giovedì 31 gennaio 2013

8 febbraio: vi svelerò una sorpresa

Il blog è stata la mia prima ancora di salvezza, il mio miglior amico, la mia discarica di dolore, il muro contro cui ho sbattuto la testa, il sacco contro cui ho tirato pugni rabbiosi, la cima su cui ho ammirato il baratro sotto di me...
Tra una settimana mi regalerà l'ennesima soddisfazione. Inaspettata e davvero imprevedibile! Il blog mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, storie incredibili.. E fra 7 giorni mi permetterà di vivere un'avventura che avevo programmato ma non come si prospetta adesso.
Tornate a trovarmi, se vi fa piacere, e spero che gioirete con me. Sarà una mia vittoria, sarà la vittoria di tutti coloro che tornano a vivere, e a vivere meglio, dopo aver passeggiato mano nella mano tra la morte e il dolore.

Come si reagisce di fronte alla malattia

Prima che succedesse a me di ritrovarmi dall'altra parte della barricata, non avevo mai fatto abbastanza caso a quale fosse la mia reazione di fronte ad una persona ammalata. E sinceramente penso di non aver avuto nemmeno molte occasioni di ritrovarmi di fronte alla malattia - fino ad un paio di anni fa, ovvio. Ricordo che una volta feci visita ad un malato terminale (tumore al polmone) e ricordo che ne provai molta pena. Una cosa pensai di sicuro: "Non avrei mai voluto ritrovarmi in quello stato". Stesso pensiero che venne a farmi visita quando, per la prima volta al reparto di senologia del Policlinico Gemelli, vidi un altro malato/un'altra malata terminale (purtroppo non riuscii a capire se si trattava di un uomo o di una donna, tanto la malattia aveva trasfigurato quella creatura).
Questa era la mia reazione di fronte alla malattia, prima che mi ammalassi io stessa: pena e pietà per chi mi stava di fronte e paura, tremenda paura, di potermi ritrovare nelle sue stesse condizioni.
Adesso che ho compiuto il balzo e sono passata dall'altra parte, mi sono resa conto che subìre la pena e la pietà di chi viene a sapere della mia situazione, è quanto di più doloroso e fastidioso un malato debba sopportare. Gli sguardi di pietà, anche se comprensibili, le parole di pena... No, non fanno affatto bene. Ci fanno sentire ancor più ammalati. Danno forma e materia ad una cosa cui non vorremmo dare alcuna concretezza. Regalano un soffio di vita ad un mostro che vorremmo sedato e silente.
Io mi ritengo fortunata perché sono state davvero pochissime le persone che hanno avuto un atteggiamento del genere nei miei confronti. E queste pochissime persone non sono state affatto condannate da me, anzi. Capisco che agli occhi di un adulto sorga spontaneo provare un moto di pietà per una ragazza giovane, che sopporta le pene dell'inferno e chissà se mai avrà occasione di proseguire a lungo e bene la sua vita.
Mi ritengo fortunata anche perché, in percentuale, è stato maggiore il numero di persone che hanno mostrato la loro ammirazione nei miei confronti. Tante, tantissime volte mi sono sentita chiedere: "Ma come fai? Dove trovi la forza?". E io a rispondere: "Spero non conoscerete mai la risposta, perché solo chi passa attraverso queste cose sa bene dove si trova la forza e come si fa". Chi non arriva a conoscere dove si trova la forza e come si fa a superare tutto questo, semplicemente non ci è riuscito, e ha mollato la presa. Gesto che io non condanno assolutamente, anzi. Oggi comprendo e rispetto la scelta di chi non se la sente di combattere, e guai chi osa condannare e giudicare! Io per prima stavo mollando la presa. Se mi sono salvata è stato un caso oppure non era ancora la mia ora, decidete voi in base al vostro credo o alle vostre convizioni.

