domenica 30 settembre 2012

Vuoto

Tutto l'amore che era dentro di me
prosciugato
esaurito
svuotato
finito.
Non resta niente di quell'amore che tu hai
razziato
rapito
depredato
ferito.
Nessuna stilla é sopravvissuta
nessun mare rinascerà.
La vita continuerà
e io mi sento una sconosciuta.

Barbara Vellucci 30/09/2012

sabato 29 settembre 2012

Nulla due volte accade

Nulla accade due volte. Ma io non chiedo e non voglio che ciò che desidero accada un'altra volta, come la prima volta. Vorrei che accadesse di nuovo, che fosse una nuova volta, una prima volta. Che fosse migliore, più consapevole, un tentativo maturo scevro di errori. Che quegli stessi errori commessi in passato diventassero la forza di un sentimento riscoperto.
Ci siamo guardati negli occhi, ci siamo guardati dentro, nel buio più profondo e nascosto. Ci siamo spaventati entrambi perché questo genere di visioni genera terrore. Adesso però ci conosciamo, non abbiamo più nulla da nasconderci reciprocamente. Il tempo aiuta, il tempo progetta. Solo lui può mischiare le carte e mostrarci la vita da un'altra angolazione, offrirci nuove possibilità che in passato ignoravamo. Solo il tempo può sorprenderci. Lui e il suo amico destino.

venerdì 28 settembre 2012

Come fai? Dove trovi la forza?

Stasera, per l'ennesima volta, mi son sentita ripetere: "Io non so davvero come fai, dove trovi tutta questa forza". La verità é che io proprio non lo so. Quello che faccio lo faccio perché devo. La forza da qualche parte arriverà di certo ma io non ho idea su dove venga prodotta o ricavata.
Come faccio? Dove trovo la forza? Oddio, e io che ne so? Passo la giornata a friggermi il cervello per mille altri problemi ben più concreti e urgenti. Devo combattere contro traumi psicologici ben più pressanti e prioritari per me. Non ho tempo di interrogarmi ponendomi queste due gettonatissime domande. E anche se me le ponessi, le risposte non le troverei mai, anche perché sono convinta che non esistano.
Come faccio a sopportare tutto questo? La verità é che io non lo sopporto affatto, come nessuno lo sopporterebbe. La mia é passiva accettazione, rassegnazione. Quale sarebbe l'alternativa? La pazzia, la follia, il gesto estremo. Questa sarebbe... E se qualche settimana fa la pazzia sembrava esser di casa dentro di me, ora sono quasi certa di averla fatta sloggiare. E allora me ne sto tranquilla, rincorro la serenità d'animo senza troppo affanno, faccio ciò che devo, mi prendo ciò che arriva e tento di non disperare per ciò che al contrario se ne va.
Sto cercando di spazzare le macerie, di ricostruire un edificio più bello di prima. Perché voglio credere in un domani migliore. Perché devo crederci.

giovedì 27 settembre 2012

La crudeltà umana

Ero in Stazione Centrale a Milano un'ora fa circa, seduta ad aspettare il mio treno. All'improvviso il mio sguardo é stato attratto da un piccione che passeggiava faticosamente davanti a me. Camminava a stento, barcollava mantenendo un equilibrio precario. A quel punto i miei occhi si sono spostati sulle sue zampe e sono rimasta inorridita: un filo le legava, impedendogli libertà di movimento.
Ho cercato di aiutarlo ma nessuno ha aiutato me a farlo, non riuscivo a prenderlo da sola. Tutti guardavano ma nessuno ha mosso un dito per la povera creatura umiliata da quelle catene alle zampe. Allora ho fatto l'unica cosa che mi era rimasta da fare: chiamare A. e dirgli di avvisare l'Enpa. Mi ha detto che intervengono quando ricevono segnalazioni, spero che riescano a trovare il piccione quando arriveranno in stazione. Ad un certo punto mi sono dovuta dirigere verso il mio binario e non ho più potuto tenerlo d'occhio, avevo dentro un magone pesante e mi sentivo in colpa per non essere riuscita a fare di più per lui.
E sono rimasta profondamente schifata da tutte le altre persone che erano lì, a godersi il terribile spettacolo senza fare nulla, indifferenti o menefreghisti. Poi ho pensato che molto spesso si ha questo atteggiamento anche di fronte alle persone che soffrono... E ho smesso di meravigliarmi. Ti auguro tanta fortuna caro piccione. E coloro che di fronte a te sono stati inerti e sadici meriterebbero solo di essere trattati parimenti, o peggio.

Diario di viaggio - parte 5

27/09 ore 7:30 Milano
Tra poche ore si riparte, si torna a casa. Sto preparando la mia partenza e ho dentro la smania di giungere a destinazione il prima possibile. Verso le 11 lascerò quest'albergo pagato troppo caro per la qualità dei servizi offerti, ottimo soltanto perché situato a pochissimi metri dalla Stazione Centrale e dalla metro. Ho voglia di tornare a casa mia ma non per nostalgia, perché lí ho una moltitudine di cose da fare, risolvere, cominciare e terminare. E c'é il prossimo viaggio a Venezia da rifinire nei dettagli.
Ieri pomeriggio all'IEO il dottor B. mi ha comunicato i risultati del test genetico fatto da mia madre ad aprile scorso: la mutazione genetica l'ho ereditata da lei. Ce lo aspettavamo, stavamo solo attendendo conferma. I soli casi di tumore si sono verificati nella sua famiglia, l'esito era quasi scontato. Adesso lei dovrà sottoporsi, se deciderà di farlo, a tutti gli esami di prevenzione cui devo sottopormi io per il medesimo problema. Le ho anche spiegato che deve avvertire i suoi fratelli, alcuni di loro potrebbero avere la mutazione genetica e di conseguenza potrebbero averla trasmessa ai figli.
Questo risultato mi ha delusa. Sapevo che sarebbe andata proprio in questo modo ma fino alla fine ho sperato di essere la sola e unica in famiglia ad avere la mutazione del gene BRCA2, ho sperato che tutto si fosse originato da me. Ma era un'ipotesi troppo remota. Avrei voluto che questa maledetta mutazione nascesse e morisse con me, che non si ramificasse, che non producesse nuovi adepti.
Mia madre ha accettato la notizia positivamente. Dice che i suoi genitori (uno dei due deve averle trasmesso la mutazione) sono arrivati a superare gli 80 anni senza ammalarsi mai di cancro, ha aggiunto che farà prevenzione ordinaria e che non se ne farà un'ossesione. Sarà vigile ma senza esagerare.
A mia madre non rimprovero nulla. Nemmeno per un istante ho pensato di colpevolizzarla. Lei non sapeva della mutazione genetica, non ne era a conoscenza. Ha deciso tutto il destino, il caso. C'è poco da accusare. Accuse infondate, prive di logicità. Sono io che non potrò avere scuse, che non potrò avere alibi. Io so, io posso impedire alla mutazione di produrre danni ulteriori. Io posso evitare che un innocente patisca le pene dell'inferno che io patisco tutti i giorni. È un dovere morale il mio. Accetto cosa é stato previsto per me e vado avanti, continuerò a recitare con professionalità e dignità il personaggio per cui son stata scritturata. Continuerò a farlo finché il regista non deciderà la mia uscita di scena.

mercoledì 26 settembre 2012

Diario di viaggio - parte 4

26/09  ore 13:50 Milano
Stamattina scorrazzata in auto con la mitica e bellissima amica Giusy. Penso di doverla ringraziare parecchio perché se non avessi avuto appuntamento con lei e se non fosse passata a prendermi all'hotel, avrei rischiato di ritrovarmi coinvolta nell'incidente avvenuto questa mattina nella metro di Milano.
Che bello riabbracciare la mia amica!! Purtroppo stavolta abbiamo avuto poco tempo per stare insieme. Ma non mancheranno le occasioni per rivedersi e non saranno nemmeno troppo lontane.
Salutata Giusy sono andata a prendere la metro per raggiungere la navetta dell'IEO in Piazza Abbiategrasso. E nella stazione di Porta Romana ho scoperto che un tratto della metro M2 era interrotto e per raggiungere la fermata Abbiategrasso ho dovuto cambiare 3 linee! Nel frattempo su Twitter ho letto dell'incidente avvenuto nella stazione "Gioia" (ecco il perché dell'interruzione) e ho pensato bene di telefonare subito a mia madre, per dirle di non allarmarsi qualora avesse sentito la notizia ai tg.
Alle 12 sono arrivata all'IEO, ho pranzato con un bel carico di verdure (al self service dell'Istituto si mangia molto bene) e poi mi sono data la carica con un caffè. Ho fatto l'accettazione allo sportello e ora sono in attesa di fronte all'ambulatorio del dottor B. Oggi inizieremo a scoprire qualcosa di più circa l'origine della mia mutazione del gene BRCA2.
Spero che il dottor B. non mi faccia far tardi perché entro le 18:30 devo essere a Palazzo Reale in Piazza Duomo, per la mostra di Picasso.
Concluderò la giornata andando a mangiare una pizza con il mio amico M.
E domani si torna a casa!










