mercoledì 31 ottobre 2012

Il romanista e la juventina

Domenica 22 aprile 2012. Sono già ricoverata all'IEO per l'intervento del giorno successivo. Quella sera stessa si sarebbe gioocato anche il posticipo di Serie A tra Juventus e Roma e io ovviamente mi ero attrezzata per seguire l'incontro sul pc. Nel pomeriggio passa a trovarmi in stanza il mio chirurgo plastico, il dottor B. Mi visita e mi spiega nuovamente tutti i dettagli dell'operazione chirurgica. Prima di andarsene si raccomanda: "Tranquilla eh!". E io, che ormai sono una veterana degli interventi e non ho mai avuto paura, rispondo: "Sì, sì. Tranquillissima! Stasera mi godo la partita e domani mattina sono pronta!". Appena capisce che seguo il calcio, i suoi occhi si illuminano e mi chiede: "Romanista??" (sa che sono originaria della provincia di Roma), perché lui è tifoso giallorosso. Quando gli faccio sapere che invece sono juventina e che in serata saremo "nemici", fa un verso di disapprovazione e io ridendo ribatto: "Mi sa che non avrei dovuto rivelare questo dettaglio alla vigilia dell'operazione!!". Si scherza :-))
Quella sera la Juventus umilia la Roma e porta a casa la vittoria segnando ben 4 gol... E io ho rischiato seriamente di essere sbattuta fuori dal reparto perché i miei urli di gioia non sempre erano facili da tenere a bada!
La mattina, non appena giungo in sala operatoria, il dottor B. mi vede e io scoppio a ridere.
Ed è ridendo che sono entrata in quel posto, senza pensare a niente, rallegrata nell'animo da una splendida vittoria calcistica..

martedì 30 ottobre 2012

23 aprile 2012: la terza operazione. Soluzione radicale

Il prossimo mese di dicembre dovrei ricevere la chiamata per tornare di nuovo a Milano e sottopormi al quarto intervento chirurgico. Il quarto in appena 15 mesi. Dovrebbe trattarsi dell'ultimo. In teoria un'operazione meno complicata della precedente, effettuata sempre all'IEO di Milano, durata in totale ben 8 ore. Tra l'altro dovrebbe trattarsi di un day hospital e nel giro di 3/4 giorni dovrebbero togliermi anche il drenaggio. Bene, avrò abbastanza tempo per mostrare a mia madre tante zone di Milano che non ero riuscita a farle visitare la volta precedente.
Quando siamo salite lo scorso aprile, c'era anche mia zia con noi. Abbiamo avuto la fortuna di avere come appoggio una casa offertaci dai alcuni suoi parenti che vivono a Milano. Siamo partite il 21 aprile, abbiamo trascorso quel sabato pomeriggio nel centro della città. Mia madre non c'era mai stata e io volevo mostrargliela in tutta la sua bellezza.
La mattina del 22 sono stata ricoverata all'IEO. Mi ha sorpreso molto scoprire, per la prima volta, che in un ospedale ti facciano scegliere il menù di pranzo e cena, non mi era mai capitato prima. Il 23, alle ore 7:30, mi hanno portato in sala operatoria e ne sono uscita solo 8 ore dopo. Il chirurgo plastico mi aveva spiegato che la scelta dell'impianto immediato delle protesi o temporaneo degli espansori sarebbe avvenuto in sede di intervento. Ricordo che al mio risveglio, la prima cosa che feci fu quella di toccarmi, per capire cosa mi fosse stato inserito. Ero piuttosto piatta, nonostante non sia un medico avevo capito benissimo che lì sotto c'erano gli espansori e non le protesi. Poco dopo il chirurgo plastico me ne avrebbe dato conferma. Ammetto che la scelta degli espansori é stata la migliore, ritrovarsi con delle protesi grandi e pesanti dopo un intervento di mastectomia bilaterale, senza nemmeno il tempo di adattarsi... Non sarebbe stato affatto facile. Gli espansori ti permettono di abituarti gradualmente, di scegliere la misura con cui ti senti più a tuo agio. È vero, presuppongono un intervento ulteriore ma i vantaggi sono talmente evidenti che alla fine li si predilige comunque.
Il mio ricovero all'IEO é terminato giovedì 26 aprile. Quel pomeriggio stesso mia madre aveva appuntamento con il dottor B. per sottoporsi al test genetico (risultato poi positivo, la mutazione genetica l'ho ereditata da lei). Il giorno successivo siamo tornate a casa.
Voglio ringraziare tutte le persone che sono venute a trovarmi in ospedale, che mi hanno trasmesso la loro vicinanza con chiamate, messaggi, regali. Ringrazio tantissimo i parenti di mia zia perché, pur non conoscendo me e mia madre, ci hanno trattato come se fossimo di casa. E poi ringrazio tutto il personale dell'IEO, in particolare la caposala V., che mi ha istruita a dovere su tutto ciò che avrei dovuto fare una volta uscita di lì (iniezioni, pulizia dei drenaggi...) e che mi é rimasta nel cuore.

