piuttosto che con pochi capelli.
Ed è così che passa l'inverno... Cappello di lana in casa, parrucca o cappello quando esco... Alla fine non è stato poi un dramma così grande perdere i capelli, mi sono sentita fortunata perché la chemio non mi ha creato enormi fastidi. E questo era l'importante. Ora i capelli stanno ricrescendo, sembrano lisci e io ho sempre amato i capelli così. In più dicono che dopo la chemioterapia ricrescano più belli e forti di prima.

lunedì 23 luglio 2012

Il primo ciclo di chemio

Ore 16 del 25 novembre 2011. L'infermiera mi accompagna nella sala somministrazione. Non c'è quasi più nessuno in reparto, una sola paziente sta terminando l'ultima delle sue flebo. Mi accomodo sul lettino, la tensione ormai è sparita. Sono stanca e fiaccata a causa della lunga attesa.
La paziente seduta di fronte a me capisce che per me è la prima volta. Lo intuisce essenzialmente dal fatto che ho ancora i miei capelli naturali e perché non mi ha mai vista prima. Lei mi sembra piuttosto giovane, in seguito avremo altre occasioni per parlare. Mi dirà che per lei questa è la seconda esperienza con la chemioterapia, che ha iniziato la sua lotta con il cancro al seno e che ora sta proseguendo la battaglia contro il cancro alle ossa... Quasi tutte le mie compagne di cicli chemioterapici non sono alla prima esperienza. Alcune frequentano il reparto da così tanti anni che ormai sono di casa. E a me questa faccenda non piace affatto!! Voglio bene alle infermiere, ammetto di essere stata benissimo in quei quattro mesi di terapia, ho conosciuto tante persone meravigliose lì dentro... Ma non voglio assolutamente che quel posto diventi la mia seconda casa! Voglio andarmene e non rivedere più nessuno!
Mentre chiacchiero con la mia compagna di terapia, l'infermiera prepara tutto l'occorente per iniziare la somministrazione. Porta tutte le mie flebo (mi pare di ricordare che fossero 5), mi scopre il collo dalla parte in cui c'è il port, mi inserisce dentro l'ago e... Si comincia! Ad uno ad uno i medicinali si trasferiscono dalle flebo al mio corpo... Quando termina una flebo l'infermiera ne attacca un'altra... E così, ogni volta si va avanti per circa 3 ore. Mi sento strana quando inizia la flebo del taxotere... La famigerata flebo rossa... Quella che tutte temono... Ma alla fine non ho nessuna reazione particolare, l'oncologa che è lì per controllarmi dice che è molto positivo. Le infermiere permettono a mia madre di entrare nella sala somministrazione perché tanto non c'è più nessuno. E così passo il tempo a vedere la televisione con lei. Sono felice di averla accanto in quel momento. Alle 19 possiamo finalmente lasciare il reparto, che ormai è deserto. Sono a pezzi. Mi sento strana. Più che per l'effetto dei medicinali mi sento strana perché penso che ho appena fatto chemioterapia. E questo pensiero mi fa sentire malata.
La notte trascorrerà serena. I primi tempi dormo tantissimo. Durante il giorno spesso mi addormento senza neppure accorgermene. Le infermiere mi dicono di assecondare il mio corpo e che riposare fa bene. Mai dormito così tanto in vita mia come in quel periodo!
A 24 ore di distanza dal ciclo di chemio devo fare una puntura di Neulasta, un farmaco che serve per stimolare il midollo osseo affinché produca globuli bianchi. Uno degli effetti del Neulasta è il dolore alle ossa. Io iniziavo ad avvertirlo circa 2 giorni  dopo aver fatto l'iniezione e mi sembrava di avere delle scariche elettriche che partivano dalla spina dorsale. Una volta mi ha causato un po' di febbre, altre volte la terribile sensazione di avere un fortissimo mal di gola. Tutti sintomi che però duravano uno due giorni al massimo e poi sparivano.
E a circa 17 giorni dal primo ciclo di chemio, così come mi era stato preannunciato, iniziarono a cadere i capelli...

25 novembre 2011 - Inizia la chemioterapia

Lo ammetto. L'intervento di laparoscopia fatto il 14 novembre mi ha steso. Forse perché era il secondo in poco più di due mesi. Forse perché la stanchezza fisica e mentale iniziava a farsi sentire.
Sta di fatto che ci ho impiegato un bel po' per riprendermi.
Ma non ho avuto molto tempo. Il 25 novembre si cominciava con la chemioterapia. Si iniziava il ciclo continuo di analisi del sangue da mandare via fax alla dottoressa qualche giorno prima di ogni seduta di chemio, la tensione nel leggere ogni volta i risultati di queste analisi - sperando in parametri sempre nella norma, di promemoria per ricordarsi quali e quante pasticche prendere e ogni quanto...
Il giorno che mi fu consegnata la lista dei medicinali per la terapia di supporto, stentavo a credere ai miei occhi. Quanti farmaci e quante indicazioni da seguire! Per fortuna la dottoressa mi aveva rilasciato una tabella ben fatta in cui erano indicati il nome del farmaco, quando e quanto prenderne, in quali casi prenderne... Quando mi recai in farmacia per acquistarli, ne uscii poi con due buste piene... Quanto mi sono sentita malata in quel momento! Scherzando dicevo che ormai la spesa per mangiare non dovevo andare a farla al supermercato bensì in farmacia!! Per fortuna non tutti i farmaci acquistati mi sono serviti, alcuni dovevo tenerli solo a scopo precauzionale (anti-vomito, antipiretici, anti-nausea...).
Qualche giorno prima della fatidica data del 25, ero andata in ospedale per eseguire le analisi di tutti i parametri che mi venivano richiesti. Le prime analisi non andarono benissimo, molti valori erano sballati perché due settimane prima avevo subìto l'intervento. Il 24 parto con la terapia di supporto. Si inizia con la pasticca di gastroprotettore ogni mattina a stomaco vuoto e con il cortisone. Per me che ho difficoltà a mandar giù le pillole, la terapia di supporto è una tortura. Preferirei che mi fossero fatte dieci punture al giorno piuttosto che ingoiare anche una compressa soltanto! Ma pian piano ci faccio l'abitudine...
E il 25 novembre 2011 torno di nuovo al reparto di radiochemio. Stavolta si comincerà sul serio. Mi sottoporranno al primo ciclo di chemioterapia.
L'inizio della somministrazione è previsto verso le 14. Alle 13 sono già in reparto e le infermiere mi prelevano di nuovo il sangue. Come anticipato, le analisi effettuate qualche giorno prima avevano rilevato diversi parametri non a norma. La dottoressa voleva controllarli nuovamente. E a causa di questo contrattempo il ciclo di chemio è iniziato verso le 16... Attesa snervante... Per fortuna insieme a me e a mia madre c'era anche mio zio, che sa come intrattenerti ^^
E alle 16 finalmente mi chiamano e posso entrare nella sala della somministrazione... Ci siamo... Si parte!

sabato 21 luglio 2012

Stella cadente

Ieri notte ero sulla spiaggia con alcuni amici. Si chiacchierava mentre si beveva qualcosa di fresco.
E all'improvviso una stella cadente ha attraversato il cielo buio.
Ho subito espresso un desiderio dentro di me.
Sono sempre stata scettica su queste cose ma ora voglio crederci con convinzione.
Cara stella, sei un altro dei segnali che la vita mi sta sparpagliando lungo il cammino?
Cara stella, io mi affido a te...

Nella vita si cambia

Fino all'età di 27 anni non ho mai desiderato diventare madre. Anzi, ero fermamente convinta di non avere neppure un briciolo di istinto materno. Mi ricordo che quando ero più piccola proclamavo la mia assoluta contrarietà a matrimonio, gravidanza, genitorialità... Ero una vera e propria mini reazionaria! Non mi sono mai piaciute le convenzioni, le tradizioni... Sentire le altre parlare del matrimonio come della massima aspirazione di vita, del desiderio di diventare madri e di mettere su famiglia... Mi faceva venire la pelle d'oca!
Amavo la mia libertà e la mia massima aspirazione era l'indipendenza. Vedevo solo me stessa e nient'altro. Mi saliva il sangue al cervello quando sentivo ragazze dire che per uscire con le amiche dovevano chiedere il permesso al fidanzato! Io non avrei mai potuto tollerare una simile situazione. Io dovevo essere padrona di me stessa e fare ciò che volevo quando e come desideravo. Non volevo dar da conto a nessuno. E' per questo che sono sempre scappata da relazioni troppo impegnative. Non volevo sentirmi legata. La mia libertà e la mia indipendenza prima di tutto! Quando sentivo dire: "Tutte le ragazze sognano il vestito bianco" mi infuriavo da matti ah ah!! (Ed è ancora così perché nonostante abbia poi cambiato idea, il matrimonio tradizionale mi fa venire tuttora l'orticaria).
E poi non so... Forse la svolta che prima o poi arriva nella vita di tutti... Magari un'evoluzione naturale che presto o tardi si compie in ciascuno di noi...
Per la prima volta nella mia vita mi sono innamorata davvero. In un modo che non avrei mai creduto potesse esistere. E di colpo tutto ciò in cui avevo sempre creduto in 27 anni di vita... Crolla!
Non si può spiegare il magico legame che senti con la persona che ami davvero. La incontri e ti sembra di conoscerla da sempre. Ti chiedi come tu abbia potuto vivere fino a quel momento senza di lei. Inizi a sognare di costruire una vita con quella persona e a quasi tutti (con le dovute eccezioni, ovviamente) vien voglia di sposarsi e far figli.
Non era una rinuncia alla mia libertà e indipendenza. Era solo voglia di iniziare un cammino con chi amavo. Condividere alcuni spazi in comune della vita e riservarsene altri solo per sé. Sognavo di sposarmi e di avere figli ma anche di realizzarmi professionalmente e di costruire una mia carriera.
Adesso che sono sola mi sto sforzando per concentrarmi di nuovo soltanto su me stessa. Di pensare a costruire un futuro che per circa un anno è rimasto sospeso in bilico sull'orlo di un precipizio.
E nel frattempo cullo il desiderio di diventare madre, sperando che si addormenti il prima possibile senza farmi penare troppo. Perché questo mio recente desiderio difficilmente si realizzerà. Anzi, al momento posso dire con certezza che mai si realizzerà. E se all'inizio mi disperavo per questo, ora me ne sono fatta una ragione e guardo avanti. La maternità è un dono che non si pretende. Si riceve e basta. In questa mia decisione, in parte obbligata e in parte volontaria, acquista rilevanza un discorso di etica morale di cui parlerò più avanti, quando racconterò la tappa dell'esperienza milanese...

venerdì 20 luglio 2012

La crioconservazione del tessuto ovarico

Troppe volte mi è capitato di imbattermi in donne che non sapevano della possibilità della crioconservazione del tessuto ovarico. Un'opportunità in più che abbiamo noi ragazze sottoposte a cure antitumorali. Vi riporto la nota informativa che distribuiscono alle pazienti presso il Dipartimento Salute della Donna, del Bambino e dell'Adolescente, U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana (Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna). Tutta la procedura è completamente gratuita per le pazienti, sia il prelievo del tessuto ovarico, sia la sua conservazione, sia il suo futuro ed eventuale utilizzo.