lunedì 28 gennaio 2013

Impegni e novità

Ci ho impiegato due/tre giorni per riuscire a scrivere il post in cui raccontavo del mio esame universitario. Tante persone mi hanno contattata in privato per chiedermi come fosse andata alla fine. Ringrazio tutti quanti di cuore, davvero. Sapere che molte persone - la maggior parte della quale a me sconosciuta perché non ci siamo mai incontrati faccia a faccia -, mi dimostrino così tanto affetto.. beh, è parecchio emozionante e mi scalda il cuore.
Ho impiegato qualche giorno a scrivere il post sull'esame perchè sono letteralmente sommersa di cose da fare!! Sto preparando il prossimo esame (commerciale II, 19 febbraio), sto collaborando con un amico e quindi lavoro (parolone, però tecnicamente è un lavoro!!), sto aggiornando i siti di un Premio di cui sono segretaria, mi sto allenando e... mille altre cose!! Insomma, non ho avuto un attimo libero per poter raccontare nel dettaglio questa giornata così importante per me. E volevo raccontarla in modo giusto, senza troppa fretta, volevo raccontarla con calma e bene. E come tutti i post importanti, necessitava della giusta ispirazione.
Avrei potuto scriverlo la notte, dopo aver terminato tutti i miei impegni... Ma avrebbe significato scriverlo di malavoglia e il risultato sarebbe sembrato stanco e fiacco come me ^^
In più, ci sono almeno tre o quattro ulteriori novità... Belle, molto belle...
Alcune di queste novità sono state una vera e propria manna dal cielo per me. Qualche giorno fa invocavo delle occasioni, delle alternative e... Ok, non ho ricevuto proposte del genere al momento, ma qualcosa si sta muovendo in questo senso e mi sento ottimista. Alcune di queste novità le racconterò man mano che si concretizzeranno. L'entusiamo è alle stelle!!

domenica 27 gennaio 2013

La mia vita. Ora

Sono serena.
Sono felice.
Ho progetti da realizzare.
Ho novità da assaporare.
La ruota gira per il verso giusto.
Non ho più bisogno di te.
Sono soddisfatta della mia vita.
Mi sveglio con il sorriso.
Le risate accompagnano le mie giornate.
Mi addormento con il sorriso.
Non desidero più morire.

Tu puoi dire lo stesso di te?
Io mi auguro di sì.
Perche nonostante tutto
io ti voglio un bene dell'anima
e ti auguro solo il meglio.

Diario di un esame universitario

24/01/2013

In questo giorno sono tornata all'università e ho sostenuto l'esame di diritto processuale penale, i miei genitori hanno festeggiato 31 anni di matrimonio, è partita la collaborazione con un amico.
Ma soprattutto... Ho sostenuto e superato il mio primo esame universitario dopo 1 anno e mezzo di assenza e dopo un tentativo (quello nella sessione d'esame di settembre 2012, QUI il racconto) andato a vuoto!!

La giornata è iniziata con oscuri presagi e sinistri messaggi occulti, non troppo occulti a dire il vero... Esco dalla metro, alla fermata di San Paolo, mi incammino verso la facoltà di giurisprudenza di Roma Tre... A pochi metri dall'edificio della facoltà svetta un enorme cartellone pubblicitario che reclamizza un'impresa di pompe funebri... Penso: "Cos'è? Un modo per ricordarmi che stamattina vorrei morire piuttosto che sostenere l'esame?!? Un modo per materializzare il mio stato d'animo di mortale terrore?!? Oppure, ipotizzando il peggio e facendo della macabra ironia... E' un modo per dirmi "Credi di essermi sfuggita? Ti stai solo illudendo mia cara, e presto sarai mia"?...  Ma poi, da quando le imprese di pompe funebri hanno bisogno di pubblicità?!?
Insomma... Entro in aula con questi pensieri semi-seri che frullano in testa. Arrivo con un'ora e mezza di anticipo rispetto all'inizio dell'esame. Sarò tra i primi ad essere chiamati e mi occorre un po' di tempo per rinfrescare la mia memoria. Come avevo già scritto in precedenza (QUI il post), è piuttosto difettosa negli ultimi tempi, tendo a dimenticare con facilità, studiare non è il massimo in queste condizioni. Temo che al momento opportuno, ossia durante l'interrogazione, la mia memoria possa giocarmi un brutto scherzo. Per questo ho deciso di arrivare con largo anticipo: devo cercare di ripassare il più possibile.
Man mano che si avvicina l'ora X, le 10:30, annoto su un foglio di carta le seguenti frasi, in ordine cronologico:
- me la sto facendo sotto, ma quando finisce questa giornata?
- manca un'ora c***o e io sto morendo di paura!!
- muoio!!
- c'è un signore di circa 70 anni che deve sostenere l'esame, alleluia non sono la più vecchia qui dentro!
- manca mezz'ora, ho sonno ma sono pure terrorizzata!
- sento che mi bocceranno
- mancano 15 minuti, arriva la prima assistente
- 10:30 Ci siamo!!!! Aiuto!!!