martedì 25 settembre 2012

Diario di viaggio - parte 3

25/09 ore 19:30 Milano
Oggi giornata libera da impegni ospedalieri. L'ho trascorsa a passeggio per Milano prima e per Vercelli poi.
Stamattina a Milano ho rivisto A. Per farmi del bene, per farmi del male. Per tentare di capire nemmeno io so cosa. O forse non c'è proprio nulla da capire. Con lui sono stata bene, come sempre entrambi lo siamo stati nei momenti pacifici tra noi. E poi volevo respirare aria di familiarità, in una zona di Milano che per un po' mi é appartenuta. Volevo ripercorrere le vie che dalla fermata dell'autobus conducono a casa di A., raggiungere e oltrepassare uno ad uno i punti di riferimento che conosco a memoria, illudermi che quel tragitto avesse lo stesso significato di un tempo, varcare il cancello d'entrata del palazzo, salutare volti noti, prendermi tutte le feste della Gea e le fusa di Mussi... E rivedere A.
Gli ho voluto fare una sorpresa. Dovevamo sentirci telefonicamente verso le 8:30 e invece a quell'ora ho suonato al campanello di casa sua. Temevo potesse reagire male, non gradire il cambio di programma inatteso e non concordato. Ma alla fine ho scelto di andare. Il cuore mi ha suggerito di fare così e quando é lui a prendere le decisioni bisogna fidarsi e affidarsi.
Abbiamo passeggiato per le vie del centro, abbiamo chiacchierato su tante cose. Lui ha ascoltato i miei racconti mentre bevevamo un caffè in un bar in cui eravamo già stati. Ci siamo poi salutati in Piazza Duomo, dopo un lungo abbraccio che avrei desiderato interminabile. Ma é finito, come tutto finisce. E al termine di quel momento d'affetto sincero, ci siamo separati e ognuno di noi s'è diretto in luoghi diversi, opposti. Come in luoghi diversi e opposti si sono dirette le nostre vite.
Non era trascorso nemmeno un minuto da quel distacco che l'ho chiamato sul cellulare e gli ho detto: "Ti voglio bene" e lui ha ricambiato. Telefonata breve, come sono brevi tutte le cose più belle.
Ho trascorso il resto della mattinata passeggiando da sola per le vie del centro di Milano. Oggi non sono riuscita a godermela da sola. Mi sembrava ostile, fredda, distaccata. Oggi non l'ho sentita mia mentre la percorrevo in compagnia della mia solitudine.

Alle 12:15 sono partita dalla Stazione Centrale. Destinazione: Vercelli. A trovare un amico che qualche anno fa é stato più di un amico per me. Non ero mai andata a Vercelli prima. Oggi ho colto l'occasione e sono andata alla scoperta di una bella città. Ho scattato tantissime foto e il mio amico é stato così cortese da accompagnarmi in tanti posti. Aggiungo poi che a Vercelli si mangia anche molto bene!! Peccato che la pioggia abbia guastato l'ultima parte della nostra passeggiata ma il più era fatto e allora ci siamo diretti verso la stazione. Poco dopo sono salita sul treno che mi ha riportato a Milano.
Adesso inizio ad accusare un po' di stanchezza. Ho camminato tantissimo sia a Milano sia a Vercelli ma sono soddisfatta perché da qualche giorno il ginocchio destro mi dava noia e oggi ha retto alla grande al tour de force podistico.

Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Basilica di Sant'Andrea - interno, Vercelli

Chiostro della Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Chiostro della Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Basilica di Sant'Andrea, Vercelli

Giardini, Vercelli

Piazza Cavour, Vercelli


Diario di viaggio - parte 2

24/09 ore 9:00 Bologna
Ho già fatto il prelievo di sangue. La mia pressione é ai limiti sindacabili in questo periodo, mi auguro che il corpo regga a 6 provette succhiate via. Ho buone speranze però, sono sopravvissuta al dissanguamento massiccio subito in periodo di chemioterapia, posso sopravvivere anche a questo minimo cui mi sono sottoposta ora.
Fatto il prelievo, pagato il ticket, recuperata bottiglietta di acqua minerale, fatto colazione... Ora mi rilasso per qualche minuto, seduta su una panchina nel parco dell'Ospedale Sant'Orsola. Adoro questo parco, adoro Bologna, anche se stamani il cielo é velato di nebbia e il sole é così timido da non volersi affacciare.
Tra poco incontrerò la cara amica Elisa ^^

24/09 ore 12:30 Bologna
Sono in attesa di fronte all'ambulatorio 52. La dottoressa arriverà con circa 45 minuti di ritardo a causa di un'emergenza in sala operatoria. Poco male, ho da leggere, ho da scrivere. Tre quarti d'ora passeranno in fretta.
Come in fretta son volate le due ore circa trascorse in piacevole compagnia della cara amica Elisa e di sua figlia Anna. Elisa é una persona rara perché dispensa serenità a chi le sta accanto. Trascorri anche solo poco tempo con lei e avverti dentro di te una energia ignota. Non esagero se affermo che starle accanto ti porta ad un livello tale di beatitudine che quasi fai fatica a crederci.
Cara Elisa sono felice che le nostre strade si siano incrociate lungo uno dei numerosi bivi cui si giunge nel corso della nostra esistenza. La vita toglie la vita dá e oggi a me ha dato te e tutte le volte che sarò triste io penserò a te e alle tue parole e con esse scaccerò la nube cupa posatasi sul mio capo, come la nebbia che si ergeva a cupola su Bologna stamattina.
Mi hai portato sul colle di San Luca, mi hai portato in alto, mi hai offerto una visione panoramica. Uno spettacolo coperto dai rami degli alberi ma in cui non era difficile scovare uno spiraglio per ammirare i tetti della città sottostante. Mi hai mostrato il faro, che illumina e guida. Mi fa piacere e voglio credere che tutto ciò non sia stato un percorso casuale, fatto di quella casualità che noi sappiamo bene non esser tale.

24/09 ore 21:40 Milano
Sono a pezzi. Letteralmente. Questa giornata per me é durata un tempo infinito e incalcolabile di ore. Dovevo fare l'ecografia alle 12:30, la dottoressa doveva arrivare con 45 minuti di ritardo e invece é arrivata ben due ore dopo!! Sono riuscita a prendere il treno per Milano solo alle 17:35. E adesso finalmente sono nella mia camera d'albergo... Stanca fino alla nausea...
Da Bologna son partita con un bagaglio di buone notizie, l'ecografia é andata più che bene. Ho intrattenuto anche un lungo colloquio con la dottoressa F., sintetizzato in queste poche parole: dovrò impegnarmi a guarire e a star bene nei prossimi 4/5 anni, ai figli ci penseremo al momento opportuno. Bene, tutto giusto. In questo istante sono troppo stanca anche solo per pensare che non devo pensare...
A Milano ha piovuto tutto il giorno. Le strade erano agghindate di pozzanghere quando sono arrivata. Ma al mio arrivo c'era il sole. A Milano sono sempre arrivata con il sole. È il regalo che la città mi porge ogni volta che vengo a farle visita.

Parco dell'Ospedale Sant'Orsola, Bologna

Veduta dal colle di San Luca, Bologna

Veduta dal colle di San Luca, Bologna

Veduta dal colle di San Luca, Bologna

scorcio di via, Bologna

L'orologio della Stazione Centrale di Bologna


domenica 23 settembre 2012

Domani la storia si ripeterà

È proprio così che spesso mi sono sentita. Ed essere qui ora a Bologna, dove forse le mie speranze sono state nutrite di illusioni, mi riconduce in quello stato di incompletezza che non potrà mai essere scacciato del tutto.L'anno scorso, mentre ero in attesa per le varie visite preoperatorie, vedevo le altre coppie farsi forza, gli uomini che abbracciavano le loro donne, le baciavano e infondevano loro coraggio. Io ero l'unica sola e mi chiedevo cosa ci stessi a fare in quel reparto. Domani mi chiederò la stessa cosa. Sarò nuovamente sola e avrò in più la consapevolezza che forse tutto é inutile. Sto perdendo tempo e sto spianando il terreno per qualcuno che non giungerà mai.