Per info:
Dott.ssa Raffaella Fabbri
e-mail raffaella.fabbri@unibo.it
Tel. 051/6363732

www.aosp.o.it
www.cryotissue.com


Progetto Preservare la Fertilità
"Ogni anno migliaia di donne in età fertile si ammalano di tumori che richiedono trattamenti con chemio e/o radioterapia. Tali terapie possono determinare gravi danni alle ovaia e la donna, spesso, perde la fertilità. L'obiettivo primario per le pazienti affetta da tumore rimane la guarigione: ma considerando il numero sempre più elevato di donne guarite dopo neoplasia, dobbiamo cercare di soddisfare il loro desiderio di fertilità, migliorandone così la qualità della vita".


NOTA INFORMATIVA (data di applicazione: 06/04/2010)
Premessa
La crioconservazione di tessuto ovarico, prelevato mediante biopsia per via laparoscopica prima dell'inizio delle terapie antitumorali, offre importanti prospettive per preservare la funzione riproduttiva e l'attività steroidogenica delle pazienti affette da patologie neoplastiche, siano bambine o giovani donne in età fertile.
La crioconservazione del tessuto ovarico consente di recuperare un numero elevato di follicoli. Può essere effettuata in qualsiasi momento del ciclo mestruale evitando ritardi nell'inizio della terapia antineoplastica; risulta indicata nella maggior parte delle patologie neoplastiche e in particolare in paziente affette da tumori ormono-sensibili, e nelle pazienti prepuberi che devono sottoporsi a trattamenti chemio/radioterapici e in cui non è possibile effettuare la stimolazione ovarica.
Il tessuto ovarico, dopo scongelamento, potrà essere reimpiantato ortotopicamente al peduncolo ovarico d'origine (nella sede ovarica dove è stato effettuato il prelievo), e/o eterotopicamente, lontano dalle ovaiae in siti particolarmente vascolarizzati (es. sotto la borsa omentale, sotto la capsula renale, sulla superficie del muscolo deltoide, sulla superficie anteriore dell'utero o sotto la pelle dell'avanbraccio) per ripristinare la funzionalità gametogenica (produzione dei gameti femminili: gli ovociti), quindi la fertilità e/o steroidogenica (produzione di ormoni). Il tessuto ovarico può essere in alternativa posto in coltura per ottenere la crescita e lo sviluppo in vitro dei follicoli dai quali prelevare gli ovociti maturi da utilizzare in un programma di fecondzione al vitro.
La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica molto promettente. La percentuale di ripresa della funzionalità ovarica è del 90-100% compatibilmente con l'età della paziente e il numero di folicoli presenti al momento della crioconservazione. Per quanto riguarda la possibilità di avere figli, fino ad ora (2009) nel mondo sono nati dodici bambini grazie alla crioconservazione e successivo reimpianto di tessuto ovarico.
Procedura
Il prelievo del tessuto ovarico può essere effettuato solo se i test per malattie infettive (HIV, epatite B e C) saranno risultati negativi.
Per poter prelevare il tessuto ovarico sarà effettuata una laparoscopia sotto anestesia generale.
Dopo l'induzione dell'anestegia generale viene insufflata nella cavità addominale, attraverso una piccola incisione in corrispondenza della cicatrice ombelicale, anidride carbonica, che permette di separare gli organi pelvici tra loro e dalla parete addominale, consentendo un'adeguata visione. Una volta "gonfiata" (moderatamente) la cavità addominale, si procede all'introduzione, la stessa via, di una sottile sonda che ha all'estremità una telecamera. Su uno schermo televisivo sarà ora visibile l'interno della cavità addominale. Attraverso piccole incisioni (di circa 5 mm) nella parete bassa e laterale dell'addome s'introducono gli strumenti necessari per eseguire atti chirurgici. Al termine la sonda è rimossa; il gas esce dall'addome. Viene applicato qualche punto di sutura sulle incisioni addominali e un piccolo bendaggio è posto a protezione delle ferite.
In media questo tipo di laparoscopia richiede 15-20 minuti e tutte le informazioni circa le modalità dell'intervento ed i suoi rischi le verranno fornite prima dell'esecuzione dello stesso, per il quale le verrà richiesto di prestare uno specifico consenso informato scritto.
Nel corso della laparoscopia verrà effettuata una biopsia allargata su un'ovaia o entrambe le ovaie, quando possibile.
Sia che l'intervento sia eseguito presso la nostra U.O., sia che sia stato effettuato in altra sede, il tessuto ovarico verrà trasportato nel laboratorio dell'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana e quindi tagliato in fettine. Un campione verrà immediatamente fissato per le analisi, mentre le rimanenti fette saranno criopreservate applicando metodiche di alta tecnologia e conservate in contenitori di azoto liquido a -196° C fino allo scongelamento (tutte le procedure di crioconservazione verranno eseguite da personale tecnico specializzato sotto il coordinamento della Dott.ssa Raffaella Fabbri).
I rischi attesi sono da correlarsi esclusivamente all'intervento chirurgico di tipo laparoscopico, che in rari casi può portare alle seguenti complicanze: emorragia, ematoma, shock, danno al tratto urinario o gastrointestinale, ernia ed infezioni.
Tuttavia è importante che lei sappia che l'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana, al momento NON è in grado di garantire:
a) la sopravvivenza del tessuto ovarico dopo la crioconservazione;
b) la corretta conservazione del tessuto ovarico, in particolare per periodi prolungati;
c) l'idoneità del tessuto ovarico ad essere successivamente trapiantato al fine di ottenere una ripresa della funzionalità steroidogenica e gametogenica;
d) l'idoneità del tessuto ovarico ad essere posto in coltura in vitro allo scopo di ottenere una gravidanza mediante applicazione di una tecnica di fecondazione assistita.
La ripresa dell'attività gametogenica (fertilità) e/o steroidogenica (produzione di ormoni) mediante autotrapianto del tessuto prelevto o maturazione in vitro di follicoli ovarici, necessita ancora di approfondimenti e sarà oggetto di ricerche successive delle quali Lei sarà informata.
L'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana conserverà il tessuto ovarico e ogni anno le verrà chiesto di rinnovare la richiesta di mantenere il tessuto ovarico criopreservato. Qualora lei decida di rinunciare alla conservazione del tessuto, potrà donarlo alla U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana a scopo di ricerca (in questo caso il tessuto verrà reso "anonimo", cioè non risulterà più ricollegabile alla sua persona), oppure decidere che venga distrutto.
Inoltre, è possibile che l'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana le chieda l'autorizzazione a trasferire il tessuto ovarico crioconservato in altra sede, motivandone la necessità.
Per tali motivi è importante che lei fornisca i suoi recapiti e si impegni a comunicare alla U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana qualsiasi variazione degli stessi, nonché che fornisca l'autorizzazione ad informare il suo medico curante.

20 luglio 2011 - 20 luglio 2012

Oggi è un anno.
Attraverso quante battaglie ho dovuto avventurarmi...
Da quanta sofferenza e da quanto dolore il mio corpo è stato attraversato...
Quanti cambiamenti e stravolgimenti sono avvenuti nella mia vita...
E' trascorso un anno esatto. Ma sono qua. Con tutta l'intenzione di esserci ancora per molto.

E auguri a te... Perché oggi è anche il tuo giorno... Ti voglio bene...

giovedì 19 luglio 2012

L'esperienza di Bologna, novembre 2011 (parte 2)

Fatti tutti i controlli pre-operatori al Sant'Orsola, il 9 novembre torno a casa. Risalirò a Bologna il 13, questa volta insieme a mia madre, e il giorno successivo mi sottoporrò all'intervento di laparoscopia.
La giornata del 13, in albergo, mi appresto ad eseguire tutte le indicazioni che mi hanno fornito e che devo seguire scrupolosamente prima di essere operata. Il giorno successivo, alle 7:30, devo essere al reparto per il ricovero. Attendo che mi chiamino per assegnarmi la stanza. Sono in camera da sola per fortuna. Preferisco. Poco dopo avermi assegnato la stanza arriva l'infermiera che mi aiuta a prepararmi per l'intervento. Ed eccomi di nuovo in sala operatoria. A poco più di 2 mesi dall'ultima volta che ci sono stata. Nuove cicatrici stanno per segnare il mio corpo. Ben 4 piccoli taglietti, di cui uno che va a marchiare il mio bell'ombelico perfetto.
L'operazione va a meraviglia. Però stavolta è più dura da smaltire. Al contrario del seno, un intervento all'addome ti debilita molto di più. Anche se sulla carta l'intervento di laparoscopia sarebbe stato molto più semplice. Anche l'anestesia è stata diversa. Mentre la prima e la terza volta che sono stata operata mi sono addormentata senza neppure accorgermene, a Bologna prima di chiudere gli occhi ho visto tutta la sala girare vorticosamente *_*
Uscita dalla sala operatoria dormo tutto il pomeriggio. Sono stanchissima. Riesco a malapena ad alzarmi per andare in bagno.
Qualche ora dopo arriva la dottoressa F., con il suo staff al seguito. Mi dice che è andato tutto bene e mi fa vedere anche le foto delle mie ovaie!  Mi dice che deve mostrarmele, se non mi crea disagio guardarle, come prova che l'operazione è avvenuta. Eh, ok, vabbè... Ma non è che io possa riconoscere le mie ovaie! Non le ho mai viste prima e anche se le avessi viste poco cambierebbe... Mi fido di loro ^^
Il giorno dopo visite di routine. Tutto ok. L'infermiera mi fa anche la prima iniezione di Decapeptyl, e da quel momento sarò ufficialmente in menopausa indotta. In menopausa. A 28 anni...
Si torna a casa. Il viaggio di ritorno è per me una terribile esperienza. Per colpa mia!!! Per colpa della mia dannata cretinaggine!!! Mentre attendevamo il frecciarossa alla stazione centrale di Bologna, ho la stupenda fantastica geniale idea di prendere un cappuccino al bar!!! Il caffè mi fa male, nello stomaco mi sembra di avere un mattone!!! Il tragitto tra Bologna e Roma lo passo quasi interamente nel bagno del treno, a vomitare. Quando poi saliamo sull'altro treno regionale riesco ad addormentarmi, ed è la mia fortuna perché così riesco a fare l'ultima parte del viaggio senza star male. Maledetta me!!!! Quando poi ho fatto la terza operazione a Milano, col cavolo che prima di salire sul treno del ritorno ho bevuto il cappuccino alla stazione!!!!

mercoledì 18 luglio 2012

Combattiamo la paura ridendo!!