La mia esperienza con i sogni

Leggere il libro di Hopcke mi ha fatto ricordare del rapporto molto stretto e intimo che nel passato ho sempre avuto con i miei sogni. Da alcuni anni avevo rimosso questo rapporto per il semplice motivo che ho smesso di ricordare i sogni con una certa frequenza. Sono stata in grado di non ricordare nulla di ciò che avevo visto in sonno per mesi interi, tant'è che ero arrivata alla conclusione di non sognare più, o meglio ancora, di non riuscire a ricordare più le mie attività oniriche.
La ripresa del mio rapporto con i sogni è cominciata di nuovo quando ho iniziato le sedute di psicoterapia. Avere il compito di annotare i sogni che faccio ha stimolato o riacceso le mie capacità di ricordarli. In questo mese di annotazioni, ne ho registrati a decine, alcuni anche parecchio significativi. E accompagnare questo compito con la lettura di "Nulla succede per caso" di Hopcke ha stimolato i miei ricordi di adolescenza, tutti ricordi che hanno a che fare con i sogni.
Ricordo il periodo, abbastanza lungo, in cui facevo "sogni premonitori". Diverse volte avevo sognato e ricordato benissimo episodi che di lì a pochi giorni dopo si sarebbero effettivamente verificati. In quel periodo ero anche piuttosto ansiosa, avevo paura di fare sogni negativi e che questi poi accadessero in concreto. Non ne parlai con nessuno, temevo che mi prendessero per pazza. E d'altro canto anch'io, di natura scettica, crederei poco a chi venisse a raccontarmi fatti del genere senza prove tangibili da mostrarmi.
Qualche anno più tardi, i sogni ebbero una nuova funzione nella mia vita: quella di essere fonte di ispirazione artistica. Negli anni del D.A.M.S., quando ero iscritta ai corsi di sceneggiatura, annotavo i sogni perché mi ero messa in testa di scrivere un'opera d'influenza simbolista. Avevo comprato libri sul simbolismo, leggevo gli autori più celebri che avevano fatto parte del movimento, rielaboravo i miei sogni e ci costruivo attorno delle trame, con l'intento di svilupparle successivamente.
Mentre stavo con A. si verificò anche un altro episodio di sogno premonitore, episodio isolato. Una notte sognai che A. tornava a casa molto arrabbiato, io gli chiedevo il motivo e lui diceva che in palestra gli avevano rubato un paio di scarpe piuttosto costose. Nel sogno mi indicava anche il costo delle scarpe, costo assurdo e irreale. Qualche giorno dopo A. mi racconta proprio questo episodio! Mi chiama e mi dice che è arrabbiato perché in plaestra gli hanno rubato le scarpe! Ovviamente sono meravigliata, io per prima stento a credere che sia accaduto proprio ciò che avevo sognato un paio di notti prima... Leggendo il libro di Hopcke, però, ho capito che eventi del genere possono accaddere eccome e posso affermare che se una cosa del genere capitasse oggi, sarei molto meno incredula.
Nel frattempo ho colto il suggerimento dello stesso Hopcke e ho comprato un "registro dei sogni", una specie di diario su cui annotare tutti i sogni che ricordo, con lo scopo di "scoprire più cose sulla mia vita interiore".

domenica 28 ottobre 2012

Il cambiamento

Quello che sto per affermare sembrerà paradossale ma io sono giunta alla conclusione che non lo è. Perché per me è accaduto proprio così: la malattia ha cambiato la mia vita in meglio sotto alcuni punti di vista. La malattia è stata il motore del mutamento in positivo.Se penso ai mesi precedenti quel maledetto luglio 2011, mi torna in mente un'esistenza statica e ormai spenta. Ero giunta ad un traguardo su cui mi ero arenata e fossilizzata, senza più alcuno stimolo, senza più alcuna voglia di proseguire e di saggiare nuove opportunità ed esperienze.
La malattia ha funto da miccia esplosiva atta ad innestare la trasformazione. Con la deflagrazione ha portato distruzione e dolore ma ha anche permesso di ripartire da zero e di consentire a me stessa di svoltare e di capire quanto ancora fossi in grado di fare.
Forse avevo necessità di attraversare un periodo così estremo e radicale, per poi rinascere a nuova esistenza. La malattia era ciò di cui avevo bisogno in quel preciso momento di stasi, per scuotere me stessa violentemente, affinché il messaggio mi giungesse forte e chiaro: "Devi darti una mossa, bella!".
Adesso che ho finalmente portato a termine il traghettamento da una sponda all'altra del fiume della mia vita, posso voltarmi indietro per guardre la riva da cui sono salpata e l'acqua agitata che ho guadato. E posso affermare con enorme soddisfazione che la riva abbandonata non mi manca, non ho rimorsi e sento che non mi appartiene più oramai. E allora smetto di star lì a guardarla, le offro le spalle e proseguo dritta il mio cammino, decisa a metter radici nella nuova terra che ho colonizzato. Questa nuova terra è fertile e accogliente, ricca di possibilità. Qui ho scoperto un nuova me e ho gettato le fondamenta solide di ciò che sarò. Penso a tutto ciò che faccio ora, a come mi sento, alle recenti passioni coltivate... E penso al fosso in cui ero caduta e che tentavo invano di risalire un anno e mezzo fa. No, non tornerei indietro. Ora non più.

giovedì 25 ottobre 2012

Errori di comunicazione

Mi permetto di scrivervi questo breve aneddoto perché l'ho già raccontato alla mia amica Elisa e a lei ha fatto ridere tantissimo. Spero non urti la sensibilità di nessuno ^^
L'episodio si è svolto attraverso un arco di tempo piuttosto lungo, ha avuto una genesi dolorosa e un epilogo divertente, perché io ho saputo trasformarlo in una barzelletta.
Tutto ha avuto inizio dopo la rottura con A. Io non sono credente ma in quel periodo di sconforto totale, dovuto alla fine di un grande amore, ero talmente disperata che tutte le sere pregavo Dio affinché mi riportasse A. Pregavo convinta, fiduciosa. Magari Dio m'avrebbe ascoltato, chi poteva saperlo. L'unica motivazione che mi scoraggiava era il mio ateismo: perché Dio avrebbe dovuto dare la precedenza alle richieste di una che manco crede in lui?
Qualche mese dopo mi ammalai di cancro.
E ancora qualche mese dopo partorii la seguente riflessione: Dio ha esaudito la mia richiesta! Dio mi ha ascoltato!! Solo che deve aver capito male, qualcosa non deve aver funzionato nella comunicazione... Perché io gli avevo chiesto gentilmente di riportarmi un cancro, A. per l'appunto (il cui segno zodiacale è il cancro!!) non di farmi venire un cancro!!