Diario di viaggio - parte 1

23/09/2012
Sono arrivata a Bologna. Cielo nuvoloso, temperatura gradevole, poco traffico nonostante l'ora di punta serale. Stesso albergo dell'ultimo mio soggiorno nel capoluogo emiliano. Albergo pulito, carino, con personale cordiale e affabile. Non mi sorprendo, perché vengo in Emilia Romagna da quando ho 15 anni e so bene quanto siano accoglienti e disponibili da queste parti. E poi é un albergo perfetto per le mie esigenze: si trova esattamente di fronte all'Ospedale Sant'Orsola. Una vera comodità, dato che domani mattina alle ore 8 devo essere già in reparto per dare inizio alla girandola di visite. In ogni caso é stato un vero colpo di fortuna trovare una stanza libera con così pochi giorni di anticipo dal mio arrivo, non ci speravo.
L'ultima volta che sono stata qui, nel mese di novembre dell'anno scorso, conoscevo già in parte il mio destino: dopo la laparoscopia per la crioconservazione del tessuto ovarico mi sarei sottoposta a 6 cicli di chemioterapia. Ma allora ignoravo un'altra realtà: non avevo ancora scoperto di avere la mutazione genetica. E non sapevo ancora che la tappa di Roma era destinata a cedere il posto a quella di Milano, in modo definitivo.
L'ultima volta che sono stata qui avevo ancora i miei capelli, avevo ancora parte del mio seno, anche se le cicatrici lo avevano già devastato. La crioconservazione aveva un altro significato per me, allora mi permetteva di serbare una speranza ben più valida di quella che possiedo ora.
L'ultima volta che sono stata qui non sapevo che la malattia stava di nuovo piantando le sue radici dentro di me...
Adesso mi ritrovo a Bologna per le visite di controllo (follow up successivo alla laparoscopia e alla chemio). La dottoressa F. e il suo staff dovranno accertare se è quanto la chemio mi abbia danneggiata. Non so ancora bene in cosa consisterà la loro indagine. Domani ne saprò di più.

10 motivi per cui vivere

Da quando ho accettato la malattia e ho iniziato il mio percorso di apertura agli altri e alle loro esperienze, ho frequentato diversi forum monotematici su internet. Stamattina mentre leggevo i vari post su uno di questi forum (AIMaC), ne ho trovato uno in cui un utente chiedeva di elencare i 10 motivi per cui tutti i giorni ci svegliamo e ci diciamo: "Bene, oggi è un'altra giornata DA VIVERE".
E' incredibile come una semplice domanda possa metterci in difficoltà, spingerci a riflettere su aspetti apparentemente banali ma che avevamo tralasciato e che banali non sono affatto. Adesso credo che una domanda del genere dovremmo porla più spesso a noi stessi, per ritrovare le coordinate, per alleviare il senso di smarrimento. Perché ci siamo e dobbiamo tentare di trovare un senso al nostro esserci.
Come tutti gli altri utenti che hanno già risposto, non sono riuscita a trovare ancora 10 motivi. Ma siamo stati tutti d'accordo nello stabilire che l'elenco è un work in progress, che può essere aggiornato, ampliato e modificato quando e quanto più ci piace. O meglio, sarà la vita a dettarci il nostro decalogo, a suggerirlo attraverso i suoi indizi.
Ad un primo approccio riflessivo io sono riuscita ad estrapolare i seguenti motivi:

1) credo molto nel destino, credo che la nostra vita sia l'esecuzione di un piano già stabilito o di una sceneggiatura già scritta. E allora mi dico che finché sono qui è perché devo esserci e la vita ha ancora qualcosa in serbo per me
2) perché il cuore batte, i polmoni respirano, il cervello pensa, gli occhi vedono
3) perché vorrei provare a realizzare i miei sogni, a concretizzare ciò per cui ho sempre lavorato sodo; prendermi le mie soddisfazioni, raccogliere finalmente i frutti di tanto sudore e tanta dedizione
4) perché i miei genitori mi amano e io sono la loro unica figlia
5) perché voglio correre, viaggiare, conoscere, fotografare, scrivere
6) perché nonostante tutto credo che valga la pena viverla questa vita. Perché la vita è fatta proprio così: è ciclica, toglie e dà, ti fa cadere e poi ti innalza
7) perché potrei mancare a qualcuno che ancora non conosco o che conosco già ma di cui non so
8) per i miei amici, quelli veri che ho sempre accanto a me

sabato 22 settembre 2012

Nelle prossime tre settimane....

Domani si parte. Bologna-Milano-Vercelli. Tre città, tre regioni in appena 5 giorni. Ho intenzione di camminare tantissimo, fotografare, incontrare amici vecchi e nuovi, fissare su carta i miei pensieri. Chiudere porte, aprirne altre. E fra tutto questo incrociare le dita perché lo scopo del viaggio è prima di tutto quello di sottoporsi a delle visite mediche.
Mercoledì sarò anche a Palazzo Reale a Milano per la mostra delle opere di Picasso. Chi meglio di lui potrebbe descrivere la mia attuale condizione, il mio attuale stato d'animo? Penso a Guernica (anche se quest'opera non sarà esposta), penso al cubismo... E mi sento soggetto adatto per un'opera appartenente a questa corrente artistica.
Il 7 ottobre invece si parte per Venezia, con possibilità di visitare anche altre città venete. Ennesima occasione per sfuggire altrove, per scattare altre foto, fermare altri istanti di vita, vedere volti nuovi, respirare aria non familiare.
In queste tre settimane metterò in atto un piano che ricorda vagamente una fuga da me stessa. Ma non sarà così. Sarò sempre con me, non mi abbandonerò mai. Voglio viaggiare, voglio muovermi, camminare, vedere, stupirmi... Voglio vivere e viaggiare è uno dei modi migliori che conosco per farlo.

"Guernica" - Picasso

venerdì 21 settembre 2012

Sentirsi pronti

Chi di noi può dirsi consapevolmente pronto ad affrontare taluni avvenimenti nel corso della propria vita? Siano essi avvenimenti voluti o cercati, casuali o fortuiti, gioisi o funesti.
E chi di noi è tanto coraggioso o avventato da sapere con esattezza quando è giunto il momento più propizio per poter affrontare questo evento?
Nessuno di noi può dirsi consapevolmente pronto o impreparato. E' così per avvenimenti quali la nascita di un figlio o la scoperta di una malattia, tanto per illustrare due esempi pratici e antitetici tra loro.
Prima che mi scoprissi ammalata io non sapevo di essere in grado di sopportare e tollerare una tale mole di situazioni "sgradevoli". E' un discorso che avevo già iniziato a proposito della poesia della Szymborska (qui il post). E' vero che a volte mi abbatto, ho momenti di sconforto. Ma poi altre volte urlo a me stessa: "Ti rendi conto di tutto quello che le tue spalle stanno sorreggendo? Perché non applaudi a te stessa per il solo semplicissimo risultato di reggerti ancora sulle tue gambe?".
E per contro penso all'avventura della maternità. Un evento magico, unico ma foriero di ostacoli, cui nessuno può dirsi pronto in partenza. Si può essere pronti a voler fare il salto nel buio ma una volta spiccato il salto ci si troverà di fronte ad un'esperienza in divenire, un lavoro da affrontare giorno per giorno, un confronto continuo con una persona che è parte di noi ma non è noi.
La vita la si vive. Sapremo solo nel finale a cosa eravamo pronti e a cosa no, cosa siamo stati in grado di affrontare con bravura, cosa abbiamo fatto con sufficienza, cosa avremmo potuto fare meglio, cosa abbiamo sbagliato in tutto e per tutto...
Per il momento io posso affermare con una certa dose di sicurezza di essere stata in grado di sopravvivere alla fine di un grande amore e ad una terribile malattia. Sopravvivere, per ora. Vivere è una conquista che mi accingo a completare. Non so giudicare con sufficiente distacco quanto io sia stata capace di affrontare questi due eventi opposti ma accomunati dal dolore soffocante. Sono conscia degli errori che ho fatto ma non posso tornare indietro per evitarli. Posso andare avanti ed evitare di ripeterli nuovamente.

giovedì 20 settembre 2012

Tu

Tu
unico al mondo
a conoscere le mie lacrime.
E non è svantaggio
e non è sventura.
E' fortuna.
Tu
unico al mondo
custode della mia umanità.
Della mia nudità,
estranea al corpo
amica dell'anima.
Tu
unico al mondo
testimone del mio volto senza maschera.
Di una me senza filtri
di una me senza schermi davanti.
Tu
unico al mondo
ad avermi posseduta
in tutto il mio bene
ahimé in tutto il mio male.

mercoledì 19 settembre 2012

Adoro la mia parrucca!