Chi si é ritrovata a combattere contro un cancro al seno ha una fifa blu delle recidive. E ha il terrore che tempo dopo il tumore possa ricomparire altrove. Ai polmoni, al fegato, alle ossa... Mentre facevo chemioterapia ho incontrato tante donne che stavano combattendo da anni contro il cancro, perché questo si era ripresentato altrove, dopo essere inizialmente comparso al seno. Non é incoraggiante per chi, come me, ha appena iniziato la battaglia. Tieni sempre bene a mente che ogni storia é personale e diversa. Ma inutile mentire a se stessi. Ci si pensa. Si teme di ritrovarsi nella stessa situazione. E anch'io ho paura. Ho paura perché a tre mesi dal primo intervento di quadrantectomia ho avuto una recidiva. Ma ho anche paura perché é umano averne.
Ok. Basta con i discorsi tristi... La cosa divertente é che ora, al minimo dolore di ossa, al più piccolo sintomo banale... io accendo il pc e mando una bella email alla dott.ssa D. e la informo!!! Sento dolore al dito! Oddio!!! Metastasi ossee!!! Presto, andiamo a fare i raggi!! Tutto ok... E la carissima dott.ssa D. deve sottostare a tutte le mie paure!!!
Una notte avevo come compagno di stanza un simpatico moscerino nero che mi ha letteralmente bombardato di pizzichi... Mi sono svegliata per il prurito, ero piena di bolle... Non mi ero ancora accorta di lui... Il giorno dopo ho subito contattato la dott.ssa perché secondo me era una reazione allergica al tamoxifene. E lei: "Ma é proprio sicura che non sia stato un insetto?". E sì, un paio di giorni dopo scopro che era stato proprio un insetto... Finirà che la ossessionerò!!! Le farò venire gli incubi anche di notte!!

Io non giudico e non condanno

In questi giorni mi è capitato di leggere storie di abbandoni. Di persone che si sono ammalate e sono state abbandonate. Molto spesso l'abbandono è stato causato dall'inasprimento dei rapporti: il malato può iniziare ad assumere atteggiamenti poco tolleranti, può avere reazioni eccessive. Insomma, diventa non più così facile stargli accanto.
A volte l'abbandono arriva perché la persona che ci è vicina non si sente forte abbastanza per sopportare il peso e affrontare il duro percorso della malattia. Non tutti ne siamo in grado. E non possiamo chiedere sforzi impossibili a chi non si sente di poterli affrontare. Ci vuole coraggio di fronte alla malattia. E non tutti lo hanno. Lo stesso malato scapperebbe dalla malattia, se fosse in grado di scindersi dal proprio corpo.
Ho sentito storie di figli che hanno abbandonato i genitori. Di mariti e mogli che hanno lasciato i consorti. Di amici che sono spariti. Di fidanzati che hanno scelto di interrompere le relazioni. Di genitori che hanno preferito lasciare un neonato in ospedale, dopo averlo dato alla luce, perché affetto da gravi patologie.
Sono storie che fanno male. Che suscitano rabbia e portano a ritenere, prima di tutto, che la persona che fugge, abbandona e va via, non ami il malato. Io rifuggo da questa spiegazione semplicistica e preferisco pensare che non tutti, appunto, hanno il coraggio e la determinazione di affrontare la malattia.
Perché può fare davvero molta paura. E così come ci sono persone in grado di starti accanto, e di darti coraggio, e di farti forza, e di non lasciarti nemmeno per un secondo... Così possono esserci persone che magari non si sentono all'altezza di fronteggiare un simile avvenimento. Magari la loro paura è solo iniziale. Forse, in seguito, torneranno pentite, si faranno animo e combatteranno accanto al malato. O non torneranno più e rinunceranno ad un'esperienza di vita che toglie ma dona anche.
Ebbene... Io queste persone non le giudico e non le condanno. Ma le capisco. Non condivido il loro atteggiamento, non le giustifico. Ma le comprendo.

martedì 17 luglio 2012

L'esperienza di Bologna, novembre 2011 (parte 1)

E così il primo ciclo di chemio, che sarebbe dovuto iniziare il 5 novembre 2011, salta.
La dottoressa F. mi ha dato appuntamento al Sant'Orsola di Bologna per l'8 novembre. Farò il colloquio e tutti gli esami pre-operatori. Il 9 novembre sarò già di ritorno verso casa. E dato che si tratta solo di accertamenti, salirò da sola.
La mattina dell'8 novembre parto presto, nel primo pomeriggio devo essere in ospedale per il colloquio con la dottoressa F. Il mio albergo è proprio davanti al Sant'Orsola. Non posso perdere troppo tempo, voglio il massimo della comodità.
Quest'ospedale è immenso! Sono abituata al labirintico Policlinico Gemelli ma il Sant'Orsola è davvero una città nella citta!! Non è facile trovare il reparto della dott.ssa F., mi tocca camminare un bel po'. Alla fine però ci riesco ^^
Durante il colloquio, la dottoressa mi ripete più o meno le informazioni che avevo già letto sulla documentazione cartacea che mi era stata fornita dalla mia oncologa. Mi spiega come avverrà il prelievo del tessuto ovarico, come sarà conservato, i pro e i contro di questa procedura. Analizza la mia cartella clinica e nel referto della tac nota che c'è qualcosa che potrebbe impedire di sottopormi a laparoscopia. La presenza di un varicocele potrebbe far diventare rischiosa l'operazione. Se la visita ginecologica del giorno successivo dovesse confermarne il pericolo, non potrò fare la laparoscopia!
Torno in albergo assai sconfortata. Molto probabilmente dovrò rinunciare a questa preziosa possibilità. Forse tutto è stato inutile... Ma il giorno dopo sono comunque in ospedale per sottopormi agli altri esami di routine. E soprattutto alla visita ginecologica. Che invece accerta che non c'è nessun impedimento e si può procedere al prelievo del tessuto ovarico!!
La mattina del 9 novembre non è stata una mattina facile per me. L'ho trascorsa in un reparto in cui si cura l'infertilità. C'erano tantissime altre donne e tutte erano insieme ai rispettivi compagni. Io ero l'unica sola. L'unica a non avere nemmeno una presenza di conforto in quel difficile momento. Vedevo i mariti, i fidanzati, i compagni delle altre abbracciarle e dar loro coraggio. E le invidiavo. E chiedevo a me stessa cosa diavolo ci stessi facendo lì. Ero seduta nel corridoio ad attendere che mi chiamassero per le visite e gli esami... E avevo solo una grande voglia di scappare e di piangere. Non mi sono mai sentita così sola in vita mia come in quel momento...
Gli esami pre-operatori sono tutti perfetti. Il 14 novembre dovrò tornare a Bologna e il 15 mi opereranno...

Per tutte le donne che sono interessate alla crioconservazione del tessuto ovarico, visitate questo sito internet http://www.aosp.bo.it/content/servizio-di-crioconservazione-di-tessuto-ovarico