lunedì 22 ottobre 2012

Le persone che ci fanno stare bene

Arrivano persone nella nostra vita che ti fanno venir voglia di ringraziare il cielo, Dio.. o qualunque altra cosa o chiunque altro in cui tu creda. Perché queste persone sono un dono insperato e inatteso, la briciola rosea cui attaccare i residui precari di ottimismo. Queste persone sono luce. Luce potente, luminosa. Luce non accecante, non abbagliante. Luce profondamente rivelatrice. Queste persone ti ricompensano delle perdite subite, sono il giusto premio che ci spetta dopo una tormentosa e agonizzante sofferenza.
Un amico, un'amica, qualcuno con cui condividere un sentimento affettuoso o qualcosa di più. Ci sono momenti della nostra vita in cui non é importante sprecare tempo a cercare la definizione più appropriata per un rapporto tra due persone. I sentimenti non possono essere sempre ridotti alla schiavitù di un incasellamento in schemi standardizzati e preconfezionati. È importante, invece, godersi la fortuna di aver saputo ricevere e riconoscere siffatto dono. Esatto, perché permettendoci di incontrare queste persone lungo il nostro cammino, la vita ci fa il dono di offrirci scialuppe di salvataggio, ancore di salvezza cui affidarci quando il mondo é in tumulto e nessun altro sembra essere disposto a salvarci, o a salvarci nel modo in cui noi desideriamo. Queste persone ci regalano benessere, sorrisi, affetto e attenzioni. Queste persone ci tinteggiano le pareti della quotidianità con i loro colori gioiosi, caldi, avvolgenti. Loro salvano noi è noi salviamo loro. È un baratto tacito che ci permette di affrontare al meglio la nostra vita e tutta la pesantezza con cui essa spesso si abbiglia.

Come raddrizzare una giornata partita male

Ore 9:30, che bello posso iniziare il mio allenamento! Ho preparato tutti gli attrezzi, sistemato la cyclette, io sono abbigliata come si deve, l'iPod è pronto. Per un'ora ci do dentro, sudo come un cavallo imbizzarrito.
Ore 10:30, ho terminato l'allenamento e mi appresto ad andare sotto la doccia per rigenerarmi dopo la fatica. Giro il rubinetto per aprire l'acqua e... Di acqua non ne esce neppure una goccia!!! Giù in strada stanno facendo un intervento di manutenzione non programmato e hanno interrotto il flusso idrico... Impreco, mi infurio... Ma tanto è tutto inutile. Mi asciugo come meglio posso, per fortuna il mio sudore non emana cattivi odori. Aspetterò che i lavori siano terminati.
Ore 11:30, apro il cassetto per prendere il foglio su cui sono annotati tutti gli appuntamenti fissati all'Ospedale di Gaeta per il lavaggio del port. Spiego il foglio piegato in due e leggo che... il secondo appuntamento era stato stabilito il 16 ottobre scorso! E perché diavolo io avevo segnato il 24 ottobre sul calendario del cellulare?!? Impreco nuovamente.. Questa volta posso maledire solo me stessa... Di corsa mi preparo, salgo in sella allo scooter e scappo a Gaeta, sperando che il personale sia indulgente e comprensivo. Per mia fortuna lo è e riesco a farmi fare il lavaggio.
In pratica il programma che avevo prestabilito per questa settimana è andato parzialmente a farsi benedire. Sapendo di dover andare a Gaeta mercoledì 24, mi ero conservata quel giorno come riposo settimanale dagli allenamenti. Sarei andata un'ora prima per fare delle foto alla Montagna Spaccata e poi dritta in ospedale. Non volevo far coincidere allenamento e passeggiata a Gaeta nello stesso giorno. E vabbé, la vita è bella anche perché ti sorprende e ti costringe a cambiare i tuoi piani...

domenica 21 ottobre 2012

Crapa Pelada

Crapa Pelada la fà i turtei,
ghe ne dà minga ai sò fradei.
I sò fradei fan la fritada.
ghe ne dan minga a Crapa Pelada.
Oh! Oh! Oh! Oh!

Eravamo sul letto, mi hai abbracciato e mi hai cantato questa canzone. E' stato uno dei nostri ultimi momenti di tenerezza. Avevo in testa il berretto che custodiva al caldo la mia testa pelata, avevo paura. Avevo te. E mentre mi sussurravi questa canzone io divertita ti dicevo: "Crapa pelada ancora per poco". Ricordi di noi.