La mia parrucca è fatta così bene da indurre chiunque non mi conosca a credere che in testa ci siano i miei capelli veri. Ed è fatta talmente bene che anche chi mi conosce, e mi rivede dopo molto tempo, mi chiede se quel caschetto castano-dorato che sfoggio è già tutta farina del mio sacco.
La mia parrucca è stata fatta con tale cura da non volare via nemmeno quando il vento soffia fortissimo. E l'ho adorata da subito perché mi ha permesso di conservare un briciolo di femminilità in un momento della mia vita in cui credevo di essere un mostriciattolo asessuato.
La mia parrucca mi piace perché ha un colore che mi dona, un taglio che inizialmente era molto simile a quello che avevano i miei capelli naturali e che poi ho modificato migliorando, non si spettina mai, non richiede lavaggio/stiraggio/asciugatura/messa in piega/tinta...
E mi piace perché stasera, per ben due volte, una persona m'ha messo una mano in testa per accarezzarmela affettuosamente e per ben due volte ha rischiato di trascinarmela via... Ma la mia parrucca è rimasta dov'era!!!

martedì 18 settembre 2012

Perché mi serve aiuto

Ho dovuto sopportare il tuo abbandono e la fine disastrosa del nostro rapporto

la mia malattia, che ha sconvolto la mia vita, cambiandola radicalmente e irreversibilente. In negativo

l'incidente di mio padre, che si è accumulato allo stress emotivo con cui mi ha bombardato la malattia

3 operazioni chirurgiche importanti e la quarta che a breve dovrò sopportare

la chemioterapia e tutto ciò che comporta

la paura costante di riammalarmi contro cui devo combattere

le medicine che assumo e che mi distruggono dal punto di vista fisico ma soprattutto psicologico

il cambiamento del mio corpo, l'essere stata mutilata al seno, l'essere stata fatta invecchiare di colpo con la menopausa. Tutti cambiamenti che non riesco ancora ad accettare

il pensiero che se arriverò all'età di 45 anni mi toglieranno anche le ovaie

la constatazione che non sarò mai madre perché se anche le mie ovaie funzionassero non posso trasmettere questa merda che ho dentro ai miei figli

la programmazione della mia vita, compilata sfruttando i buchi liberi che mi lasciano visite ed esami medici

la frequentazione costante di ospedali, sempre a contatto con medici e gente malata

la stanchezza che spesso mi assale, la tristezza che sovente mi investe

le lacrime subdole che hanno imparato a scivolar via senza io che io dia loro il permesso di farlo

l'amore di quella persona, che non c'è più e che mi priva di una luce che era importante, fondamentale

il non riuscire più a pensare, ad andare avanti con la mia vita, a concentrarmi sul mio futuro

il non essere più in grado di gioire per nulla, di essere felice per alcunché


Per tutto questo e chissà per quali altre ragioni inconsce io ho bisogno di aiuto.
Maldetta malattia, io maledico il giorno in cui hai scelto di violare me, il mio corpo e la mia vita. Ti sei presa le cose più belle di me, me le hai strappate via e sei stata così stronza che ora non sono nemmeno in grado di dare la colpa a te di tutto, ma solo a me stessa.

lunedì 17 settembre 2012

Sono fiera di me stessa e dei miei progressi

Sono stata in un reparto di maternità. Ci sono finita per caso, non è stata una visita programmata.
E sarà stato che non ero di pessimo umore, che ormai ho digerito e assimilato la mia condizione... ma ritrovarmi in un luogo del genere non mi ha scosso più del necessario. Per questo mi rallegro di me stessa, perché realizzo di aver compiuto dei progressi in tal senso. Fossi entrata in un luogo simile qualche tempo fa, avrei dovuto trattenere a stento le lacrime e mi sarebbero piovute addosso una tristezza e una malinconia carogne. Invece non è accaduto nulla del genere e ne sono uscita fuori indenne. Mentre ero lì dentro non ho mai ripescato dal mio repertorio considerazioni del tipo: "Io non sarò mai madre", "Io non proverò mai questa gioia..."... E va benissimo così perché devo imparare a convivere con la mia condizione, non devo soffrirne, non devo torturarmi paragonando la mia storia a quella di tante altre donne cui questo dono è stato o sarà concesso mentre a me è stato strappato via brutalmente. Sarebbe tempo inutile e sprecato, non risolverei un accidenti. E poi conservo sempre un piccolo lumicino di speranza, che non morirà mai se non insieme a me.
Sì, sono fiera di me stessa! E lo sono stata anche quando, qualche giorno fa, una signora che conosce la mia situazione mi ha detto, parlando di sua figlia e di suo nipote, che "Sì, quando ci si sposa i figli sono il giusto coronamento dell'amore di una coppia... Ma che stress crescerli! Quando arrivano la tua vita finisce e cambia completamente!". Non lo pensava, o forse lo pensava veramente, ma io sono convinta che l'abbia detto soltanto per farmi piacere, per mostrarmi il lato negativo dell'avere figli perché sa che io non ne avrò. Sono stata fiera di me stessa in questa occasione perché avrei potuto risponderle: "Tanto io non lo saprò mai tutto questo!" ma invece non l'ho fatto, sono rimasta in silenzio e ho sorriso.

domenica 16 settembre 2012

Quella volta che parlai con una psicologa

Il 24 settembre prossimo, se non sarò in viaggio verso Bologna, avrò appuntamento con una psicoterapeuta. In realtà spero di dover andare a Bologna quel giorno, nella speranza che la dottoressa mi anticipi l'appuntamento quando la chiamerò per farmelo spostare.
L'ultima settimana della mia vita è stata caratterizzata da tranquillità quasi perenne, buon umore, apparente serenità, episodio di attacco di panico a parte. Ma io sento il bisogno di iniziare questo iter psicologico, lo considero un'arma in più di cui disporre. E voglio intraprendere questo cammino perché è un atto di grande coraggio, la prova che si vuole e si ha tutta l'intenzione seria di reagire. In più, ammetto con onestà di non fidarmi della mia ritrovata tranquillità. Potrebbe essere solo passeggera ed è trascorso troppo poco tempo per poter dichiarare la vittoria definitiva contro gli sbalzi di umore e la depressione. Potrebbero essere entrambi in una fase di quiescenza strategica, apparentemente innocui ma pronti al contrattacco in un momento a loro favorevole. E io non posso più permettermi di combattere contro di essi, o meglio, combatterò ma attaccandoli quando sono inermi e inerti, non quando feroci e spietati si lanciano con ardore verso di me. Sono pacifista e preferisco la negoziazione agli interventi armati...
Questo mio primo incontro con la psicologa non sarà un debutto assoluto. Ho già avuto esperienza di psicoterapia anche se si è trattato di un piccolo colloquio durato circa mezz'ora. Avvenne il 5 settembre 2011, il giorno che fui ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma per essere sottoposta al primo intervento chirurgico, la quadrantectomia. Non appena arrivai in reparto, il primo medico ad entrare nella mia stanza fu proprio una psicologa. Mi disse che si trattava di prassi, che il colloquio era una tappa per tutte le pazienti. Io la ricordo come una chiacchierata piacevole, cominciata con  tanta diffidenza da parte mia, perché lo ammetto, non ho mai nutrito grande stima e fiducia nella categoria. Mi invitò a raccontarle la mia esperienza con la malattia (com'era cominciata, le varie tappe mediche...), mi chiese come mi sentivo, come avevo reagito, se mi sentivo capita dalle persone accanto a me e se c'erano persone accanto a me. Mi domandò se c'era una persona speciale che mi faceva sentire bene più di tutte e in quel periodo c'era, sì... Mi chiese se quella persona era lì e io risposi che no, non era lì ma che mi aveva promesso di venire... Ma non venne mai.
Quante cose sono accadute da quel primo colloquio... Su quante cose c'è da lavorar duro. E' per questo che mi affido ad una professionista, lei saprà aiutarmi ad imboccare la strada che poi percorrerò da me.

sabato 15 settembre 2012

Attacco di panico

Stanotte verso 00:30 sono tornata a letto. Nemmeno un minuto dopo ho avuto come la sensazione di non riuscire a respirare, sudavo freddo, il cuore batteva correndo come un cavallo imbizzarito, mi sembrava che le braccia e le gambe formicolassero. Il tutto è durato circa mezz'ora e non so ancora come non abbia fatto a non chiamare mia madre per avvertirla del mio malore. Mezz'ora. Trenta minuti terribili in cui credevo di morire, che stesse per colpirmi un ictus o un infarto. Mezz'ora di fiato che mancava, di cuore che palpitava impazzito, di denti che battevano per la paura.
E poi niente. Dopo mezz'ora tutto è svanito. Sono crollata sul letto e mi sono addormentata, sfinita.
E stamattina ho dato un nome a tutti questi sintomi: attacco di panico...
Attacco di panico... Arrivato mentre ero tranquilla, mi accingevo ad andare a dormire. Piombato all'improvviso, senza apparente motivo, senza una causa scatenante cui possa attribuire la colpa.
Un attacco di panico a cui non voglio dare alcun peso per il momento, sperando si sia trattato di un episodio isolato...

venerdì 14 settembre 2012

Gioco al massacro

Trafiggerci
l'un l'altra,
tu pugnale nel cuore
io stilettata nel cervello.
Massacrarci
l'un l'altra,
tu tormento delle membra
io tumulto dell'anima.
Sfinirci
l'un l'altra,
tu soccombente
io perdente.