La magia della vita

Le cose più belle capitano quando meno te le aspetti.
Quando proprio non le stai immaginando.
All'improvviso.
Il 24 novembre 2010, dopo venti anni - ben venti anni! - di vita insieme, ci lascia la nostra adorata gatta. Chi ama gli animali sa cosa questo significa. E' come aver perso qualcuno in famiglia.
La cosa più dolorosa è stata quella di dover decidere di farla sopprimere. E la decisione è stata soprattutto mia. Sono stata io a convincere mia madre a farlo. La mia gatta ha avuto una vita bellissima, non è mai stata male seriamente. Non voglio che soffra proprio adesso che la sua esistenza sta giungendo al termine. Deve avere una morte dignitosa e serena, così come lo sono stati tutti i suoi 20 anni di vita. Anche il veterinario cerca di dissuadermi. Mi dice che se anche avesse un'altra settimana da vivere, io dovrei concedergliela. Ma perché? Perché concederle un'altra settimana di sofferenze se è destinata a morire? No, io non sento ragioni, voglio che si addormenti quella sera stessa. Mentre era a casa, ormai incosciente e per niente lucida, voleva per forza uscire fuori, voleva scappare in giardino. Vagava disorientata e stava malissimo.
Non potevo permetterlo. Preferivo saperla addormentata per sempre piuttosto che in quello stato. Avrei preso la stessa decisione per un familiare morente, io sono assolutamente favorevole all'eutanasia. Odio il dolore inutile. Odio la sofferenza se il finale sarà comunque la morte.
Il veterinario può dire quello che vuole, ormai anche mia madre è convinta. Se mette a disposizione dei clienti questo tipo di servizio, deve eseguirlo e basta. Non gli stiamo chiedendo di far morire un gatto giovane e in salute. E soprattutto, se io gli sto facendo questa richiesta, non è che gliela sto facendo a cuor leggero. Mi costa. Soffro da morire. Perché la mia gatta è stata con me per 20 anni. Il che vuol dire che quando è arrivata io ero piccolissima e siamo cresciute insieme. E non so immaginare la vita senza di lei.
Mia madre vuole assistere ai suoi ultimi momenti di vita. Io no. E il veterinario mi rinfaccerà anche questo. Ma a me non importa. Pensi e dica quel che vuole. Io sono in pace con la mia coscienza e ancora oggi sono fermamente convinta della decisione che ho preso. Tornando indietro la riprenderei altre cento, mille volte. La saluto, la bacio per l'ultima volta. Esco dallo studio del veterinario in lacrime e chiamo A. Ho bisogno di lui in quel momento. Di lui che può capire cosa sto provando perché ama gli animali come me, anche più di me.
E poi mia madre esce. In mano ha la gabbietta in cui c'è lei. Addormentata per sempre. Il giorno successivo la seppelliremo. Io non l'ho mai voluta vedere morta. La ricordo com'era in vita e la porterò per sempre nel mio cuore.
Dopo aver perso lei, mia madre non ne ha più voluto sapere di adottare un altro animale. Aveva sofferto troppo, non voleva ripetere l'esperienza. Più di una volta le ho detto che invece a me sarebbe piaciuto adottare un cagnolino o meglio ancora un gatto. Io amo i gatti, sono affascinata dal loro sguardo magnetico, dalla loro indipendenza che pian piano cede con gli anni.
Ma niente. Lei si è sempre mostrata irremovibile. Dopo essermi ammalata mi ha proposto di prendere un criceto o un pesciolino... Bah, non amo avere animali in gabbia o in palle di vetro... Piuttosto preferisco non averne affatto. Boccio la sua proposta. Io voglio un gatto!!!
E forse qualcuno ha udito il mio desiderio. E a voluto farmi un regalo. Perché qualche tempo fa, una notte, delle persone evidentemente poco amanti degli animali, hanno abbandonato un gatto nei pressi della mia casa. All'inizio questo gatto lo si vedeva raramente. Qualche volta era entrato anche nel nostro giardino, di passaggio. La svolta è arrivata quando nel mio quartiere hanno iniziato a fare la raccolta differenziata e sono stati tolti i cassonetti della spazzatura. Questo povero gatto era disperato, non sapeva più dove andare a mangiare. Inseguiva chiunque passasse a piedi per la strada, in cerca di un cuore buono che lo sfamasse.
Mia madre, che quel cuore buono lo ha, ha iniziato a portargli da mangiare. Prima gli portava qualcosa fuori in strada, poi pian piano, lo ha abituato a venire a cibarsi sempre più vicino casa nostra. Adesso staziona stabilmente nel nostro giardino e dorme sul tappeto davanti alla nostra porta di casa. Abbiamo cominciato a comprargli del cibo per gatto e anche l'antipulci.
Insomma, alla fine lo abbiamo adottato ufficialmente!
Volevo un gatto. E lui è arrivato. Inaspettatamente, improvvisamente...

La mia gatta Fuffa, che mi ha lasciato dopo quasi 20 anni di vita insieme






Corradino, il mio nuovo amico gatto

lunedì 16 luglio 2012

5 novembre 2011 - Primo ciclo di chemio, anzi no

Impiantato il port sotto pelle, il 5 novembre 2011 si partirà con il primo dei sei cicli di chemio che mi attende. Un ciclo ogni 21 giorni. Qualche giorno prima devo fare ecg ed ecocardiogramma. La mattina del 5, non appena giunta al reparto di radiochemio, mi effettueranno le analisi del sangue. Controlli di routine per capire se è tutto in regola.
Come mi sento? Mah... Sono arrivata rassegnata alla vigilia di questo importante appuntamento. La chemio si deve fare e basta. C'è poco da discutere. E abbattersi non servirà a nulla.
Ma la sera prima è difficile addormentarsi. Il pensiero va alla sera successiva, post chemio. Come reagirò? Starò molto male? Vomiterò? Che reazioni avrò? Inutile negarlo, c'è paura e ansia.
La mattina del 5 novembre arrivo al reparto di radiochemio. Sono con mia madre.
La prima volta che si entra in quel reparto ci si sente davvero male. Ma l'ambiente è accogliente e gli infermieri sono fantastici, ti fanno sentire da subito il loro affetto e tentano in tutti i modi di presentarti una situazione serena. Il programma della giornata sarà: prelievo del sangue, colloquio con l'oncologa, inizio del trattamento con il primo ciclo di chemioterapia.
Attendo un po' prima che l'infermiera mi faccia entrare nella sala somministrazione per il prelievo del sangue. E così passiamo un po' di tempo nella saletta dove ci sono gli altri pazienti in attesa di entrare per il loro ciclo di chemio o parenti che li accompagnano. Mi tranquillizzo perché vedo altri pazienti che devono aver già subito diversi cicli di chemio parlare, scherzare ed essere sereni (almeno apparentemente).
L'infermiera mi chiama e mi conduce nella sala somministrazione. Qui i pazienti sono seduti su dei lettini e hanno accanto le flebo con i medicinali da iniettare. Ci sono 5 lettini, molto simili a quelli che si vedono dal dentista. E alle pareti ci sono 2 schermi televisivi accesi, per guardare qualche programma e far passare il tempo. Appena entri ti salutano tutti. Le infermiere corrono ad abbracciarti e baciarti. Si presentano perché vogliono essere chiamate per nome. Ti offrono dolci. Sembrano tutti amici lì dentro. Ma io mi sento molto a disagio. E noterò lo stesso disagio negli occhi di tutti i nuovi pazienti che mi capiterà di incontrare durante la mia frequentazione del posto.
Poco dopo aver fatto il prelievo del sangue mi accompagnano nello studio dell'oncologa. Qui mi viene data una lista con tutti i medicinali di supporto per la chemioterapia (cortisone, antibiotici, anti-vomito, anti-nausea, protezione ormonale, antipiretici, gastroprotettori...), mi vengono date informazioni di ogni genere e... mi viene detto che quel giorno non avrei potuto fare il primo ciclo di chemio!!
Perché non ho ancora fatto l'iniezione di Decapeptyl, le mie ovaie non sono assolutamente protette e se mi sottopongo a chemioterapia c'è l'altissimo rischio che diventi sterile. In più la dottoressa mi parla della possibilità di andare a Bologna e di sottopormi ad un intervento di laparoscopia, per il prelievo del tessuto ovarico da crioconservare. Mi dice che lei deve farmi sapere di questa possibilità. Che questa tecnica di crioconservazione è in fase sperimentale e che dunque non mi assicura nulla. Ma che esiste e un domani potrebbe darmi qualche opportunità in più, nel caso avessi difficoltà ad avere figli in modo naturale. Ovviamente accetto di sottopormi a questo intervento. Ho appena 28 anni. In quel momento i figli sono l'ultima cosa a cui penso ma fra 5/6 anni, quando tutto sarà passato, magari avrei una situazione tale per cui potrei desiderarne.
La dottoressa N. mi mette subito in contatto con la dottoressa F. al Sant'Orsola di Bologna.
Il 7 novembre sarei partita alla volta della città emiliana per le visite e i colloqui. Il 14 novembre sarei entrata in sala operatoria per la seconda volta in breve tempo.
Successivamente, per altri avvenimenti di cui parlerò in seguito, rivaluterò il mio viaggio a Bologna. Se avessi saputo determinate cose, forse non avrei accettato di far crioconservare il mio tessuto ovarico. Poi vi dirò...

W i medici!!

Nell'ultimo anno della mia vita ho avuto modo di frequentare tanti medici, in ambito ospedaliero.
E ho avuto il piacere di scoprire che quasi tutti, prima ancora di essere grandi professionisti, hanno una profonda umanità.
Durante la settimana in cui sono stata ricoverata al Policlinico Gemelli, per il primo intervento, il Prof. M. passava tutte le sere nella mia stanza per sapere come stavo e per darmi la buonanotte.
La dott.ssa M. si divertiva a parlare con me dei medici bellocci da andare a conoscere negli altri reparti ^^ Una volta gliene segnalai uno ah ah!!
La principale caratteristica umana del medico deve essere quella di saper stemperare il clima, di far sorridere il paziente. Di distrarlo dai suoi pensieri cupi con una battuta. Questa è la dote che io apprezzo di più in un medico. Poi deve esserci anche e soprattutto professionalità, ovvio.
E tutta questa bella introduzione per raccontarvi un episodio divertente accaduto proprio poco fa.
La settimana scorsa sono andata a Roma per fare l'estrazione del canino incluso. Il chirurgo che me l'ha eseguita, mi ha lasciato il numero del suo cellulare per contattarlo il giorno prima di andare a togliere i punti, per indicarmi l'orario in cui presentarmi.
Stamattina lo chiamo. Non risponde. Mi aveva detto di mandargli un sms nel caso non avesse potuto rispondere. Gli scrivo "Venerdì c'è sciopero dei treni e dei mezzi pubblici. Si può anticipare a giovedì o in alternativa posso rivolgermi al mio dentista?". Dopo un po' lui mi risponde: "OK"....
Ma OK cosa???? OK si può fare giovedì o OK posso farmi togliere i punti anche dal mio dentista?!?
Ah ah ah ah!!!! Questo medico mi é rimasto nel cuore perché è stato simpaticissimo (e bravissimo) il giorno dell'estrazione. Adesso mi tocca scoprire a cosa ha risposto OK!!

UPDATE:
Poco fa il medico mi ha richiamato. Ed ha esordito così: "Chicca scusa, so' rincoglionito! No, dà retta a me... So' proprio rincoglionito!!". Mi ha detto che i punti può toglierli anche il mio dentista.
Dott. G. io la adoro!!!!!