Impegno e costanza

Stamattina sono andata ad allenarmi, ormai sto diventando una runner provetta! La verità è che mi sto appassionando sempre di più alla corsa perché noto i graduali miglioramenti nelle mie prestazioni. E questo mi spinge e mi invoglia a fare sempre meglio. Giorno dopo giorno mi impegno, percorro un passetto oltre il precedente limite, cresco, mi sento bene. I progressi sono la mia motivazione principale. Guardo le statistiche sull'app Runtastic, le confronto, le paragono e noto come cominci ad esserci un abisso tra i mie primissimi allenamenti e quelli attuali.
Fino a qualche tempo fa non sarei stata nemmeno in grado di concepire me stessa come una runner. Se mi avessero detto che sarei riuscita a fare un allenamento come quello svolto stamattina, mi sarei messa a ridere. Io per prima non avrei mai creduto alle mie stesse parole!! E invece...
Mi è stato consigliato di ragionare da tartaruga e non da lepre, di assaporare i piccoli miglioramenti, di non avere fretta, di essere costante e impegnarmi. E' tutto quello che io sto facendo. In più leggo, mi informo, chiedo consiglio a chi è esperto e corre da anni, ho voglia di imparare, di capire. Quando parlo con il mio amico M. cerco di carpire tutti i consigli e poi di metterli in pratica. Che mondo vasto e sterminato c'è dietro due gambe che corrono!!
Stamani ho anche avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con un ex runner (che ha dovuto mollare dopo 17 anni a causa di problemi molto seri al ginocchio) ed è stato bellissimo parlare con lui di questa mia recente passione, essere incoraggiata, consigliata.
Ho fiducia in me stessa e nelle mie capacità. E questo perché, quando inizio ad intraprendere un percorso, è certo che ho deciso di cominciarlo con tutta l'intenzione di impegnarmi seriamente e di percorrerlo al meglio. Se non avessi questa convinzione dentro di me, non prenderei nemmeno in considerazione la possibilità. Sono fatta così, è la mia natura. Se parto con un progetto darò tutta me stessa per realizzarlo al meglio. Sta accadendo così anche nella corsa e sono orgogliosa di me!

giovedì 18 ottobre 2012

Ho bisogno di piangere ma lo faccio a casa

Stamattina ero seduta nella sala d'attesa dello studio medico. E' un appuntamento fisso per me, ogni 28 giorni devo andare per l'iniezione di Decapeptyl. Nell'ambulatorio dove lavora il mio medico curante c'è anche lo studio del pediatra e molto spesso capita che ricevano i pazienti nella stessa fascia oraria. Come è capitato stamane.
Mentro ero lì che attendevo il mio turno, seduta accanto a me c'era una nonna con la nipotina di 2 anni. Una bimba tranquilla, con il visetto serio e tanti riccioli biondi ad illuminarlo. Ad un certo punto questa bimba sente le urla di una neonata che provengono dallo studio del pediatra. Piange perché la sta visitando. E la bimbetta, con il viso ancor più serio, si rivolge alla nonna e le dice: "Anch'io ho bisogno di piangere ma lo faccio a casa". Quanta ingenua maturità in tanta acerba fanciullezza! Quante volte avrei voluto pronunciare io questa frase mentre passeggiavo per strada con il corpo e vagavo altrove con la mente, sdoppiata, con il momentaneo dono di una falsa ubiquità. Quando lasciavo che gli occhiali da sole nascondessero i miei occhi ed eventuali lacrime che sfuggivano senza il mio permesso... Quante volte ho desiderato essere sola in casa per sfogare tutto il mio pianto, urlare, impazzire senza che nessuno mi desse della pazza, lasciando che il mio dolore ferisse solo me stessa. Non ho mai voluto testimoni di questi momenti di sconforto. Nessun testimone oculare se non lui, il solo che mi abbia mai visto e udito nella mia disperazione più devastante. Quante volte ho atteso il rientro a casa per affondare la faccia sul cuscino e lasciarmi andare... Quante volte ho atteso che il buio della notte mi concedesse il suo angolo di struggimento.
Ricordi. Recenti, lontani, vicini, remoti. Ora non ho bisogno di piangere e mi godo la luce del sole, il sorriso sul mio volto, la risata che spezza le vibrazioni nell'aria.

Missione Treviso - Venezia (parte 3)

7/10 Venezia, ore 13:20
Il cugino della mia compagna di viaggio è stato così gentile da accompagnarci in auto fino a Venezia. A Piazzale Roma abbiamo comprato il biglietto per i mezzi pubblici, valido per 48 ore, e siamo salite sul primo vaporetto che ci avrebbe portate al Lido, dove avevamo l'albergo.
La magia del primo attraversamento della rotta Venezia-Lido è stata parzialmente smorzata dal vocione di Umberto Bossi che risuonava in tutta la laguna. Dalle parti di Piazza San Marco i leghisti celebravano la Festa dei Popoli Padani e sul palco il Senatur pronunciava il suo discorso.
In albergo abbiamo avuto modo di sistemare le valigie e di prepararci per la prima uscita alla scoperta della Serenissima. La mattina eravamo state accolte da un clima plumbeo. Il pomeriggio le nuvole e la foschia si sono diradate per far spazio ad un accenno di estate.
Quanto avremmo camminato in quei giorni? A parte Murano e Burano (che avevamo entrambe già visitato però) non c'è angolo di Venezia che sia rimasto escluso dal nostro girovagare. Abbiamo fotografato tutto il fotografabile, siamo salite e scese dai vaporetti a ritmi impressionanti, abbiamo camminato per chilometri tra le calli, su e giù per i ponti, attraverso le piazze, lungo i viottoli stretti celati tra i palazzi.
Abbiamo avuto il buon senso di entrare nella Galleria d'Arte Contini, senza sapere neppure cosa esponesse.  E con grande gioia abbiamo scoperto che tra le opere presenti c'erano anche quelle di Botero, artista che personalmente adoro. Abbiamo vissuto lo spettacolo offerto da Piazza San Marco al calare della sera, illuminata dalle mille luci che contrastavano il buio.