Avrei dovuto essere tra i primi a sostenere l'interrogazione... Nel canale M-Z è stata estratta la lettera V per questa sessione. E invece l'assistente che fa? Inizia a chiamare dalla M e improvvisamente da prima o quasi prima divento ultima o quasi ultima!! L'aula è strapiena di studenti da esaminare, ne uscirò in serata!! Per fortuna avevo portato con me il certificato d'invalidità civile... Cavolo, a parte l'esenzione dalla tassa di soggiorno negli alberghi, non mi è mai servito quasi a nulla... Penso che sia arrivato il momento di far valere i miei diritti, vado dal prof, gli spiego la situazione, gli mostro il certificato e...
Magia! Sono di nuovo prima e vado a sostenere l'esame!
L'assistente mi fa domande molto tecniche, ho la fortuna di sentirmi chiedere temi e argomenti che conosco benissimo. Sono calma durante l'interrogazione, dico tutto senza tralasciare nulla... L'esame con l'assistente termina, sul foglietto da passare al professore scrive: 27!!!
Non ci posso credere! Sto quasi per piangere dalla felicità!! 27 a procedura penale?!?!? Cavolo, credevo addirittura di non superarlo!! E invece lo supero (il prof mi fa un'ulteriore domanda ma conferma il voto) e vado a -4 esami dalla laurea!!! Esco dall'aula con la voglia di stappare una bottiglia di Magnum, di strapparmi i vestiti dalla gioia, di urlare dalla felicità... No, non ci credo e non riesco a crederci ancora!!
Ho superato l'esame che avrei dovuto sostenere quel maledetto 21 luglio 2011, ho ricucito lo strappo, ho ripreso il filo del discorso, sono andata avanti, ho recuperato la grinta e la fiducia in me stessa di cui tanto sentivo il bisogno!
E miei cari... Quante belle novità si affacciano nella mia vita!! Ve ne parlerò man mano che si concretizzeranno!!

mercoledì 23 gennaio 2013

Ad un giorno dall'esame

Domani è il gran giorno. Sta arrivando. E sarò anche tra i primi a sedere davanti al prof o agli assistenti. Ed è anche la prima volta che viene estratta la lettera V in un semestre in cui do esami. Questo significa che inizieranno ad interrogare chiamando i cognomi che cominciano per V: Va... Ve... Insomma, me la sbrigherò molto presto. Sperando di portare a casa il risultato minimo. Che per me significa passare a tutti i costi, non importa con quale voto. Il mio obbiettivo è passare, segnare sul mio calendario personale - 4 esami alla fine.
Per me domani sarà una giornata particolarissima. Non si tratta solo di un esame, ne ho affrontati e superati talmente tanti nella mia vita, anche ben più difficili di questo... Per me significa ricucire uno strappo, riprendere un cammino bruscamente interrotto, tornare velocemente indietro a quel 20 luglio 2011 maledetto...
E poi significa capire quanto sono riuscita a far fruttare uno studio disturbato da visite mediche, operazioni, viaggi, pensieri, poca voglia di star sui libri, ansia, ripensamenti, turbamenti, vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione, stato psicologico precario...
Incrocio le dita!

lunedì 21 gennaio 2013

Settimana operosa

Sto ripassando per l'esame universitario di questo giovedì. Non so come andrà, punto a passare senza troppe pretese sul voto. Di sicuro so che mi siederò davanti al professore o all'assistente e che proverò a superare diritto processuale penale. Quello stesso esame di diritto processuale penale che avrei dovuto affrontare il 21 luglio 2011, giorno in cui scoprii di essermi ammalata.
Nel frattempo che ripasso però, devo anche ricordarmi di fare almeno un po' di attività fisica ogni giorno, altrimenti le mie ossa iniziano a lamentarsi e a tormentarmi.
Ah, devo anche dare una mano ad un amico che mi ha offerto un'opportunità di collaborazione con lui.
E far fronte a tumulti vari...
Bella la vita!! ^_^

giovedì 17 gennaio 2013

Curare le ossa con lo sport

L'oncologa me l'aveva già detto. Avevo già letto a tal proposito anche sul forum "Dure come muri".
Se voglio evitare di avere problemi alle ossa, devo muovermi muovermi e ancora muovermi. I farmaci che mi provocano la menopausa indotta non perdonano sotto questo punto di vista.
All'inizio della settimana mi sono concessa un paio di giorni di sosta dagli allenamenti e... Risultato? Quasi non riuscivo ad alzarmi dal letto al mattino e avevo difficoltà anche nel corso della giornata. Una fitta alla schiena, gambe a pezzi.. Nemmeno avessi passato la notte a spaccare pietre in una cava!
Poi mi è bastato riprendere la mia routine giornaliera di sport.. e i dolori sono praticamente spariti.
Mi viene da sorridere perché una volta ero talmente sedentaria da essere in grado di trascorrere intere giornate seduta. Da un paio di anni la mia attitudine è mutata. Dopo la malattia la trasformazione irreversibile si è compiuta in modo stabile e definitivo: mi alleno per un'ora al giorno quasi tutti i giorni - un giorno a settimana di pausa è d'obbligo.
Lo sport e l'esercizio fisico in generale mi stanno aiutando molto. Il fatto che sia in qualche modo costretta a praticarlo mi invoglia ad essere costante e a scacciare la pigrizia. In questo periodo che sto preparando gli esami poi, l'attività sportiva mi permette di rilassarmi e distendermi.