L'egoismo del malato

Può arrivare un momento, nella malattia, in cui il malato vuole sentirsi egoista. E ha tutto il diritto di esserlo. Non è nemmeno una questione di volerlo essere davvero. Ma la rabbia che ti cresce dentro può portarti a pretendere cose che in un altro contesto e in un'altra situazione non richiederesti con tanta insistenza. Al malato è stato strappato violentemente così tanto, che si sente in diritto di strappare a sua volta a qualcun altro. Di strappare cosa?
Nel mio caso io volevo strappare ad A. il suo amore per me. Che un tempo c'era stato. Ma che purtroppo era già finito da un pezzo. La malattia aveva amplificato enormemente il senso di abbandono che non ero mai riuscita ad elaborare davvero. Poco dopo esserci lasciati, infatti, io mi sono ammalata e lui mi è sempre stato vicino. Ma lo ha fatto perché è rimasto dell'affetto per me, perché per lui sono stata importante. Non l'ha fatto per nessun altro motivo. O almeno non l'ha fatto per il motivo che io speravo.
Mi sono illusa che in lui potesse rinascere l'amore che provava per me un tempo. E se anche per un attimo ci fosse stata qualche tenue speranza... Io, con il mio comportamento, l'ho bruciata.
Ero arrabbiata. Non riuscivo ad accettare il fatto che lui non fosse tornato ad amarmi dopo aver sfiorato la possibilità che io avessi potuto andarmene da un momento all'altro, a causa della malattia. Il pensiero di potermi perdere per sempre non l'aveva fatto tornare. E per me questo significava che lui in realtà non mi aveva mai amato davvero. Ho sofferto terribilmente. In alcuni momenti ho pensato addirittura che lui mi facesse soffrire e stare male ancor più del cancro.
E sì. Con il mio comportamento io l'ho allontanato. L'ho perso. Non so se per sempre. In cuor mio continuo a sperare di poterlo incontrare di nuovo un giorno e ricominciare. Perché ora sono una persona diversa, migliore. Lascio fare alla vita, a quello che ha in serbo per me, per noi. Se è destino le nostre strade torneranno ad incrociarsi. Nello stesso pazzesco e incredibile modo in cui si erano incrociate quando ci siamo conosciuti la prima volta. Ti voglio bene A., tu meriti il meglio.

25 ottobre 2011 - Un compagno che è ancora con me

Il 25 ottobre 2011 torno al reparto di senologia del Policlinico Gemelli per impiantare il port, il CVC, il cateterino... Quanti nomi per un oggetto solo. A me garba chiamarlo port.
Mi viene impiantato più o meno alla base del collo, a destra (perché il tumore era a sinistra, così mi è stato spiegato) con un piccolo intervento in ambulatorio. Anestesia locale, circa 30 minuti di intervento... Al termine mi viene consegnato un tagliandino da portare sempre con me, nel caso mi accada chissà che e in ospedale vogliano sapere cosa ho impiantato sotto la pelle. Poi vengo spedita nel reparto di radiologia. Devo fare i raggi al torace per verificare che il port sia stato inserito correttamente. Non potrò lasciare l'ospedale finché non hanno controllato che sia tutto a posto. E non lascerò l'ospedale prima di 4 ore... Poco male, è tutto a posto, posso andare.
Nei giorni successivi mi ritroverò con la parte in cui è impiantato il port gonfia, dolorante, con un livido assurdo. Questo nuovo "amico" non mi piace per nulla. Fa sentire troppo la sua presenza, pecca di discrezione ed è decisamente troppo ingombrante. Per fortuna la situazione migliora di giorno in giorno. E si arriva al punto che non ti ricordi neppure più di averlo. Se non dovessi fare il lavaggio ogni 2 mesi circa, dimenticherei del tutto che lui è lì, sotto la mia pelle. Certo, ora che è estate, indossando magliette più scollate, si nota. Ma chi se ne frega??
Mi è stato spiegato che la tecnica del port ha indubbi vantaggi. Se i medicinali che ti iniettano durante la chemio passano per la vena del collo, la terapia ha più efficacia, meno effetti collaterali e non si rovinano le vene delle braccia. Ah, fantastico quest'ultimo vantaggio! Quando sono arrivata a fare la prima chemio, mi avevano prelevato il sangue così tante volte che mi sembrava di avere le braccia di un tossicodipendente. Avevo una quantità innumerevole di lividi, sia a destra sia a sinistra. In quattro mesi mi avranno prelevato litri di sangue!!!
Ora spero soltanto di separarmi definitivamente dal mio "amico", al più presto. Non voglio che lui si senta a suo agio sotto la mia pelle. Non voglio che metta radici e decida di stabilirsi definitivamente sotto il mo collo.

domenica 15 luglio 2012

Il viaggio della speranza

E un bel giorno l'inconscia consapevolezza della morte smette di restarsene in silenzio. Inizia a parlare, ad urlarti nelle orecchie. Si siede sulle tue ginocchia. Impone la sua presenza e tu devi farci i conti prima di trovare la forza per alzarti e farla cadere a terra.Il paradosso di quando ti colpisce un male che ti fa temere la morte è che sì, smetti di credere che ci sia un futuro per te, ma per contro inizi a fantasticare su tutte le cose che vuoi fare quando starai bene.
Io avevo iniziato a non vedere più il giorno della mia laurea, il giorno in cui avrei iniziato il master e poi il giorno in cui avrei fatto il mio debutto nel mondo del lavoro...
Ma poi pensavo che non appena sarei stata bene avrei voluto fare un viaggio. Sarei voluta tornare a Venezia. Vi ero già stata nel 1999 e mi ero ripromessa di andare ancora.
Non riesci più a concepire i progetti a lungo termine ma riesci invece a voler programmare qualcosa di piacevole che possa avvenire a breve scadenza. Pensare che avrei potuto fare quel viaggio mi permetteva di sentirmi viva. Di darmi speranza. Avrei potuto ancora permettermi di viaggiare.
Pensavo: "La prima cosa che farò quando tutto passerà, sarà un bel viaggio!". Alla fine non era nemmeno importante dove. Qualsiasi meta sarebbe andata bene. In seguito ho poi optato per Venezia, per il motivo scritto poco fa.
E così, a quasi un anno di distanza, ho prenotato un viaggio per Venezia! Volevo andare con A. Quando stavo male era con lui che parlavo di questo viaggio da fare. Era con lui che volevo farlo. Ma A. ha rifiutato e io ho accettato la sua scelta. Anche se all'inizio mi ha fatto male il suo rifiuto. Ho poi compreso le sue motivazioni, è stato giusto così.
E a breve partirò con una mia amica. Per fare finalmente quel viaggio che avevo tanto sognato di fare quando la morte mi sedeva sulle ginocchia e mi inchiodava a sé.
E ho ripreso anche a vedere il futuro a lungo termine per me, a settembre si ricomincia con gli esami all'università. Voglio laurearmi in fretta e poi conseguire il master in diritto amministrativo. E voglio lavorare. E costruire la mia carriera. E vorrei trovare l'amore...

Mia madre

Mia madre non l'ho mai vista piangere da quando mi sono ammalata.
Io non so se mia madre abbia mai pianto a causa di questa situazione.
Ma la ringrazio dal più profondo del mio cuore per non avermi mai mostrato le sue lacrime.
E io per contro non ho mai pianto davanti a lei. Non ho mai pianto davanti a nessuno che non fosse A.
Mia madre non si è mai abbattuta. Non ha mai avuto un segno di debolezza o scoramento di fronte a me. Lei è la radice più profonda ed ancorata al terreno che ha sorretto l'albero durante l'uragano. L'uragano lo ha scosso violentemente ma non l'ha portato via.
Mia madre ha dovuto fare appello a tutta la forza che aveva per reagire con animo alla notizia della mia malattia prima e all'investimento di mio padre poi. Ma nonostante questo non l'ho mai vista triste, non l'ho mai vista esitare un attimo. E' stata sempre con me. Insieme siamo state a Roma, poi a Bologna e infine a Milano.
Se mi chiedessero a chi vorrei somigliare... Se mi domandassero qual è il modello di donna che aspiro a diventare... Se volessero sapere chi è il mio mito... Beh, risponderei senza dubbio che è la mia mamma.

La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato in altri progetti

Ho voluto unire questi due pezzi. Perché si incastravano perfettamente come due pezzi di un puzzle.
Perché ho letto la frase della Valandrey ieri sera e mi ha condotto a riflettere sulla mia esistenza e sull'esistenza in generale. Su come funziona il meccanismo. Ho preso questi due pezzi e li ho adattati alla mia vita. Ripensando a chi ero e a cosa facevo poco prima dello tsunami catastrofico.
Qualche mese prima di scoprire la malattia, io ero felicemente innamorata. Per la prima volta sognavo di costruire seriamente qualcosa con una persona. Per me l'uomo della mia vita. Pensavo che con lui avrei creato la mia futura famiglia. E poi lavoravo duro per laurearmi. Mi mancava pochissimo. Una settimana prima della scoperta avevo chiesto la tesi in diritto amministrativo.
Ricordo il giorno che andai dalla prof. per chiederla. Mentre aspettavo fuori dal suo ufficio c'erano altri ragazzi con me. Anche loro lì per richiedere la tesi. Sarei stata la quarta ad entrare. Ai primi tre va male. La prof. non accetta le loro proposte. Sono scoraggiata, non accetterà nemmeno la mia, nonostante ci abbia lavorato un bel po' per renderla interessante. 
Quando richiesi la tesi alla facoltà di lettere, il prof. accettò subito, senza farmi troppi problemi. Eh già, perché quella in giurisprudenza sarebbe stata la mia seconda laurea. La prima l'avevo già conseguita alla facoltà di lettere dell'Università Roma Tre, corso di studi D.A.M.S., con una tesi sul diritto d'autore. Censura televisiva. La scrissi quasi interamente io, un progetto assai originale di cui vado ancora oggi molto fiera. In Italia penso di essere stata una pioniera. Nessuno se n'è mai occupato. Persino il mio relatore, il grande avvocato Giorgio Assumma (poi anche Presidente della S.I.A.E.) non ne era a conoscenza.
Insomma, sono fuori dall'ufficio della prof. che attendo, mi scoraggio perché alcuni ragazzi che sono con me hanno già richiesto la tesi ad altri prof. e tutti hanno rifiutato, chi per un motivo chi per un altro. E mi scoraggio quando vedo quelli entrati prima di me aver fallito la loro missione.
E' il mio turno. La prof. accetta la mia proposta! Mi dice che non sarà facile scrivere questa tesi, ho scelto un argomento fresco fresco. Abbiamo solo una sentenza su questa novità. Ma accetta! 
Volevo assolutamente ottenere una tesi in diritto amministrativo. Primo perché avevo scelto il curriculum pubblicistico proprio perché appassionata di amministrativo. Secondo perché dopo la laurea volevo assolutamente conseguire un master in diritto amministrativo, a Roma o meglio ancora a Milano. Avevo già trovato l'istituto presso cui frequentarlo.
Insomma... Stavo costruendo la mia vita futura poco prima dell'arrivo dell'inquilino abusivo rompiballe...
E invece...
Qualche mese prima del suo insediamento avevo già perso il mio grande Amore. Un dolore terribile. Mi ero aggrappata ai miei studi e alla mia vita di tutti i giorni per uscirne fuori. E mentre ero intenta a concentrarmi sullo studio... Arriva lui... Chè è talmente bastardo da presentarsi proprio dopo che ho fatto richiesta per la tesi e mi è stata accettata. A cosa mi sarei aggrappata ora?