Estraniazione dalla sofferenza

Sono certa di aver sofferto a lungo, e tanto. Forse non ho ancora smesso di soffrire. Ora però non ricordo i singoli momenti. E' come se sapessi di aver provato dolore, ne conoscessi l'esatta consistenza ma prevale in me la netta sensazione di ricordare un evento che sembra non essere mai accaduto. Un evento che probabilmente si è sognato, altri ti hanno raccontato, ma che tu di persona non hai mai vissuto, anche se credi di averlo fatto.
Il ricordo si sta via via assottigliando, secondo il medesimo meccanismo attraverso il quale il volto della persona amata viene contornato da un alone di opacità, poi sbiadisce lentamente fino a scomparire del tutto dalla nostra mente dopo che lei se n'è andata.
Sono ben conscia delle lacrime, della sofferenza, delle pene patite ma il mio senso di auto difesa le sta smaltendo: sta trasformando rifiuti inutilizzati in energie rinnovate e ritrovate, sta gettando le scorie nocive lì dove non possano recar più danno. Sono un'enorme centrale di riciclaggio in questo momento!
Sono approdata alla fase in cui smetto di dare prevalenza alle brutture sopportare finora per impegnarmi in percorsi più proficui e allettanti. Adesso impedisco alla malinconia e all'apatia di impossessarsi di me e di disporre a piacimento di un corpo e di un'anima che non appartengono loro.
Ripenso a me stessa e credo sia impossibile che abbia nuotato in un oceano tumultuoso e che sia riuscita a farlo per così tanto a lungo. E allora sono tornata indietro. Ma positivamente, secondo le direttive recenti che puntano alla proficuità. Ho indietreggiato e mi son ritrovata a quando, ancora sulla griglia di partenza, rifiutavo di realizzare che la malattia mi avesse colpita. Di nuovo rifiuto di realizzare che una simile sciagura possa aver razziato la mia vita nell'ultimo anno.
Solo le cicatrici si ostinano a non mollare la presa. Ma contro di esse mi arrendo perché so già che sarebbe una lotta persa in partenza. Me le faccio piacere per forza. E anche se scomparissero dal mio corpo, dovrei continuare a fare i conti con le cicatrici dell'anima, ben più tenaci e testarde. Quelle nemmeno il miglior chirurgo plastico sulla faccia della Terra sarebbe in grado di eliminarle.

giovedì 13 settembre 2012

I miei capelli selvaggi

Guardo i miei capelli crescere. Mi ricordano i bambini, piccoli esseri cui impartire l'educazione e illustrare come si sta al mondo. Bambini che corrono selvaggi e sregolati, creature che guardano alla vita e all'esistenza dando ad esse forme che noi adulti non ricordiamo più.
Osservo i miei capelli che una volta erano mossi e ora sembrano lisci, li accarezzo e li afferro tra le dita, con affetto. Li tratto allo stesso modo con cui un genitore sgrida i figli serbando in cuor proprio il senso di colpa.
Crescono selvaggi i miei capelli...
Ma che si godano la loro libertà, il caos! Che siano insofferenti alle buone maniere, che vadano pure dove desiderano.. Il tempo della gioventù è prezioso.
A breve si daranno un contegno e l'ordine avrà la forma della disciplina.

martedì 11 settembre 2012

Il mio ritorno all'università

Ore 10:50
Oggi è il giorno. Sono tornata all'università, in questo momento sono in aula per assistere alla seduta di esame. Ma io non mi presenterò. E in realtà il professore non mi chiamerà perché ho provveduto a cancellare la mia prenotazione quando ho capito che non ce l'avrei fatta. Sono tornata all'università ma non come avrei voluto.
E' stato un tuffo malinconico il mio arrivo qui. Sono mancata dal quartiere San Paolo il tempo necessario per farmi credere che sia trascorsa una vita intera. Lungo la strada che va dalla fermata della metro alla facoltà di giurisprudenza ho notato i cambiamenti che ci sono stati nella zona, negozi che prima non c'erano, negozi che non ci sono più, lavori di ristrutturazione... Grazie a questi cambiamenti sono stata in grado di realizzare che il tempo era passato. E tanto e in fretta... Sembrava tutto uguale eppure diverso. Esattamente come mi sento io.
E ora sono in aula. A subire la mia sconfitta personale, ad avere rimorsi. Guardo i miei giovani colleghi e mi auto-torturo con una paternale, ripetendomi che in questo momento dovrei essere intenta a ripassare diritto commerciale e ad essere tesa come le corde di un violino, a causa del nervosismo pre-esame. E mi rinfaccio di non avercela fatta...
Sto qui ad insultarmi, a dirmi che sono stata una stupida, che non ho saputo essere padrona di me stessa e ho fallito l'obiettivo che mi ero posta. Come mai avevo fatto prima nella mia vita. E mi sono sentita tanto in colpa verso me stessa perché ho pensato di aver dato ragione a chi non ha mai creduto in me. Che questo qualcuno forse non si sbagliava e in realtà io non ho mai concluso nulla di buono. Insomma, sto qui a punirmi con il cilicio della mia vigliaccheria...
Sì, sono stata vigliacca, sconsiderata. Mi sono comportata da ragazzina immatura che fugge dalle sue responsabilità, correndo poi a nascondersi dietro la scusa della malattia!

11:30
Mi fa bene essere qui. E' terapeutico vedere i miei colleghi, il professore, gli assistenti... Tutte visioni che stimolano la mia mente e la aiutano a ricostruire ciò che ero, ciò che volevo e voglio diventare. Ora ricordo ciò che ho sempre voluto. Io sono questi libri di testo, io sono questi banchi, io sono questi appunti scritti su un quaderno. Io sono tutto ciò che mi permetterà di essere un giorno.
Avevo bisogno di toccare di nuovo con mano quello che ero. Avevo necessità di stimolare la mia memoria perduta, secondo un iter terapeutico molto simile a quello che si pratica ad un paziente che ha smarrito i suoi ricordi a causa di un evento traumatico.

12:05
E' come se dentro quest'aula universitaria il tempo tornasse a scorrere da dove si era interrotto più di un anno fa. Mi sento come se le traversie affrontate durante questi lunghi mesi in realtà non fossero mai avvenute. E allora mi pare di non aver lasciato mai questi banchi, di non essere uscita mai da quest'aula, di non essermi mai ammalata, di avere un corpo e un'anima ancora intatti.
In questo momento mi sento così. Come se fosse ancora quel 7 giugno 2011, come se nessun dramma avesse mai scalfito la mia vita.
Uno stacco. Poi un taglio. Poi il passaggio al fotogramma successivo e ripresa della storia. Tutto come avviene esattamente in una sala di montaggio cinematografico.
E' passato quasi un anno e mezzo dall'ultima volta che sono stata qui ma io non riesco a rendermene conto. Sono certa che in realtà non sono mai uscita dall'aula 6 della facoltà di giurisprudenza. Mi ero semplicemente addormentata, ho fatto un lungo sogno e adesso mi sono destata.
E ora posso anche alzarmi, uscire e andare a riprendermi la mia vita.
Mi sa che ho dormito sin troppo. Buongiorno gente! Vado a fare un giro turistico nella mia amata Roma!

Piazza Di Spagna, Roma


Fontana di Trevi, Roma

Basilica di San Paolo, interno. Roma
   
Via Dei Fori Imperiali, Roma

Trinità Dei Monti, Roma
Basilica di San Paolo, interno. Roma
Basilica di San Paolo, Roma


lunedì 10 settembre 2012

Lezioni di vita

…Un giorno, camminando, quel ragazzo arrivò al solito “ponte” che attraversava il solito “mare”.
Ponte che  aveva sempre preso, non tanto per scelta, ma perché pensava che fosse l’unico modo per proseguire il suo cammino.
Un ponte bellissimo. Asfaltato, senza una buca e col marciapiede. Ma pur sempre un ponte, ovvero un qualcosa di artificiale.
Quel giorno, quel ragazzo ebbe talmente tanta paura del mare che prese il ponte di corsa fino a cadere in acqua.
L’impatto fu devastante. Acqua gelida ed onde grandi, ma per fortuna cadde all’inizio del ponte e quindi a riva.
Ma nonostante potesse uscire dall’acqua, per istinto quel ragazzo, SCELSE di proseguire a nuoto.
Nonostante l’acqua gelida, le onde, i brutti pesci e le navi che lo attraversavano.
Quel ragazzo ancora sta nuotando. A volte gli sembra di vedere l’arrivo, a volte invece non vede nulla.
Ovvio,  è stanco. Di quel stanco che fisico e mente avrebbero bisogno di riposarsi per anni.
Ma si fa forza in due maniere :
La prima è proprio facendo forza  agli altri in mare.
La seconda è quando, alzando la testa, vede su quel ponte artificiale, i passanti che lo deridono o che gli danno del pazzo.
Il terribile pensiero che una volta era uno di loro, gli fa rimettere la testa sott’acqua, e col sorriso, a continuare a nuotare.