8/10 Venezia, ore 10:40
Occorrono almeno 3/4 giorni di esplorazione intensa per ammirare Venezia nella sua totalità. Noi abbiamo concentrato quasi tutto in un giorno e mezzo.
Lunedì mattina altra giornata meravigliosa. Il cielo è coperto dalle nuvole ma nuvole amiche, adornanti, ottime modelle per le nostre fotografie. Il tour parte dai Giardini della Biennale e continua poi nelle tappe di Santa Maria della Salute, Ca' D'Oro, Teatro La Fenice, l'Accademia, Rialto... Avremmo voluto visitare la Galleria Internazionale d'Arte Moderna (Ca' Pesaro) ma non avevamo notato che il lunedì è chiusa. Ci avevano suggerito di andare a Torcello ma ci siamo dirette ai vaporetti troppo tardi e occorrevano almeno 2 ore per arrivare. Pazienza, abbiamo già l'itinerario per il nostro prossimo viaggio a Venezia. Non riuscendo più a raggiungere Torcello, siamo tornate a Piazza San Marco per un aperitivo. Ci è costato un bel po' ma almeno una volta nella vita si può fare, no? 

9/10 Venezia, ore 9:00
La Serenissima piange la mattina che andiamo via. Dal cielo grigio scende una pioggia leggera, malinconica. Una pioggia rispettosa però, perché quando smontiamo dal vaporetto per raggiungere la stazione ferroviaria di Santa Lucia, ha ormai cessato di cadere. 
Venezia ci ha offerto ciò che le avevamo richiesto, questo viaggio resterà per sempre dentro di noi come un ricordo indelebile. Giorni necessari, tempo benedetto.









mercoledì 17 ottobre 2012

Due sedute di allenamento

Ore 10:00, seduta di "allenamento" psicologico. La seconda chiacchierata con la psicoterapeuta.
Abbiamo analizzato insieme i sogni che sono riuscita a ricordare in queste due settimane che hanno riempito l'intervallo tra i due incontri. Lei mi ha chiesto di raccontare i sogni, ascoltava in silenzio le mie narrazioni e poi esprimeva il suo parere. A volte ero d'accordo con lei su alcuni aspetti, altre volte no. Altre volte ancora mi offriva chiavi di lettura che non avevo preso in considerazione, essendo a digiuno totale in materia. Di tanto in tanto sbirciavo sul foglio su cui avevo appuntato i miei ricordi onirici, in cerca di suggerimenti che risvegliassero la memoria. L'ho trovato un esercizio divertente. Se è stato anche utile è ancora troppo presto per dirlo.
Non so dove mi porterà questa metodologia, se mi servirà. Ieri mi domandavo addirittura se abbia ancora effettivamente bisogno della dottoressa. Ho capito che mi piace parlare con una persona che mi è del tutto estranea. E questo lo sapevo già perché aprirmi e raccontarmi su questo blog è stata una sorta di terapia psicologica per me. Però mi chiedo: "Ne ho davvero ancora bisogno?". Per il momento continuerò ad andare, saggerò gli sviluppi di questi incontri quindicinali e tenterò di capire a cosa possano servirmi in concreto.
Mi sono presentata nello studio della psicologa con già indosso l'abbigliamento da runner. Finita la sessione di psicoterapia, infatti, sono andata sul lungomare lì vicino per una mezz'ora di allenamento. Correre accanto ad un paesaggio come quello che potete vedere nella foto sotto regala una forza ed un'energia ineguagliabili. Potrebbe essere questa la mia vera psicoterapia. Impegnarmi nella corsa, nel miglioramento delle prestazioni, respirare a pieni polmoni l'aria di cielo e mare che si confondono e si fondono. Stamattina ho notato dei piccoli progressi. Quel tipo di passo in avanti che ti dà la spinta per proseguire e ti sprona a fare del tuo meglio.
In questo momento la mia vita è piena di tante cose belle che la riempiono e la adornano. Sto colmando i vuoti che ho dentro impegnando me stessa in attività che amo svolgere. Voglio che queste passioni occupino tutto il tempo di cui dispongo, ricolmino tutto lo spazio che ho a disposizione, che trabocchino se necessario. Non deve restare neppure un minuto libero o un centimetro vuoto in cui la malinconia e la tristezza possano adagiarsi.

Il panorama che faceva da sfondo al mio allenamento

lunedì 15 ottobre 2012

Ho imparato che...

Sera di aprile del 2011. Non ce la faccio più. Quando ci sentiamo al telefono esplodo e ti dico che tra noi non va, non è più come una volta. Piango, sono disperata. Tu mi dai la risposta che aspettavo, che era scontata, ma che temevo di ascoltare, che avevo paura potesse uscire proprio dalle tue labbra.
Mi dici: "Sì, è vero, è difficile".
Evito di riportare tutto ciò che è avvenuto dopo quella sera. Dei riavvicinamenti, degli allontanamenti, dell'affetto, dell'odio, del bene, del male. E' successo talmente tanto da allora che faccio fatica a ricostruire ogni singolo evento e ad incastonarlo nella giusta collocazione cronologica.
Il passato non conta più. Conta solo il presente. Quello che siamo oggi, quello che vorremo essere domani. Ciò che il destino ha previsto per noi, insieme o lontani che sia.
Però se tu mi avessi detto "E' difficile" oggi, dopo tutto quello che ho passato, io ti avrei risposto: "E' difficile un cazzo! Niente è difficile se lo si vuole, l'amore non è difficile finché c'è amore. Tutto è possibile, tutto si può fare. Basta volerlo, basta lottare, basta mettersi in gioco se dall'altra parte hai una persona che farebbe lo stesso per te. Anche lottare contro un cancro è difficile, è massacrante, è delirante! Però io combatto perché mi amo e voglio salvare il rapporto che ho con me stessa".
Questo ho imparato. Che niente è difficile se non gli attribuiamo questa qualifica, niente è difficile se non lo facciamo apparire come tale. Molto spesso le cose diventano difficili perché noi le vediamo così, per i più svariati motivi. Perché non si ama più, non si ha voglia, non si ha la capacità, non si ha grinta e carattere, non si ha la forza...
"Difficile" non esiste, è una nostra costruzione mentale che dobbiamo imparare ad abbattere perché ci limita in tante opportunità, ci fa vivere residui di vita che al contrario potrebbero essere totalità di vità.