sabato 14 luglio 2012

18 ottobre 2011 - Il mostro diventa realtà

Il 18 ottobre 2011 mi viene fissato un appuntamento con il Prof. M.
E' arrivato l'esito dell'esame istologico effettuato sul materiale prelevato durante l'intervento.
Il Prof. M. e un'altra dottoressa procedono prima con il medicarmi le ferite. Sono due persone allegre, sempre pronte a farti ridere e a scherzare su tutto. Questa volta però sento che c'è tensione nell'aria.
Io so che loro sanno cosa il Prof. M. sta per dirmi. Loro conoscono il mio futuro a breve scadenza.
Perché questa volta si respira un clima diverso nell'aria? Cosa mi dovrà essere comunicato?
La medicazione termina. Torno ad accomodarmi sulla sedia, accanto a mia madre. Il Prof. M. si siede davanti a noi, al suo tavolo.
Stavolta non resta in silenzio.
Mi comunica che il tumore è stato asportato, che è andato tuttto bene. La grandezza del tumore. Mi dice che i linfonodi sono a posto e che è stata trovata solo una micrometastasi nel linfonodo sentinella.
E poi mi comunica ciò che non avrei mai voluto sentire.
Ero partita alla volta di Roma con la grande speranza che la brutta avventura si fosse arrestata all'intervento chirurgico. E invece niente.
Mi comunica che devo fare chemioterapia.
Il mostro prende forma davanti a me. Il mostro ora è reale. Tutte le mie paure si materializzano davanti ai miei occhi.
E così devo immediatamente recarmi nello studio del dottor P. Lui è l'oncologo che mi seguirà e che mi spiegherà tutto l'iter delle cure.
Mi trovo di nuovo nel limbo. La mia mente torna a scappare altrove. Ho la testa che mi gira. Provo uno strano malessere ma ancora non realizzo un bel niente. Cosa succederà nei prossimi mesi? Non può essere reale tutto questo. Io volevo riprendere a studiare, volevo riprendere la mia vita, io ho i miei sogni da inseguire, ma cosa vogliono questi medici da me, tutto ciò non può essere reale. Non può.....
E mentre sono nella confusione più totale, mi ritrovo davanti all'oncologo. Un medico che si occupa di tumori. Oncologo... Tumori.... No, non può succedere a me.
Il dottor P. parte con la sua mitragliata di informazioni. In pochi minuti mi trivella scaricandomi addosso tutto quello che dovrò fare nei prossimi 6 mesi, gli effetti collaterali che potrò subire, le conseguenze... Io non ci sto capendo più nulla, la maggior parte di ciò che mi viene detto non lo ascolto neppure. Sono altrove. Non sono lì.
La prima cosa che in assoluto gli domando è questa: "Mi cadranno i capelli?".
"Sì, ti cadranno. Tutti. Subito. Cadono a tutti. Se a te non cadessero non saprei come giustificarmi con gli altri!". Spiritoso.... Ma io ormai ho davanti solo l'immagine della mia testa calva.
Si parte il 25 ottobre. Quando dovrò essere in reparto per inserire il port. Non so nemmeno cosa sia il port. Adesso è mio fedele compagno da diversi mesi.
Non so se sia casuale o meno... Ma lo studio del dottor P. è ricavato all'interno del reparto e non ha finestre... E' un caso o no che non abbia finestre? Vogliono evitare che qualcuno possa avere degli strani istinti?!? Ah ah ah ah!!! Questo particolare mi balena in testa solo successivamente. Non male come teoria.
E di nuovo dovrò comunicare a tutti la notizia. E di nuovo chiamerò A. e piangerò al telefono. E lo farò mentre abbraccio il cuscino. Perché chiudendo gli occhi e ascoltando la sua voce, possa avere l'illusione di abbracciare lui in questo momento terribile.
La pima ed unica cosa che riesco a pensare lucidamente è che devo correre da A. Lui ovviamente non si tira indietro. Due giorni dopo, il 20 ottobre 2011, sono da lui, a piangere tra le sue braccia. E questa volta non devo costringere la mia mente a credere che il cuscino che stringo forte sia lui. Piango sul petto di A., tra le sue braccia. Lì sono sicura che nulla di male possa accadermi.

Il sogno è il motore della vita

La malattia ti fa cambiare prospettiva. Su tutto. Sulla percezione del tempo, su cosa diventa importante e fondamentale. E su cosa diventa superfluo e trascurabile. E' inevitabile. Ma sotto un certo punto di vista è un effetto dal potere strabiliante. Ti afferra la concezione della vita e te la rivolta come un terremoto di alta intensità scuote la terra. Uno tsunami che arriva dal mare e spazza via ogni cosa. E che quando finisce, e tu sei un superstite, ti lascia attonito a guardare il paesaggio attorno a te. Che è lo stesso di prima. Ma tutto sottosopra, distrutto, da ricostruire, partendo non si sa da dove.
Si riparte da se stessi.
Si riparte dal guardarsi allo specchio senza timore.
Si riparte assaporando il gusto del buon cibo che ci piace.
Si riparte respirando l'aria a pieni polmoni.
Si riparte da una serata con gli amici.
Si riparte con i nostri sogni, che mai devono essere abbandonati.
Il sogno è il motore della vita. E' la forza dei sopravvissuti che vogliono tornare a vivere.

venerdì 13 luglio 2012

Voglio ringraziare...

I miei genitori. Mio padre ma soprattutto mia madre. Per la grande forza con cui hanno sopportato e mi hanno supportato. Sono i genitori migliori del mondo e io li amo!!
La mia famiglia. Gli zii che si sono fatti in quattro per aiutarci e sono stati eccezionali! I miei nonni, che hanno sofferto tantissimo a sapere che la loro nipote era ridotta moooolto peggio di loro a livello di salute :-))))
A. che mi è stato vicino e ha fatto anche molto di più rispetto a quello che avrebbe dovuto per me. Lui è stato quello che ha dovuto sopportare il lato peggiore di tutta questa faccenda. Io l'ho sfinito e l'ho fatto allontanare da me. Ma lui è ancora vicino, lo sento, nonostante abbia a sua volta situazioni personali non facili da affrontare.
Tutti i miei amici della città in cui vivo. Per essermi sempre rimasti accanto. Per non essere andati via. F., M., S., S. in particolare. Siete ragazze eccezionali!
La ex prof di italiano delle superiori, per le sue parole, per la grinta che mi ha trasmesso. Perché lei mi tratta come fossi la sua terza figlia.
A. che mi ha chiamato tante volte al giorno, perché doveva starmi vicino!! ;-) ti sei rivelato un preziosissimo amico!
Tutti i miei amici di Milano. Grazie per avermi fatto sentire la vostra vicinanza. Grazie per le belle serate allegre che mi avete regalato. Per le telefonate di incoraggiamento.
Tutti i vari amici, sparsi in ogni parte d'Italia, che mi hanno regalato sorrisi e coraggio. E che mi sono stati vicino come non mai, in tutti i modi in cui hanno potuto.
Grazie. Grazie a tutti di cuore.

La fase post-operatoria e l'attesa

La fase post operatoria è andata bene. Dovevo recarmi spesso al reparto di senologia del Policlinico Gemelli per fare le medicazioni e i controlli. La cosa più fastidiosa era non potersi fare una doccia come si deve. Quando hai la fasciatura sul petto devi lavarti "a pezzi". Scomodo in tutti i sensi, soprattutto perché sei goffa anche nei movimenti e devi farti aiutare per lavare la schiena.
E' in questa fase della malattia che ho iniziato a odiare la mia immagine riflessa nello specchio. Non accettavo le cicatrici che mi avevano massacrato una parte così fondamentale. Il seno è femminilità. Avevano attentato al mio essere donna.
Nell'intervallo trascorso tra l'operazione e il responso dell'esame istologico, ho smesso anche di curare i capelli. Io ho sempre adorato i capelli di media lunghezza. Avevo paura di dovermi sottoporre a chemio e di vederli cadere. Mi immaginavo con la testa calva. Una cosa che non avrei mai potuto tollerare. Ero terrorizzata dalla possibilità di perdere i miei bei capelli.
Mi ricordo che quando andai al reparto di senologia per la prima volta, quel 21 luglio 2011, passai di fronte al reparto di radioterapia. Quante volte sono passata di là, e quante persone sofferenti ho dovuto vedere, bambini compresi... Proprio la prima volta che vi passai davanti, i medici stavano riaccompagnando nella sua stanza quello che doveva essere un malato/una malata terminale. Ho scritto così perché quella povera creatura sofferente non aveva più un volto. La malattia l'aveva completamente snaturata. Stava nel letto e aveva gli occhi chiusi.
La sera tornai a casa e piangendo, al telefono, dissi ad A. che io non volevo fare la fine di quella povera creatura. Ero terrorizzata, vedevo me stessa su quel letto, ridotta ad uno stato larvale. Ho iniziato ad avere gli incubi.
Speravo che la mia brutta avventura fosse finita con l'intervento chirurgico. Volevo tornare alla mia vita di tutti i giorni. Riprendere a studiare per finire l'università, dato che avevo chiesto la tesi solo una settimana prima che il male mi venisse diagnosticato.
Attesi il responso fino al 18 ottobre 2011. Uno dei giorni più duri da sopportare per me...

Quando il destino rema contro... Tu ribatti!!!