Massimo


Grazie amico mio per avermi permesso di pubblicare le tue parole :-)

10 settembre 2012 - Si inizia a correre!

Stamane, ore 8:30, prima sessione di allenamento per prepararsi degnamente alla corsa.
Venti minuti, alternando corsa a camminata veloce. Sotto un sole che picchiava duro.
Con indosso le scarpe da running acquistate ieri, l'abbigliamento sportivo comprato qualche giorno fa e gli occhiali presi in prestito al padre-ciclista.
Non è stato facile e mai ho pensato che lo fosse. Ho le unghie dei piedi che mi torturano perché si sono rovinate a causa della chemio e ora stanno ricrescendo, provocandomi un dolore martellante. Questo non mi agevola ma io ho voluto iniziare lo stesso con gli allenamenti. Il dolore passerà.
Ho preso nota di tutti gli aspetti che devo migliorare e chiederò consigli per lavorarci su. E soprattutto devo trovare un altro percorso per le mie sessioni di allenamento perché l'itinerario attorno casa mia ha una planimetria troppo particolare per una principiante.
Avon Running sto arrivando!!

Ah, a proposito: questa prima sessione di corsa la dedico alla persona che mi ha mandato il programma di allenamento ;-)

domenica 9 settembre 2012

Io, reduce

Sono un reduce di guerra.
Torno a casa dopo mesi trascorsi a salvare una vita di cui, ad un certo punto, ho smesso di conoscere il valore.
Sono un reduce che ha sognato così tanto questo ritorno, da averlo svuotato di ogni senso. Quasi l'averlo desiderato insistentemente l'avesse consumato, fino a farlo dissolvere.
Lo stesso effetto di quando hai così tanta fame da non riuscire a mangiare. Paradossale.
Sono un reduce che la guerra ha trasformato in disadattato, in insofferente creatura che abita un luogo che non riconosce più come familiare.
Sono un reduce succube della tristezza che vela gli occhi. Quegli stessi occhi testimoni di atroci scenari, occhi ormai avvezzi ai liquami della guerra.
Io, reduce straniato, soldato di trincea che non so più vivere nella normalità della pace.
Io, soldato che ha combattuto la guerra attorno a sé e non é in grado di affrontare la guerra dentro di sé.

Critica alla Juventus da parte di una tifosa

A febbraio di quest'anno sono stata allo stadio Meazza per Milan - Juventus. Io e la persona che mi accompagnava siamo entrati nella struttura grazie all'accredito per persone diversamente abili. Ottenerlo è abbastanza facile se si dispone dei requisiti richiesti. Trattandosi del Meazza e di una partita che vedeva coinvolto il Milan, è a quest'ultimo che ho dovuto inoltrare la richiesta. Nel mese di gennaio avevo compilato il form online, con tutti i miei dati, i dati dell'accompagnatore e inoltrato la documentazione che dimostrava la mia invalidità civile al 100%. Dopo due giorni dall'invio, la società rossonera mi ha avvisato, tramite email, che la mia richiesta era stata accettata e che da quel momento potevo richiedere gli accrediti a tutte le partite.
Quando si sono aperti i termini per ottenere l'accredito per Milan - Juventus del 26 febbraio 2012, grazie a pochi clic ho immediatamente avuto e stampato l'accredito.
Niente di più facile. E questo per quanto riguarda il Milan.
In casa Juventus è tutt'altro discorso. A gennaio compilai anche la richiesta sul sito della società bianconera per ottenere il riconoscimento della mia invalidità. Non vi sono mai riuscita, il sito non funzionava a dovere. Ho lasciato perdere anche perché in quel momento non avevo idea di quando avrei potuto recarmi a Torino. Ultimamente ho riprovato a inoltrare la mia domanda ma il sito continua a non funzionare secondo me. A volte mi cancella l'account con cui mi registro; altre volte mi permettere di concludere la registrazione, invio la documentazione ma poi tutto si azzera, come se non l'avessi fatto. Per qualche giorno, dopo l'ennesima registrazione, ho effettuato l'accesso al mio account e si leggeva un avviso scritto a caratteri rossi con cui mi si comunicava che la mia domanda non era stata ancora valutata e approvata. Da ieri questo messaggio non è più visibile e se inserisco i dati per fare il login, compare una schermata vuota. Significa che hanno rigettato la mia richiesta? Non credo voglia dire che l'hanno accettata, avrebbero dovuto mandarmi una mail di conferma. E in tutto questo non ci sono numeri o indirizzi email cui rivolgere domande o chiedere assistenza.
Bel modo di trattare una tifosa che voleva vedere la sua Juventus giocare nel nuovo stadio! Mi sta quasi passando la voglia! Se per legge mi spetta il diritto di ottenere l'accredito sarebbe bene che la società Juventus si impegni a far sì che i suoi tifosi diversamente abili non debbano imbarcarsi in inutili odissee per ottenerlo. E allo stadio io ci verrò comunque, ma il biglietto lo pagherò!

UPDATE: oggi, 17/09/2012, accedo al sito, faccio il login e finalmente vedo comparire il link per chiedere gli accrediti!!! Era ora!!! Me l'hai fatto sudare ma alla fine me l'hai concesso! Grazie Juve!

sabato 8 settembre 2012

Chiedo scusa a me stessa

E' proprio questo che per mesi, invano, ho tentato di comunicarti. Forse in modo sciocco e ingenuo da parte mia. Perché avrei dovuto accettare la realtà, arrendermi alla verità che tu non fossi in grado né di aiutarmi né di capirmi. E poco importa se non volevi o non potevi. Non ne eri in grado e basta.A volte ti ho accusato di non aver compreso fino in fondo il mio dramma, di non riuscire a dare il giusto peso a ciò che mi era accaduto. A volte pensavo che ai tuoi occhi tutto era sminuito, normale, di scarsa importanza. A volte mi sono rivolta a te nella speranza poco fiduciosa che potessi smentirmi. Mi sono accanita oltre misura perché la disperazione ti acceca, la rabbia ti incattivisce. Perché non si accetta l'indifferenza e l'incomprensione da parte di chi si è amato.
Ma le colpe verso me stessa me le prendo tutte quante io, una ad una. Io ho causato il mio dolore, io l'ho prolungato, io ho peccato di masochismo. Io dovrei chiedere scusa prima di tutto a me stessa. Che non ho saputo amarmi, perché al mondo nessuno potrebbe farlo meglio di me.

venerdì 7 settembre 2012

La diagnosi è...

Da qualche giorno non tolleravo più gli sbalzi di umore e i momenti in cui credevo fermamente di essere ormai vittima della depressione. Colpa dei farmaci che prendo, colpa di 18 mesi in cui m'è piovuto addosso di tutto, colpa del fango che si è accumulato e mi ha ostruito le finestre da cui entrava luce.
Non ce l'ho fatta più a sopportare tutto questo. Ho dovuto ammettere a me stessa di non stare bene e che era giunto il momento di chiedere aiuto. Così ho contattato la dottoressa che mi segue a Milano, le ho illustrato la situazione e lei mi ha snocciolato la diagnosi: sindrome post traumatica da stress.
Mi ha tranquillizzato spiegando che è una fase piuttosto comune per chi ha vissuto un'esperienza simile alla mia: quando si torna alla normalità, quando si è ormai al riparo dal vortice impazzito di esami diagnostici, viaggi, operazioni... Quando la mente è a riposo e inizia a riflettere e a realizzare ciò che si è attraversato... Beh, è in quel momento che tutto si accumula caoticamente e diventa difficile rimettere a posto i pezzi generati dalla frantumazione. Mi ha consigliato una terapia di supporto psicologico, mi aiuterà a far passare questo momento in tempi più brevi e io mi stavo già muovendo in tale direzione.
Chissà se adesso qualcuno capirà che stavo male davvero...

Prima l'anima e poi il corpo

Ci sono stati giorni in cui ho sofferto così tanto, di un dolore talmente insopportabile, da contorcermi sul letto come un ferito in agonia. Inconsolabile, straziata, incurante dello sfinimento. In quei giorni ritenevo di essere morta dentro e quando arrivò la malattia, qualche mese dopo, la considerai il logico proseguimento della morte di tutta me stessa. Dentro di me la mia anima era già spirata, non restava che attendere lo spegnimento del corpo, l'involucro che la conteneva.Adesso che sto tentando di reagire e di ricostruire la mia anima... Riuscirò a salvare anche il corpo? O è troppo tardi?
Per consolarmi mi convinco del fatto che spesso l'anima deve morire, necessariamente, per poi essere in grado di tornare a vivere, di nuova vita.