Spazio per un ospite speciale

E' la prima volta che qualcuno che non sia io scrive un post su questo blog. Ed è un qualcuno assai speciale, Sara, la mia amica-compagna di viaggio e di mille altre cose.

Il viaggio…
Su questo viaggio si sono da subito posati una serie di eventi sincronistici che in quanto tali hanno reso ancora più bello e intenso il suo significato e valore!
Questo viaggio è figlio della voglia di 2 donne di rimettersi in gioco, di ritrovare il senso delle cose, di provare a trovare un punto di vista diverso da quello solito e scontato che la quotidianità ti induce a percorrere!
Da subito si è creata una bella sintonia, le passioni che ci accomunano hanno fatto il resto.
Questi pochi ma intensi e frenetici giorni (ricchissimi di belle emozioni) hanno lasciato in me e nel mio cuore ricordi bellissimi : le foto, le risate, le nuove conoscenze, i tanti passi fatti insieme con gli occhi estasiati intenti a vedere e catturare la bellezza, e  la fatica di trascinare valige sempre troppo pesanti ( noi donne portiamo sempre troppe cose) … e si è stretta ancor più questa bella e sincera amicizia!
Treviso: città bellissima e tanto divertimento!!! Ancora rido se ci penso… che bella e folle compagnia!
Venezia: fotografie a quintali, e poi la bellezza ovunque intorno a noi non poteva non accendere il nostro buonumore!
Cosa ho riportato indietro da questi 5 splendidi giorni? Sicuramente la voglia di ripartire per scoprire nuove città, nuove culture, fare nuove conoscenze e tante tante risate, e altra cosa importante: una cara amica con la quale progettare le nostre prossime… Missioni!!!
Questo viaggio è stato tutto sommato "perfetto"!

La tua compagna di viaggio
Con affetto Sara

Venezia

Dai Giardini della Biennale

Giardini della Biennale

Monumento a Garibaldi, Giardini della Biennale

dal vaporetto


domenica 14 ottobre 2012

Dedicato alla mia compagna di viaggio

Sei stata la migliore compagna di viaggio che avessi mai potuto desiderare. Se quei 5 giorni in Veneto sono stati perfetti è stato anche e soprattutto per merito tuo. Bello condividere con te l'amore per i viaggi, per le lunghe camminate (dove la troverei un'altra che mi sta dietro lungo tutti quei chilometri?!?), per la fotografia, per la lettura, per le chiacchierate profonde o più ironiche. E adesso ringrazio che sia stata tu ad accompagnarmi durante questo viaggio che per me aveva un significato ed un sapore particolari. Non avrei saputo immaginare niente di più riuscito e piacevole.
Chi l'avrebbe mai detto, 15 anni fa, che il nostro rapporto si sarebbe evoluto in questo modo? Tu l'avresti mai pensato? Io sono sincera e dico di no anche perché per quasi 10 anni ci siamo perse di vista. E' stata la mia malattia a farci riavvicinare? Se è così la ringrazio perché mi ha donato una cara e preziosa amica. Ti voglio bene S. ^^

Venezia







sabato 13 ottobre 2012

Momento sereno

Posso affermare con una certa dose di sicurezza che sto vivendo un buon momento. Sono piuttosto serena, ho riorganizzato la mia vita e messo in chiaro i programmi da seguire e i progetti a breve termine da realizzare. La mia vita di relazione ne ha tratto beneficio e i miei scorci di solitudine e tristezza durano sempre meno. Sì, uno dei sintomi che rivelano il mio momento di equilibrio è proprio questo: la durata del periodo "no", sempre più breve quando capita. Fino a qualche tempo fa esistevano i giorni no, poi sono passata al giorno no. Ora sono ai momenti no, fenomeno assai normale nella vita, di chiunque. Non penso possa sbarazzarmi totalmente di loro, non sarei più umana. Posso però impegnarmi a ridurne la frequenza e a controllarli quando arrivano.
Il viaggio fatto la settimana scorsa ha senza dubbio contribuito a risollevare il mio umore, a donarmi nuova energia e carica positiva. E' proprio vero che a volte basta staccare anche solo per pochi giorni per ottenere un beneficio di gran lunga superiore. Io sono tornata sentendo dentro di me una forza rinnovata, nuova linfa vitale che mi scorreva nelle vene.
Durante il viaggio a Venezia ho anche iniziato a ricordare i sogni con una certa frequenza. Almeno avrò qualcosa da raccontare alla psicologa e non le rovinerò il metodo di lavoro. Al momento ho un paio di cartucce oniriche da sparare e un bel po' di materiale da analizzare. Chissà cosa ne ricaverà...
L'altro sintomo positivo che conferma il mio momento sereno è che non penso più ossessivamente e continuamente alla malattia e a tutto ciò che mi ha causato. Un bel passo avanti, non di poco conto. Vivere con questo pensiero martellante nel cervello è una tortura, impastare sempre i medesimi crucci è lavoro logorante per la psiche e per il fisico. Liberarsene è una grande conquista per il livello qualitativo della vita.
Ho numericamente falcidiato anche i post dedicati al racconto del mio ultimo anno terribile. In effetti mi resta ben poco da illustrare per quanto riguarda la mia passata esperienza ospedaliera con la malattia. A breve completerò il percorso, in modo che possa continuare a raccontare quello che accade di volta in volta. Augurandomi di raccontare solo cose belle :-)

