venerdì 20 luglio 2012

La crioconservazione del tessuto ovarico

Troppe volte mi è capitato di imbattermi in donne che non sapevano della possibilità della crioconservazione del tessuto ovarico. Un'opportunità in più che abbiamo noi ragazze sottoposte a cure antitumorali. Vi riporto la nota informativa che distribuiscono alle pazienti presso il Dipartimento Salute della Donna, del Bambino e dell'Adolescente, U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana (Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna). Tutta la procedura è completamente gratuita per le pazienti, sia il prelievo del tessuto ovarico, sia la sua conservazione, sia il suo futuro ed eventuale utilizzo.

Per info:
Dott.ssa Raffaella Fabbri
e-mail raffaella.fabbri@unibo.it
Tel. 051/6363732

www.aosp.o.it
www.cryotissue.com


Progetto Preservare la Fertilità
"Ogni anno migliaia di donne in età fertile si ammalano di tumori che richiedono trattamenti con chemio e/o radioterapia. Tali terapie possono determinare gravi danni alle ovaia e la donna, spesso, perde la fertilità. L'obiettivo primario per le pazienti affetta da tumore rimane la guarigione: ma considerando il numero sempre più elevato di donne guarite dopo neoplasia, dobbiamo cercare di soddisfare il loro desiderio di fertilità, migliorandone così la qualità della vita".