Io e A. ci eravamo lasciati già da qualche mese. Ma c'era voglia di rivedersi e di passare qualche giorno insieme. Faccio i biglietti del treno con circa un mese di anticipo, per ottenere qualche sconto promozionale. La partenza è per fine luglio 2011. All'inizio A. è titubante, pensa che forse non sia una buona idea quella di rivedersi. Ma poi se ne convince. E io conto i giorni che mi separano dal rivederlo. Mi manca troppo!
Dal momento in cui faccio i biglietti al giorno effettivo della partenza, accade in sequenza che:
- il 20 luglio mi viene diagnosticato il cancro
- il 24 luglio mio padre viene investito mentre è in bici e quasi lo ammazzano. Non sarà autosufficiente per un bel po' e necessita di assistenza continua
- scoppia un incendio alla stazione Tiburtina e rischio di non partire comunque, perché i treni non vanno
- mia zia, che doveva darmi il cambio con mia madre per assistere papà, non può farlo per motivi di lavoro
E in teoria io non potrei muovermi perché potrebbero chiamarmi dal Policlinico Gemelli per fare gli esami di accertamento a cui mi sto sottoponendo.
Quando mio padre mi dice che posso partire, anzi, che DEVO partire (perché me lo merito, perché ho fatto tanto per lui e ci tenevo a tornare a Milano, che non avrei saputo quando ci sarei potuta tornare poi...), per sicurezza telefono al Prof. M. per chiedere se posso allontanarmi per qualche giorno.
Allora, dovete sapere che il Prof. M. è un grande medico, conosciuto e stimato a livello internazionale. Di solito lo si disturba, chiamandolo sul cellulare personale, per cose mooolto più serie di quella di un viaggetto a Milano. E invece lui, da grande persona unama che è, ancor prima che grande medico, mi risponde che posso andare tranquillamente, è felice per me e mi raccomanda di divertirmi.
Bene! Perfetto! Nonostante gli ostacoli iniziali, nonostante sembrasse che tutto si fosse messo contro la mia partenza, il 29 luglio si va a Milano!
E.... La mattina della partenza accade in sequenza che:
- alla stazione della mia città, il treno regionale che doveva portarmi a Roma, quello delle 6:14, non parte perché le porte non si chiudono. Per fortuna alle 6:33 passa un regionale veloce. Bene, arriverò a Roma anche con qualche minuto di anticipo
- arrivata a Roma Termini ho circa 40 minuti di tempo prima di prendere il Frecciarossa per Milano. Scendo giù per andare un attimo in bagno e quando risalgo, sul tabellone delle partenze leggo che... Il mio treno è stato cancellato!!! Cancellano un solo treno e di quale treno si tratta?!? Ma del mio ovviamente....
Sono scoraggiata, quasi quasi me ne voglio tornare indietro. E' destino che io a Milano non debba andare e che A. non lo debba rivedere. E invece vado al punto informazioni per i Frecciarossa e mi faccio cambiare la prenotazione.
Finalmente salgo sul treno per Milano. Prima di partire vorrei avvisare i miei compagni viaggiatori che probabilmente a destinazione non arriveremo. Sul treno ci sono io, che a Milano non devo arrivare, a quanto pare!! :-DD
E invece arrivo. In orario. Tutto perfetto. Quando sono alla Stazione Centrale vorrei baciare il suolo. Sono tornata dove non credevo che avrei rimesso più piede. E successivamente mi verrà la nausea per quante volte ci sono tornata (per motivi meno piacevoli).
Con A. abbiamo trascorso 3 giorni meravigliosi, 3 giorni in cui tutto è stato bello. Lui mi ha regalato gli ultimi momenti felici prima che cominciasse il calvario. Grazie A.!

Mi avevano detto che...

Mi avevano detto che durante le cure avrei avuto la tedenza ad ingrassare. Io durante la chemioterapia sono dimagrita tantissimo. E non perché stessi male. A me la chemio è andata di lusso. Ho continuato a mangiare normalmente, senza modificare la mia alimentazione e non mi sono privata di nulla. Avevo giusto una leggera nausea i 2/3 giorni successivi al ciclo di chemio. Poi nulla di rilevante.
E comunque, come dicevo, non sono ingrassata affatto. Nonostante le belle quantità di cortisone che il mio corpo era costretto ad assumere. Solo nel finale, quando ormai ero giunta alla sesta TAC, mi sono gonfiata, a causa della ritenzione idrica e della stanchezza. Ma dopo un riposo di una settimana e una bella cura drenante, mi sono sgonfiata immediatamente e tutto è tornato nella norma.
E durante la chemio dimagrivo e subivo l'invidia bonaria delle mie compagne di cicli terapici, che al contrario stavano quasi tutte ingrassando ^^ Penso che molte si siano attaccate al cibo, può essere un rifugio in certi momenti. Ricordo che mentre eravamo in terapia, sedute sui lettini con le flebo accanto, si parlava quasi sempre di mangiare (che noia!!) e le infermiere ci portavano dolci di tutti i tipi. Io ero vegetariana già all'epoca, praticamente. E penso di essermi salvata dal pericolo di ingrassare eccessivamente non attaccandomi ai dolci (che tra l'altro non mangio, essendo allergica ad arachidi e mandorle), mangiando il giusto e bevendo tantissima acqua. Poi, nonostante la stanchezza cronica e il poco fiato nei polmoni, appena mi era possibile non rinunciavo a delle salutari passeggiate.
Anche adesso che sono in terapia ormonale rischio di ingrassare. Effetto della menopausa indotta. Ma come ho detto ho la fortuna di sapermi aiutare con il tipo di alimentazione che seguo. E in più cerco di stare sempre in movimento: cyclette a buon ritmo, lunghe passeggiate, a breve corsa.

Mi avevano detto che avrei dovuto sopportare tutti i disagi della menopausa. Io ho avuto giusto qualche piccola vampata di calore all'inizio e poi più nulla. E per alcune cose è anche un piacere stare in menopausa eh eh :-DDD

Mi avevano detto anche che quando sarebbero ricominciati a crescere i capelli, alla prima ondata sarebbero stati molto fini e bianchicci. E che successivamente sarebbero spuntati dei bei capelli forti, anche più belli di prima.
Posso dire che, almeno per me, non è stato così. Di capelli bianchicci nemmeno l'ombra, hanno cominciato a crescere subito i miei capelli normali. Anzi, prima di rasarli a zero, avevo qualche capello bianco. Che ora è scomparso!! Cavolo, la chemio mi ha ringiovanito!!! :-D

7 settembre 2011 - Operazione num. 1

Dopo aver ricevuto il responso dal prof. M. il 26 agosto, il 5 settembre finalmente mi ricovero per sottopormi ad intervento chirurgico e far sloggiare l'inquilino abusivo e pure antipatico!
E' il primo intervento in anestesia totale nella mia vita.
Non sono particolarmente preoccupata. Però devo ammettere che l'anestesia totale crea qualche angoscia. La paura più comune credo sia quella di non risvegliarsi più. Che a ben vedere poi, sarebbe il male minore! Si continua a dormire per sempre e non ci si accorge di nulla. Il miglior modo per andarsene, secondo me :-))) Altri invece hanno paura di risvegliarsi durante l'operazione, di sentire dolore e di non riuscire ad avvisare i medici. Ho conosciuto una signora che aveva questa paura.
Comunque, dopo averla sperimentata per ben tre volte in meno di un anno, posso dire che invece l'anestesia totale è una gran bella invenzione. Ti addormenti, stai sotto i ferri per ore e ore e quando ti risvegli sembra sia trascorso solo un minuto. Tra lo scegliere di essere la paziente sottoposta ad intervento o il familiare che sta fuori ad attendere per tutte quelle ore... Non avrei dubbi su cosa preferirei! Odio le attese!!
Il 7 settembre è il giorno dell'intervento. Passeranno a prendermi in stanza per prepararmi e portarmi in sala operatoria verso le 10:30.
Prima dell'ora x il Prof. M. si diverte a farmi un bel disegnino sul petto e poi mi scatta un paio di foto. Poi giù al reparto di radiologia per fare la localizzazione e sono pronta!
La zona operatoria del Policlinico Gemelli è impressionante. Un lungo corridoio freddissimo e decine di porte rosse. Ognuna di loro corrisponde ad una sala operatoria. La mia è la numero 9. Là sotto si ha l'impressione di ritrovarsi nelle celle frigorifere dove si conserva la carne macellata :-)
Mi portano inizialmente nella zona pre-anestesia (una piccola stanza di fronte alla sala operatoria) e poi mi trasferiscono nella sala operatoria vera e propria. Qualche anno prima avevo avuto l'occasione di vedere la sala operatoria dell'ospedale della mia città. Niente a che vedere con quella in cui mi trovavo in quel momento! Non me ne intendo ma cavolo, nonostante non fosse il miglior posto del mondo, era davvero bella!
Iniziano a sistemarmi sul tavolo operatorio, procedono con la preparazione di routine e infine arriva l'anestesista. Ho notato che prima dell'intervento non si vedono mai i chirurghi e i medici che effettueranno l'operazione. Solo a Milano mi è capitato di vedere il chirurgo plastico, prima dell'intervento. L'anestesista inizia ad iniettarmi delle cose, poi ad un certo punto mi dice: "Adesso arriva il sonno" e... Niente, mi addormento senza nemmeno rendermene conto.
Mi sveglierò alle 16:30 del pomeriggio. Sono già fuori della sala operatoria. Mi ritrovo nella hall di un reparto in cui ci sono un paio di altri pazienti che si stanno risvegliando. Mi sveglio come ci si risveglia dopo una dormita, niente di particolare. Ma dopo pochi minuti inizio a tremare di freddo (reazione normale, che poi non mi è più accaduta nei due interventi successivi). L'infermiera mi porta una coperta ma il freddo non accenna a diminuire. Dopo 20/30 minuti va via da solo, all'improvviso, così come era arrivato.
Alle 17 mi riportano in stanza. La prima cosa che chiedo a mia madre quando la rivedo è: "Ma che ore sono?". Quando mi dice che sono stata lì dentro per circa 6 ore resto sbalordita.
In stanza via con flebo e antidolorifici ma la sera sono già in piedi e riesco a fare qualche passetto da sola. L'intervento al seno non è particolarmente debilitante. Io dal giorno successivo non chiesi nemmeno più antidolorifici (lasciando stupiti medici e infermieri!!).

giovedì 12 luglio 2012

Mai nessuno dovrebbe capire come ci si sente

Io vorrei che mai nessuna delle persone che amo e che mi sono accanto potesse essere in grado di capire come ci si sente quando si ha una grave malattia. Quando sento qualcuno dirmi: "Io non posso capire esattamente quello che provi".. beh, io sono felice che questa persona non lo sappia. E' una frase che ho ripetuto spesso ad A. Gli ho sempre detto: "Tu non dovrai mai sapere cosa si prova". Meno persone intorno a me mi comprenderanno, più io sarò felice. Perché solo tra malati ci si comprende davvero. Solo tra persone che hanno vissuto lo stesso percorso non c'è bisogno di spiegare nulla. Parlano il silenzio e lo sguardo.