venerdì 12 ottobre 2012

Non ti cerco più

Non più onda
che cerca la riva

Non più pioggia
che cerca la terra

ma

Riva
che aspetta l'onda

Terra
che aspetta la pioggia

mercoledì 10 ottobre 2012

Missione Treviso - Venezia (parte 2)

05-10-2012 Treviso, ore 19:00
Dopo 4 ore sul frecciargento Roma Termini - Venezia Mestre e poco meno di mezz'ora sul regionale Venezia Mestre - Treviso, arriviamo a destinazione. Io e S., le viaggiatrici in cerca di fuga, di risposte, di conferme. In cerca di evasione e divertimento. Non so se la tappa di Treviso ci ha regalato tutte queste cose. Personalmente posso tirare le mie somme e affermare che: me la sono spassata alla grande dopo molto molto tempo, ho avuto modo di conoscere persone positivamente e meravigliosamente "fuori di testa" con cui ho riso fino a piangere (ma di gioia alleluia!!), ho ritrovato la grinta e le energie che un tempo possedevo e che non ricordavo più dove avevo riposto. Essere circondati da persone che ti donano buon umore e serenità è una delle medicine più efficaci che io conosca per guarire dall'apatia, l'arma più letale per recidere le reti della cupidigia.
Ammetto che l'arrivo a Treviso non è stato dei migliori per me. Non appena entrata a casa della persona che ci avrebbe ospitate, i miei occhi sono stati presi a pugni dalla visione di un quadro appeso alla parete del soggiorno, un quadro che conoscevo benissimo: "L'albero della vita" di Klimt. Un'opera vista e rivista decine di volte appesa su un'altra parte, di un'altra camera, in un'altra casa, in un'altra città. Un'opera che mi ha sempre trasmesso malinconia a causa della personalissima interpretazione che ne ricavavo.
In più, giusto per rincarare la dose, questo pugno negli occhi non era stato l'unico: la sera prima avevo iniziato a leggere un libro, "Nessuno si salva da solo" della Mazzantini. E la Margaret cosa mi combina?!? Tra un'infinità di frasi, di ritornelli, di parole che si potrebbero scegliere in centinaia milioni miliardi di canzoni... Lei quale riporta nelle prime pagine della sua fatica letteraria?? "One love, one blood, one life"... Le parole di "One" degli U2 che io e A. avremmo dovuto farci tatuare entrambi...
Sì, ok... Ma in questo momento della mia vita io sono capace di farmi una bella risata, anzi, rido sguaiatamente in faccia alla vita e le dico: "Divertiti pure con questi tuoi giochetti, io non ti darò soddisfazioni di alcun genere!".

06-10-2012 Treviso, ore 10:30
Svegliarsi a quest'ora del mattino è assai insolito per me. Anche quando vado a dormire molto tardi la notte, alle 8 riesco già ad essere in piedi. Ma il venerdì sera a Treviso è stato movimentato e molto alcolico. In più sono andata a dormire quando ormai ero desta da quasi 24 ore.
Passeremo il resto della giornata alla scoperta di questa città che ai miei occhi è signorile, pacata, accogliente. Unico neo: trovare un parcheggio per l'auto è più arduo di un terno al lotto!! Sarà anche per questo che in giro ci sono centinaia di biciclette, spazi stracolmi di dueruote posteggiate, ciclisti in ogni angolo.
Di Treviso ho amato il fiume che circonda la città e l'abbraccia come un amante premuroso, le sculture che popolano il fiume stesso, il verde dei giardini, i cigni le anatre e le papere che affollano gli angoli di natura, i mulini che timidi si nascondono tra le mura dei palazzi o abbelliscono una piazza.

06-10-2012 Treviso, ore 18:00
Questo pomeriggio abbiamo visitato anche Asolo, un paesino della provincia trevigiana. Luogo incantevole, sospeso nel tempo, con viste mozzafiato e natura riconciliante. Lì abbiamo scoperto che Eleonora Duse aveva una casa, siamo andati a vederla.
Durante questo viaggio abbiamo "incontrato" casualmente diverse cose che non ci aspettavamo di vedere o che non sapevamo di vedere. Tutte sorprese assai gradite: dalla casa di Eleonora Duse ad Asolo alla mostra di Botero a Venezia...
Il programma della nostra seconda serata a Treviso prevedeva barbecue. Per me ovviamente niente carne ^^ e l'altra sorpresa di questo viaggio è stata che... ho finalmente trovato qualcuno che è più complicato di me quando si tratta di cibo!!!