Aprile 2012 - Arrivo a Milano per l'intervento

Agli inizi di aprile 2012 mi recai all'IEO a Milano per sottopormi a tutte le visite mediche e agli accertamenti pre-operatori. L'ho fatto così tante volte in vita mia, che ormai conosco a memoria, ad esempio, tutte le domande che ti rivolgono gli anestesisti, i chirurghi... "Prendi farmaci? Hai già fatto altri interventi? Come hai reagito all'anestesia? Porti apparecchi ortodontici fissi o mobili? Hai patologie da segnalare? A cosa sei allergica? Posso vedere tutti i referti degli esami che hai?..."
In una giornata ho fatto analisi del sangue, elettrocardiogramma, raggi al torace, colloqui con senologo, anestesista e chirurgo plastico... Tutto seguendo la scaletta che mi aveva tracciato un'infermiera, partendo alle 7:30 del mattino e arrivando al traguardo alle 16 del pomeriggio. Se non ci fossero stati problemi, mi avrebbero ricontattato nel giro di un paio di settimane per il ricovero.
E fortunatamente non avevo nulla di anomalo. Il 19 aprile una segretaria mi chiamò e mi spiegò l'iter per il ricovero, che sarebbe avvenuto domenica 22 aprile. Io e mia madre avevamo anche pochissimi giorni per preparare la partenza e l'assenza da casa per una settimana. Una mia zia ci avrebbe accompagnato e questo mi rendeva più serena perché mia madre non se la cava benissimo con i mezzi di trasporto e da sola, a Milano, avrebbe avuto non poche difficoltà.
Siamo partite sabato 21 aprile, mia zia avrebbe preso il nostro stesso treno alla stazione di Firenze. A Milano lei e mia madre sarebbero state ospitate da alcuni parenti di mia zia, persone di gran cuore che ogni tanto torno a trovare quando salgo su.
Mia madre non era mai stata a Milano e quel sabato pomeriggio l'ho portata a visitare la città. Ormai la conosco così bene che posso permettermi di fare anche da cicerone! Lei è rimasta piacevolmente sbalordita perché non credeva che Milano fosse una città così bella. E mentre la conducevo in giro per le vie, per quei posti che tante volte avevo frequentato in compagnia di A., sentivo dentro di me una grande malinconia... Perché per la prima volta tornavo in quei posti senza A., senza di lui che me li aveva fatti amare. Con mia madre e mia zia abbiamo anche fatto un percorso molto simile a quello che feci con A. la prima volta che andai da lui a Milano. Quanti bei ricordi in quella prima passeggiata...

mercoledì 5 settembre 2012

Agli amici veri

Ringrazio il cielo di non aver perduto le persone che mi sono accanto da anni. Le amiche vere, gli amici sinceri... sono tutti qui, più vicini che mai e non hanno nessuna intenzione di abbandonarmi. Avevo scioccamente sottovalutato l'amore e l'aiuto che sono in grado di darmi ma oggi l'ho compreso e quasi mi viene da piangere per la gioia! Accecata com'ero, mi stavo concentrando solo sugli elementi negativi della mia vita e avevo, in modo imperdonabile, oscurato quelli positivi: che sono amici che mi stimano, mi amano e non hanno paura di dimostrarlo! Amici che ci sono, e ci sono con la loro presenza, non solo a chiacchiere. Amici che comprendono davvero il mio dolore e il mio stato di sofferenza e non mi umiliano con il silenzio, sparendo, facendomi sentire una pazza, sminuendo il mio stato d'animo.
Io vi ringrazio tutti amici, vorrei nominarvi uno per uno ma sapete benissimo chi voi siate! Vi ringrazio perché mi siete vicini, avete sempre una parola di conforto, non mi giudicate ma soprattutto capite cosa ho dovuto sopportare e cosa devo sopportare ogni santo giorno. L'aspetto che mi rende più felice è che se tutti voi mi amate in questo modo è perché avete apprezzato quello che io ho dato a voi nel tempo, e ora lo state ricambiando.
E vorrei concludere con le parole più belle che mi siano state dette oggi, quelle che hanno cancellato giorni di umiliazione, sofferenza e sensi di colpa: "Io ti ammiro". Grazie amica mia, oggi tu sei stata più efficace di qualsiasi altra medicina.

martedì 4 settembre 2012

Giornata tra alti e bassi

Altra giornata strana per me. Iniziata nel peggiore dei modi, a barcamenarmi tra malinconia, tristezza, senso di vuoto, insoddisfazione e pensieri orrendi che non facevo ormai da tanto. Voglia di piangere e di lasciar scorrere il tempo al ritmo delle mie lacrime. Arrancante e schiacciata tra frustrazione e dolore a cui non so dare un'identità.
Come se non bastasse, nel pomeriggio ho trascorso un'ora e mezza nello studio della mia dentista, per mettere l'apparecchio ai denti. Già avevo poca stima del mio attuale aspetto fisico... Adesso è arrivato il ko finale per stendermi definitivamente. Poco male, penso a quando lo toglierò e avrò dei denti e un sorriso migliori di adesso. Mi consolo così. E' giusto che io mi consoli così.
Terminata la seduta dalla dentista, sono andata al centro commerciale con mia madre. Ho fatto acquisti sportivi: abbigliamento da runner! Nonostante il crollo psicologico di questi ultimi giorni, infatti, non ho abbandonato il mio obiettivo per il 2013 e sto preparando ogni cosa per la partenza del progetto Avon Running. Ho anche raccolto informazioni su come accedere agli impianti sportivi del Coni di Formia (sono rimasta folgorata dalla pista di atletica, dopo averla vista qualche settimana fa!!) e domani contatterò l'associazione sportiva con cui farò il tesseramento.
Terminati gli acquisti da runner provetta, io e mia madre ci siamo dirette verso l'uscita del centro commerciale e... non ne siamo uscite!! Perché all'esterno si stava scatenando la furia bestiale di un acquazzone che aveva tutta l'intenzione di scaricare su di noi due mesi di arretrati di pioggia... Così, abbiamo deciso di tornare al piano superiore del centro commerciale e di cenare al ristorante, nell'attesa che l'acquazzone si fosse stancato di infierire su di noi e si spostasse altrove.
Mi ha fatto bene trascorrere questo pomeriggio con mia madre. Lei non me l'ha detto, lei non mi ha chiesto nulla. Ma dentro di me sapevo che aveva capito il mio bisogno, l'ho letto nel suo sguardo.
E poi per tutta la giornata ho avuto "al mio fianco" una persona che ha cercato di smuovermi in tutti i modi, di parlarmi come solo lei è in grado di fare, la sorella che non ho mai avuto. E' stato soprattutto grazie a lei se ho concluso questa giornata malinconica con il sorriso. Adesso un po' di lettura, un bel film e poi a dormire... Domani se le condizioni atmosferiche me lo consentiranno, andrò a Gaeta per un'altra sessione fotografica e poi voglio contattare l'associazione sportiva per iniziare le pratiche del tesseramento.

Pista di atletica del Coni, Formia

Qualcuno risponda alle mie domande

Perché è dovuto finire tutto in questo modo terribile e doloroso? Perché? Io pretendo che qualcuno mi dia delle spiegazioni, mi mostri il preciso istante in cui tutto ha iniziato a frantumarsi per poi crollare rovinosamente. Io non riesco a credere che le persone che hanno fatto parte di questa tragedia fossero le stesse che due anni fa hanno fatto parte della più bella storia che sia mai stata raccontata.
Io mi sento in colpa, sono conscia di aver contribuito in larga parte alla distruzione, all'annientamento totale di noi, di tutto ciò che ci circondava, di tutto ciò che di bello avevamo raggiunto. Io ho distrutto tutto con le mie mani, le stesse mani che in questo momento vorrei usare per distruggere me stessa, per punirmi, per provare finalmente sollievo.
Qualcuno dovrà pur essere in grado di spiegarmi cosa diavolo è accaduto, del perché dell'abisso, del non riuscire a tornare indietro o andare avanti... Come siamo arrivati sin qui? Come? Come ho potuto permettere questo? Come?
Com'è possibile che nello stesso istante io vorrei abbracciarti e stare a mille chilometri di distanza da te? Cos'hai fatto alla mia vita che non riesco più a venirne a capo?
Qualcuno mi deve rispondere, per forza... E quel qualcuno dovrei essere io. Ma le risposte ora non le conosco e non so se mai le avrò.