NOTA INFORMATIVA (data di applicazione: 06/04/2010)
Premessa
La crioconservazione di tessuto ovarico, prelevato mediante biopsia per via laparoscopica prima dell'inizio delle terapie antitumorali, offre importanti prospettive per preservare la funzione riproduttiva e l'attività steroidogenica delle pazienti affette da patologie neoplastiche, siano bambine o giovani donne in età fertile.
La crioconservazione del tessuto ovarico consente di recuperare un numero elevato di follicoli. Può essere effettuata in qualsiasi momento del ciclo mestruale evitando ritardi nell'inizio della terapia antineoplastica; risulta indicata nella maggior parte delle patologie neoplastiche e in particolare in paziente affette da tumori ormono-sensibili, e nelle pazienti prepuberi che devono sottoporsi a trattamenti chemio/radioterapici e in cui non è possibile effettuare la stimolazione ovarica.
Il tessuto ovarico, dopo scongelamento, potrà essere reimpiantato ortotopicamente al peduncolo ovarico d'origine (nella sede ovarica dove è stato effettuato il prelievo), e/o eterotopicamente, lontano dalle ovaiae in siti particolarmente vascolarizzati (es. sotto la borsa omentale, sotto la capsula renale, sulla superficie del muscolo deltoide, sulla superficie anteriore dell'utero o sotto la pelle dell'avanbraccio) per ripristinare la funzionalità gametogenica (produzione dei gameti femminili: gli ovociti), quindi la fertilità e/o steroidogenica (produzione di ormoni). Il tessuto ovarico può essere in alternativa posto in coltura per ottenere la crescita e lo sviluppo in vitro dei follicoli dai quali prelevare gli ovociti maturi da utilizzare in un programma di fecondzione al vitro.
La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica molto promettente. La percentuale di ripresa della funzionalità ovarica è del 90-100% compatibilmente con l'età della paziente e il numero di folicoli presenti al momento della crioconservazione. Per quanto riguarda la possibilità di avere figli, fino ad ora (2009) nel mondo sono nati dodici bambini grazie alla crioconservazione e successivo reimpianto di tessuto ovarico.
Procedura
Il prelievo del tessuto ovarico può essere effettuato solo se i test per malattie infettive (HIV, epatite B e C) saranno risultati negativi.
Per poter prelevare il tessuto ovarico sarà effettuata una laparoscopia sotto anestesia generale.
Dopo l'induzione dell'anestegia generale viene insufflata nella cavità addominale, attraverso una piccola incisione in corrispondenza della cicatrice ombelicale, anidride carbonica, che permette di separare gli organi pelvici tra loro e dalla parete addominale, consentendo un'adeguata visione. Una volta "gonfiata" (moderatamente) la cavità addominale, si procede all'introduzione, la stessa via, di una sottile sonda che ha all'estremità una telecamera. Su uno schermo televisivo sarà ora visibile l'interno della cavità addominale. Attraverso piccole incisioni (di circa 5 mm) nella parete bassa e laterale dell'addome s'introducono gli strumenti necessari per eseguire atti chirurgici. Al termine la sonda è rimossa; il gas esce dall'addome. Viene applicato qualche punto di sutura sulle incisioni addominali e un piccolo bendaggio è posto a protezione delle ferite.
In media questo tipo di laparoscopia richiede 15-20 minuti e tutte le informazioni circa le modalità dell'intervento ed i suoi rischi le verranno fornite prima dell'esecuzione dello stesso, per il quale le verrà richiesto di prestare uno specifico consenso informato scritto.
Nel corso della laparoscopia verrà effettuata una biopsia allargata su un'ovaia o entrambe le ovaie, quando possibile.
Sia che l'intervento sia eseguito presso la nostra U.O., sia che sia stato effettuato in altra sede, il tessuto ovarico verrà trasportato nel laboratorio dell'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana e quindi tagliato in fettine. Un campione verrà immediatamente fissato per le analisi, mentre le rimanenti fette saranno criopreservate applicando metodiche di alta tecnologia e conservate in contenitori di azoto liquido a -196° C fino allo scongelamento (tutte le procedure di crioconservazione verranno eseguite da personale tecnico specializzato sotto il coordinamento della Dott.ssa Raffaella Fabbri).
I rischi attesi sono da correlarsi esclusivamente all'intervento chirurgico di tipo laparoscopico, che in rari casi può portare alle seguenti complicanze: emorragia, ematoma, shock, danno al tratto urinario o gastrointestinale, ernia ed infezioni.
Tuttavia è importante che lei sappia che l'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana, al momento NON è in grado di garantire:
a) la sopravvivenza del tessuto ovarico dopo la crioconservazione;
b) la corretta conservazione del tessuto ovarico, in particolare per periodi prolungati;
c) l'idoneità del tessuto ovarico ad essere successivamente trapiantato al fine di ottenere una ripresa della funzionalità steroidogenica e gametogenica;
d) l'idoneità del tessuto ovarico ad essere posto in coltura in vitro allo scopo di ottenere una gravidanza mediante applicazione di una tecnica di fecondazione assistita.
La ripresa dell'attività gametogenica (fertilità) e/o steroidogenica (produzione di ormoni) mediante autotrapianto del tessuto prelevto o maturazione in vitro di follicoli ovarici, necessita ancora di approfondimenti e sarà oggetto di ricerche successive delle quali Lei sarà informata.
L'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana conserverà il tessuto ovarico e ogni anno le verrà chiesto di rinnovare la richiesta di mantenere il tessuto ovarico criopreservato. Qualora lei decida di rinunciare alla conservazione del tessuto, potrà donarlo alla U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana a scopo di ricerca (in questo caso il tessuto verrà reso "anonimo", cioè non risulterà più ricollegabile alla sua persona), oppure decidere che venga distrutto.
Inoltre, è possibile che l'U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana le chieda l'autorizzazione a trasferire il tessuto ovarico crioconservato in altra sede, motivandone la necessità.
Per tali motivi è importante che lei fornisca i suoi recapiti e si impegni a comunicare alla U.O. Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana qualsiasi variazione degli stessi, nonché che fornisca l'autorizzazione ad informare il suo medico curante.

5 commenti:

  1. Bella cosa davvero! Quando mi sono ammalata io tale possibilità non esisteva. Ho subito chemioterapia e radioterapia in alte dosi.
    Sono andata in remissione e poi guarita ma sono diventata sterile senza rimedio. Non so se feconda avrei deciso di diventare madre ma sarebbe stata una mia scelta, così invece non ho avuto possibilità.

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  2. Dobbiamo avee fiducia nella scienza e nella ricerca. Si stanno facendo passi da giganti

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  3. Sei veramente unica !!! Te lo dico sempre io ho ritwittato il tuo tweet!! (Memolexox )

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  4. Ciao barbara, sono una ragazza di 29 anni e mi è stato diagnosticato un tumore ieri. Nell'attesa dell'esito istologico della biopsia, però, ho iniziato a pensare ed informarmi sulla possibilità di congelare gli ovociti per preservarli dalla chemio (ho già vissuto tutto il trambusto come spettatrice di mia mamma, quindi parto "agevolata"), ma in internet si trova tutto e niente..
    Avrei piacere di scambiare quattro chiacchiere con te, sapere che ne pensi di questa cosa (premetto di non aver letto tutto il tuo blog, ma solo questo post..) e..beh, se hai voglia scrivimi
    maddalena.guglielmi@gmail.com
    ciao :)

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