Treviso

Treviso, scultura nell'acqua

Treviso, mulino

Treviso, sculture sul fiume
Asolo

Asolo

Asolo

Asolo, casa di Eleonora Duse


venerdì 5 ottobre 2012

Missione Treviso - Venezia (parte 1)

05/10 ore 13:30 sul treno per Venezia-Mestre
Si parte! Per quel viaggio che sognavo quando stavo male, quando non sapevo se mai l'avrei potuto organizzare e soprattutto realizzare.
All'inizio avrebbe dovuto svolgersi in modo diverso rispetto a come si svolgerà ora. Ma bene così. Doveva andare così e io sono felice di essere riuscita a partire. Non importa se non raggiungerò Venezia da Milano, non importa se il compagno di viaggio non é colui per cui questo viaggio era stato acquistato. Parto con una delle mie più care amiche, abbiamo anche aggiunto due giorni agli iniziali tre. Partiamo perché entrambe ne abbiamo necessità, seppur per motivazioni assai diverse. Partiamo perché ci sono momenti nella vita in cui farlo é l'unica ancora di salvezza che ti resta da levare per proseguire il viaggio. Perché il viaggio é sempre necessario, é concretizzazione della metafora esistenziale di ognuno di noi. Magari torneremo ancora più confuse e caotiche di prima... Non ci é dato saperlo ora. Si parte e si va all'avventura, ci si affida a sensazioni e istinti senza sapere a priori dove questi ci condurranno e se ci condurranno ad una destinazione sicura.

giovedì 4 ottobre 2012

Quando si dice la fortuna

Frequento Milano da 2 anni e da 2 anni sognavo di poter andare a vedere il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Finora non avevo mai trovato la giusta occasione o meglio, non mi ero mai messa di impegno per programmare questo evento. Desideravo farlo nel mio prossimo viaggio ma inizialmente le visite mediche mi sono state prenotate per fine ottobre e non c'erano più biglietti disponibili. Per il mese di novembre non ci sarebbero stati problemi invece, fino alla settimana scorsa si poteva prenotare quasi in ogni giorno. Fino alla settimana scorsa appunto...
Quando stamattina mi hanno comunicato che avrei fatto tutte le viste il 22 novembre, mi sono illuminata: finalmente potevo mettere in agenda la visita al Cenacolo! Sono corsa sul sito internet, ho guardato il calendario e... A novembre erano rimaste solo 3/4 date disponibili, tra cui il 22, ore 10:30. L'ho prenotato al volo, ultimo posto disponibile!! Stava aspettando me, lo sento, era troppo perfetto. Perfetti erano il giorno e la fascia oraria. Cenacolo arrivo!!


mercoledì 3 ottobre 2012

Prima seduta di psicoterapia

Stamattina prima seduta di psicoterapia.Se fino a qualche tempo fa mi avessero detto che sarei andata da una psicologa, avrei dato di matto. Ero convinta che a me una necessità del genere non avrebbe mai potuto palesarsi. Ma tante cose cambiano con lo scorrere del tempo. D'altra parte fino a qualche tempo fa non credevo neppure che potessi beccarmi un tumore! Ci si sente sempre un po' intangibili finché non veniamo toccati per davvero.
La seduta odierna è stata di tipo introduttivo.
La mia psicologa mi piace. A pelle ho avvertito immediatamente grande fiducia verso di lei. Ho sentito di potermi fidare e l'approccio è stato dei migliori.
All'inizio mi ha fatto la fatidica domanda, quella che mi aspettavo: "Come mai sei qui?". Ho riso, perché mi ero preparata a questo momento, mi sembrava di averlo vissuto già mille volte, me l'ero allestito scenicamente nella mia testa. Ho provato a sintetizzarle l'anno orribile, ovviamente non le ho detto tutto ciò che avrei voluto farle sapere, tutte le angosce che a tratti mi colgono o mi hanno colto. Era talmente ampia la mole di avvenimenti, sensazioni, paure, ansie... Che non sarebbero bastate tre ore per esporre tutto. So però che ci sarà tempo di far uscire ogni cosa se continuerò ad andare da lei.
Mi ha chiesto cosa sto facendo per me, mi ha chiesto degli amici, della famiglia... Alla fine ha concluso esclamando: "Ma ti vedo bella combattiva però!". Sì, è vero, lo sono. Anche se molto spesso mi dimentico di esserlo o ho dimenticato di esserlo di recente.
Mi ha chiesto mi prendere nota dei sogni che faccio perché li analizzeremo. E so già che questo per me sarà un enorme problema perché ricordo i sogni molto ma molto raramente. Gli unici due recenti che ricordo li ho anche raccontati su questo blog (qui e qui), ne ho accennato anche a lei, magari potremo analizzarli meglio. Ma a parte questi due, buio totale. Qualcuno conosce un metodo per stimolare il ricordo mattutino dei sogni notturni?!?

lunedì 1 ottobre 2012

Grazie al cancro

Grazie al cancro ho scoperto di avere la mutazione genetica e grazie a lui i miei figli non lo avranno mai perché adesso io so e potrò evitare che essa perpetui la sua stirpe.

Grazie al cancro ho scoperto di avere una forza che ignoravo, di poter resistere e sopravvivere a dolori estremi.

Grazie al cancro ho capito su chi poter contare davvero, in tutto e per tutto, e su chi invece no.

Grazie al cancro ho aperto questo blog e grazie ad esso ho avuto modo di far entrare persone splendide nella mia vita.

Grazie al cancro non ho più paura di nulla, posso affrontare qualsiasi situazione senza scompormi minimamente, con calma assoluta, senza troppa ansia.

Grazie al cancro sto costruendo una nuova me. Una me fatta di nuove visioni di vita, nuovi sguardi, nuove prospettive, nuovi significati, nuovi valori. Tante novità accomunate dal miglioramento di me stessa. Rinnovata maturità, più piena, più completa. Sono ancora io ma non sono più io.