lunedì 3 settembre 2012

Verso la terza operazione chirurgica

Dopo la prima operazione a Roma (qui il racconto) e la seconda a Bologna (qui il racconto), mi attendeva il terzo intervento chirurgico a Milano. Fortunatamente il mio fisico recuperò abbastanza in fretta dalla chemioterapia e quando mi fecero i prelievi ematici di routine, tutti i valori erano nella norma. La dottoressa mi disse che erano perfetti.
L'intervento a cui dovevo essere sottoposta all'IEO di Milano non sarebbe stato facile per me da digerire sul piano psicologico ed emotivo. Si trattava di una mastectomia bilaterale, mi avrebbero portato via entrambi i seni. Certo, oggigiorno la chirurgia plastica aiuta noi donne a subire lo choc in modo molto meno traumatico... Ma ci si sente mutilate in ogni caso. Il seno è una parte troppo importante per una donna e il fatto di vederselo portare via non è semplice da accettare. Ma io avevo accettato di sottopormi comunque a questo intervento, perché ero stanca di non riuscire ad intravedere una fine al mio calvario. Avevo accettato perché volevo star bene, per sentirmi più sicura. Perché volevo tornare a respirare serenità.
Il chirurgo e il chirurgo plastico mi hanno spiegato come si sarebbe svolta la procedura. Ho visto diverse volte soprattutto quest'ultimo, il dottor B., una persona eccezionale, meravigliosa! Sin dalla prima visita il chirurgo plastico mi ha spiegato che avrebbero avuto due scelte: impiantare da subito le protesi definitive già durante l'intervento di mastectomia, oppure procedere inizialmente con l'inserimento di espansori e successivamente con la sostituzione di questi con le protesi definitive - sottoponendomi ad un ulteriore intervento. In ogni caso la decisione finale sarebbe stata presa nel corso dell'intervento, io dovevo solo essere a conoscenza di queste due opzioni.
Ammetto che quando mi illustrarono le due soluzioni per la prima volta, l'ipotesi di dovermi poi sottoporre ad una quarta operazione chirurgica mi faceva sperare nell'impianto immediato delle protesi defintive. Quando invece il chirurgo venne nella mia camera di degenza, il giorno prima dell'operazione, e mi spiegò che secondo lui si sarebbe adottata proprio l'opzione delle protesi defintive, io iniziai a titubare e a sperare che scegliessero di mettermi gli espansori. Perché se mi avessero impiantato le protesi definitive mi sarei ritrovata all'improvviso con un peso non indifferente a cui dovermi abituare senza gradualità. Con gli espansori invece avrei potuto abituarmi lentamente, sarebbe stato meno traumatico e avrei potuto scegliere la nuova taglia di seno con maggiore consapevolezza.

domenica 2 settembre 2012

La mia amata Formia

Formia è la città in cui vivo da 27 anni, la città di mio padre.
Per tanto tempo non ho saputo apprezzarla ma ora sento di esserne in grado. Ha i suoi difetti, come tutte le cose che si amano, ma io la amo anche per questo. Ogni volta che vado via e poi torno è una gioia poter rivedere le mie montagne, il mio mare, il mio golfo, respirare il suo clima...
Prima non avevo mai saputo apprezzarla perché non l'avevo mai guardata con la giusta predisposizione.
Non avevo saputo guardarla.
Adesso che riesco, e l'ho guardata, la amo e non vorrei sostituirla con nessun altro posto al mondo.









Pagina su Facebook

Avevo abbandonato Facebook da parecchio ma ho voluto creare un account appositamente per il mio blog. Trovate il link per iscrivervi in alto a sinistra. Grazie a tutti ;-)


sabato 1 settembre 2012

Valutazioni sul mio futuro

L'11 settembre si avvicina. Inesorabile. Quel giorno tornerò all'università dopo più di un anno di assenza forzata e tenterò di superare l'esame di diritto commerciale II. Sto studiando a fatica, non riesco a concentrarmi. A tratti mi invade un opprimente senso di noncuranza. Mi domando a cosa serve quello che sto facendo, provo repulsione per ciò che leggo, quasi non me ne importasse più nulla. Una volta quando c'erano paragrafi che mi risultavano oscuri, tentavo il tutto per tutto per decifrarli, comprenderli... Adesso salto e passo avanti e mi dico: "Ma sì, ma chi se ne importa". Un atteggiamento che mi fa dubitare sul buon esito del mio esame...
A volte mi interrogo su ciò che provo, che penso. Chiedo a me stessa se concludere gli studi alla facoltà di giurisprudenza sia ancora ciò che desidero, se le mie priorità non siano cambiate, se i miei interessi siano sempre gli stessi. In alcuni momenti mi sento smarrita, disorientata. Avverto l'impulso di mollare l'università, di mollare la città in cui vivo e di andare a tentare fortuna altrove. Ricominciare un'altra vita, trovare nuovi stimoli. Ma poi tarpo le ali a questi voli pindarici senza logica e mi impongo di andare dritta alla meta e di concludere ciò che avevo cominciato e che avevo sempre sognato di fare.
Non ne ho idea di come andrà questo primo esame che segnerà la mia rentrée universitaria. In questo momento non godo di molta lucidità mentale, faccio fatica a restare concentrata, ho la testa troppo affollata di pensieri ingombranti per poter far spazio anche per lo studio. Ma devo farlo! Anche se si tratta di uno spazio esiguo. Ma devo assolutamente finire l'università e poi andare a prendermi ciò che mi spetta di diritto!

I bei ricordi di un amore

Mi va di ricordare momenti di noi. Gli istanti in cui siamo stati felici. Mi va di ricordarli perché sono tesori da andare a cercare, dissotterrare e custodire. Perché non è giusto che siano dimenticati e abbandonati in quelle pianure sconfinate di rabbia e dolore, del male che ci siamo fatti a vicenda.
Voglio ricordare questi momenti perché un tempo ci siamo amati, anche se poi l'odio te l'ha fatto dimenticare. Voglio conservare quei piccoli frammenti di noi, tanto piccoli da rischiare di andar perduti. Ma numerosi e preziosi, un patrimonio inestimabile.
Voglio custodire con cura maniacale il frammento del nostro primo incontro, quel 12 ottobre 2010. Dell'attesa ansiosa ed eccitata con cui ho aspettato che il tuo treno arrivasse al binario, alla stazione di Roma Termini. Di quei 5 minuti di ritardo che hanno prolungato l'agonia gioiosa del mio cuore, che batteva impazzito nell'attesa di te. E poi quel treno che è arrivato, i miei occhi che ti cercavano tra i viaggiatori che scendevano dai vagoni: da quale porta saresti sbucato fuori? E poi ti ho visto. Tu mi hai visto. I nostri sguardi si erano già abbracciati ancor prima che lo facessero i nostri corpi. E poi siamo corsi incontro l'uno verso l'altra, finalmente, ci siamo stretti l'un l'altra increduli. E ci siamo scambiati il primo bacio. Dolcissimo, bellissimo, indimenticabile. Tutta l'ansia e l'agitazione che mi pervadevano scomparvero nello stesso istante in cui ti vidi. Guardarti negli occhi, abbracciarti, baciarti, parlarti avendoti accanto a me, accarezzarti, avvicinare il mio viso al tuo... Tutto questo mi aveva reso di colpo serena, conducendomi in un luogo di beatitudine e di benessere che non avevo mai provato prima in vita mia. Quel 12 ottobre 2010 ci siamo amati in ogni luogo del centro di Roma. Non c'è pietra, non c'è via che non abbia spiato un nostro bacio, origliato un nostro discorso, catturato un nostro sguardo. Le mura che portano al Colosseo, lungo la strada che si imbocca da Via Cavour, furono tanto fortunate da poter ascoltare la domanda che aspettavo da tempo: lì mi hai chiesto di diventare la tua fidanzata. Quelle stesse mura contro cui tu mi spinsi per baciarmi, affamato di me. E poi la scalinata di Piazza di Spagna che ci ha visto stenderci uno accanto all'altro, preludio della dolce unione che sarebbe avvenuta qualche giorno più tardi. E il ristorante in Via Margutta in cui mi avevi portato per il pranzo, quello che conoscevi già, quello in cui mi hai consegnato il regalo che avevi comprato per me qualche giorno prima, un meraviglioso ciondolo. Il ciondolo che ho sempre indossato con orgoglio quando stavamo insieme, lo stesso ciondolo che ho portato con me nei momenti bui per sentirti vicino a me. Il medesimo ciondolo che poi ho lasciato a casa tua, accompagnato da un biglietto. Perché non potevo più tenerlo.
E ancora un giardinetto all'angolo di Piazza Della Repubblica, in cui finalmente raggiungemmo uno scorcio di paradiso appartato, dove poterci scambiare carezze lontani da occhi indiscreti. E infine le tue lacrime, sul binario del ritorno, mentre io ti tenevo il viso tra le mie mani e tentavo di asciugarle. E ti davo gli ultimi baci nella speranza che quell'istante non finisse mai, mentre tutti gli altri viaggiatori erano sul treno e questo ti reclamava per la partenza. Due settimane più tardi io ti avrei raggiunto a Milano.