Ridere anche nelle situazioni peggiori

Mi stanno preparando per la tac.
Un esame diagnostico che, come tutti gli altri, non avevo mai fatto prima.
Si tratta di una tac total body. Mi inietteranno il liquido di contrasto e prima di iniziare mi indicano tutte le varie situazioni in cui devo avvertire il personale. Mi dicono che nel primo minuto mi sentirò stordita (come infatti avverrà) e che a parte questo non dovrei avere altri problemi. Per qualsiasi anomalia, devo avvisarli e loro interverranno.
Partono con l'esame. Le prime sessioni sono senza liquido di contrasto. Tutto ok.
Poi entra il medico per iniettarmi questo benedetto contrasto.
Stordimento inziale di circa un minuto. Tutto ok.
Poi il liquido inzia a scendere lungo il mio corpo. Lo sento partire dalla testa, poi lungo il dorso e... Quando arriva un po' più giù ho come la sensazione che me la stia facendo sotto!!! Non posso muovermi, devo restare immobile ma l'unica cosa che penso è: "Ma porca, mi sto facendo la pipì addosso!! Che figura di m****!!". Mi hanno messo un lenzuolino sulle gambe perciò non vedo cosa sta accadendo. E ancora: "Ma sarà una sensazione normale? Devo avvisarli? Non mi avevano detto nulla di questa possibilità". Decido di non dire nulla e per fortuna la sensazione passa, quando il liquido raggiunge i piedi. Resto sdraiata finché non ritorna il medico ma l'unica mia preoccupazione è di alzarmi per vedere cosa cavolo è successo. Mi dico: "E ora dovrò asciugarmi, avrò il pantalone completamente zuppo. Che figuraccia!!". E invece, quando mi alzo, è tutto asciutto. Era stata solo una spiacevole sensazione causata dal passaggio del liquido... in certe parti. Ah ah ah ah!!!!

Quell'agosto infernale di accertamenti

La prima cosa che il Prof. M. ordinò di fare fu l'agoaspirato. Era il 21 luglio 2011. Mezz'ora di tortura sul mio seno sinistro, per tentare di staccare del buon materiale da quel nodulo grosso e duro. Non è stato doloroso, perché mi è stato fatto sotto anestesia locale, ma ogni volta che il medico doveva fare entrare l'ago per tagliare i pezzetti, praticava una pressione così forte che... Beh, insomma, non è stato per niente piacevole. Nei giorni successivi mi ritrovai anche un bel livido sulla parte... Ma dovevo cominciare ad abituarmi alle torture e ai maltrattamenti al mio seno, non era che l'inizio.
Successivamente, nei primi giorni di agosto, mi sottoposi a risonanza magnetica. Quella mammaria è una vera e propria rottura di scatole. Perché devi startene sdraiata a pancia in giù, con le braccia distese in avanti, per circa mezz'ora. Ti dicono di stare immobile ma dopo 10/15 minuti ferma in quella posizione, parte il formicolio alle braccia e quasi non le senti più. La seconda volta che l'ho fatta (nel mese di marzo 2012), mi sono ingegnata e muovevo le braccia impercettibilmente, senza muovere il busto, che alla fine è quello che deve stare immobile più di tutto.
Molti hanno paura della risonanza o della tac. Il problema principale della risonanza è che molto spesso ti ritrovi rinchiuso nel macchinario. Io ho fatto la risonanza sia a Roma sia a Milano e mi sono ritrovata sempre con la testa rivolta verso la parte aperta. Ho sentito di alcuni che erano terrorizzati, o perché soffrivano di claustrofobia o perché avevano come la sensazione di ritrovarsi in una bara!! Le sensazioni sono molto personali ovviamente, io non ho mai avuto paura di sottopormi ad alcun esame diagnostico. Ho provato solo un po' di timore quando mi sono sottoposta, qualche giorno dopo, alla scintigrafia ossea. Il timore è causato dal movimento del macchinario che utilizzano: sei disteso a pancia in su e il macchinario inizia a scendere, ti tocca quasi il naso. E tu hai una paura pazzesca che non si blocchi, che continui a scendere e ti schiacci!!
A fine agosto i primi responsi. Il 26 mi reco al Policlinico Gemelli per effettuare la tac e mi viene comunicato che al termine di questa dovrò recarmi nello studio del Prof. M. per fare il punto della situazione. Mi saranno comunicati i risultati degli esami svolti fino a quel momento, istologico compreso. Conoscerò finalmente il mio futuro a breve termine.
Finita la tac, siamo nello studio del Prof. M. Lui non è ancora arrivato. Un'altra dottoressa mi fa alcune domande per completare la mia scheda personale.
E poi arriva il prof. M. Io sto morendo di paura. Vorrei sprofondare sulla poltrona. Sono terrorizzata dal responso che sta per darmi.... Lui passa i primi 5 minuti (che a me in quel momento sembrano 5 ore!!!) a leggere la documentazione che mi riguarda. E io cerco di leggere sul suo volto. Di interpretare le sue espressioni. E mentre sto lì mi domando: "Ma perché sta in silenzio? Perché non parla? Perché non dice niente? Ecco, ora mi darà delle notizie tremende...."
Poi mi chiede di visitarmi. Anche durante la visita silenzio più assoluto. Basta, non ce la faccio più! Mi condanni e facciamola finita!!
Torniamo a sedere. Inizia finalmente a parlare!! Per fortuna sono notizie positive. Il tumore non è aggressivo, non si è esteso. Agli inizi di settembre interverremo chirurgicamente, con una quadrantectomia. Una volta eseguita l'operazione, in base al risultato dell'istologico, si vedrà come proseguire.
Sospiro di sollievo... Esco dal suo studio con 10 anni di meno ma con il sorriso sulle labbra!
E' andata meglio del previsto, devo avvertire tutti quelli che erano in ansia per me!!

A cosa si pensa in quel preciso istante...

Fortunatamente non mi sono ritrovata nella condizione di essere una malata terminale. Anche perché, se lo fossi stata, ora non starei qui a battere sulla tastiera del mio computer per scrivere questo post :-))Ma ho assaggiato il sapore amaro della morte. Ne ho annusato l'odore fetido.
Soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. E in quel periodo, come nei successivi, io avevo voglia di avere accanto a me una persona. La persona che ho amato di più nella mia vita. Non stavamo già più insieme quando mi venne diagnosticato il male. Ma io ancora l'amavo e tutt'ora la amo questa persona. Che è fisicamente lontana. E ora, purtroppo, è lontana in tutti i sensi. Anche e soprattutto per colpa mia.
Ma nella vita va così. Va che molto spesso non puoi farci proprio nulla.
Il suo pensiero, la sua vicinanza... sono stati di grande aiuto per me. Indossavo un ciondolo che lui mi aveva regalato tutte le volte che andavo alle visite mediche, quando doveva essermi comunicato qualcosa di importante. Avere il ciondolo al collo mi dava la benefica sensazione che lui fosse accanto a me in quel momento. Ho comunicato a lui per primo tutte le novità che avevo sulla mia situazione. Da lui sono corsa non appena ho scoperto il nodulo e poi prima di iniziare la chemioterapia. Tra le sue braccia il tempo si fermava, io stavo bene e la malattia non mi rompeva le scatole. Ho pensato a lui tutte e tre le volte prima di entrare in sala operatoria nell'ultimo anno. Ed è sempre stata la prima persona che ho chiamato al mio risveglio. Ogni volta, prima di entrare in sala operatoria io gli ho mandato un sms in cui gli facevo sapere che lo amavo. Che se qualcosa fosse andato storto sotto i ferri, lui doveva sapere che io lo amavo.
Lui ha dovuto sopportare i miei pianti, i mei sconforti, le crisi terribili dovute anche ai medicinali che assumo. Lui ha dovuto assorbire tutto il mio dolore e la mia rabbia. E non lo meritava. E io non avevo diritto di abusare così di lui.
Adesso gli ho detto addio. Perché lo amo.

Consigli di lettura e di vita

Il 20 giugno scorso ho partecipato all'evento "IEO per le donne", organizzato presso l'Hotel Marriott di Milano. Un evento unico, condiviso con centinaia di altre donne. In cui c'è stato spazio per emozionarsi ma anche per sorridere. In cui ho avuto l'occasione di incontrare, per la prima volta da quando sono in cura all'IEO, il grande Umberto Veronesi. A lui devo la realizzazione di un luogo in cui mi è stata data nuova speranza, in cui c'è un personale medico e infermieristico eccezionale. A lui devo la mia scelta definitiva di diventare vegetariana.
All'ingresso della sala in cui era organizzato l'evento, ci hanno accolto regalandoci una sacca di benvenuto. All'interno della mia sacca ho trovato uno dei libri più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Io ve lo consiglio dal più profondo del mio cuore. E' una carica di energia e voglia di vivere pazzeschi!
Il libro s'intitola "Il mio cuore sconosciuto", scritto da Charlotte Valandrey, in Italia edito da Longanesi.
Per invogliarvi alla lettura di questo libro (si tratta di una storia vera, la scrittrice racconta di se stessa) vi riporto due estratti.
Il primo si può leggere nel retro di copertina: "Bisogna aver sfiorato la morte per capire quanta urgenza c'è di vivere, di bruciare, di amare, di riempire la vita in ogni suo frammento".
Il secondo, è un consiglio che la Valandrey dà a tutti noi, e che io vorrei imparare a seguire: "Voglio rivelarvi un trucco. Nelle giornata più cupe, quelle che si vorrebbero cancellare dall'agenda con una grande croce, quelle che segnano le date più tristi della nostra cronologia intima, bisogna fare qualcosa di eccezionale, un atto mai compiuto prima. Realizzando un'impresa che si potrà associare alla brutta giornata e che a poco a poco permetterà di serbarne un bel ricordo". (pag. 160-161)