Cambio di vedute

Le mie prospettive di vita sono cambiate da quando ho affrontato l'esperienza della malattia grave. E' per questo motivo che adesso, in alcuni momenti della giornata, mi fermo ad interrogare me stessa e la domanda che mi pongo più spesso è: "Quello che faccio, l'obbiettivo che voglio raggiungere, è ancora lo stesso di prima?".
Il mio scopo principale attualmente è terminare l'università. Dare gli ultimi 5 esami alla facoltà di giurisprudenza, scrivere la tesi e prendere questa benedetta laurea. Che sarebbe comunque la seconda laurea, dato che ne ho già una in lettere. I miei dubbi più frequenti riguardano proprio questo punto: laurearmi in giurisprudenza è ancora quello che voglio?
Sì. La risposta la conosco e non ho mai dubitato. E' sì. Voglio laurearmi perché sia io sia la mia famiglia abbiamo fatto grandi sacrifici per arrivare sin qui; perché, malattia a parte, i miei studi erano regolarissimi (mai andata fuori corso in vita mia). Il diritto è una delle mie più grandi passioni, mi piace, sogno il master in diritto amministrativo...
Il problema qual è allora?
Il problema è che soffro enormemente a studiare. Che mi sono rotta le scatole di preparare esami universitari. Che mi viene l'ansia a pensare che la fine non è lontana ma nemmeno troppo vicina. E che io ora soffro della smania di terminare, al più presto. Ma soprattutto soffro della smania di voler fare dell'altro, di andare a prendermi le mie occasioni. Ho pensato persino di mollare tutto qualora mi si presentasse una valida alternativa.
Terminare gli studi per me significa esclusivamente non gettare alle ortiche tutto ciò che ho fatto finora. E nonostante una laurea in giurisprudenza possa sempre tornare utile, ho capito che non avrò più alcuna intenzione di proseguire l'iter per diventare avvocato (come avrei voluto, quando decisi di iscrivermi a questo corso di laurea). Non farò pratica presso uno studio, non tenterò di passare il famigerato esame di stato...
Se la malattia non m'avesse bloccato per quasi 2 anni, probabilmente non avrei mai pensato questo. A maggio 2012 mi sarei laureata, a ottobre 2012 avrei iniziato il master in diritto amministrativo a Roma o a Milano... Finito questo avrei iniziato la pratica presso uno degli studi che mi avevano già fatto delle proposte...
E invece no. Questa sosta forzata di quasi 2 anni mi ha fatto completamente cambiare prospettive e aspettative. Ho intenzione di concludere l'università ma vedo questo obbiettivo come uno scoglio da superare solo per poi essere libera di andare a cercare fortuna altrove, di afferrare le occasioni dove io voglio che mi si presentino. E no, non voglio essere un avvocato: questo è il mio solo punto fermo per il momento.
Vorrei fare un mestiere che mi permetta di aiutare gli altri. Un mestiere di supporto psicologico per chi soffre e sta male. Lo so che non ho né titoli né competenze in tal senso (e non ho intenzione di prendere una terza laurea in psicologia!!), però credo che ne sarei in grado perché ho fatto esperienza su me stessa. Credo che ne sarei capace anche perché la mia esperienza si è accresciuta grazie al blog e grazie al confronto con le altre donne e con gli altri uomini che ho incontrato lungo il mio cammino.
Insomma, il mio sogno sarebbe questo qui. Chissà che un giorno non riesca a realizzarlo.

lunedì 14 gennaio 2013

Ancora effetti della chemioterapia

Il caso, si dice a volte...
Il caso ha governato tutta la mia vita. Dagli episodi più importanti, come l'incontro con una persona fondamentale, agli episodi più comuni, come quello capitato qualche giorno fa.
La chemioterapia mi ha lasciato qualche strascico, piccoli disturbi che a distanza di quasi un anno, ancora si fanno sentire. Uno di questi riguarda le unghie. In particolare le unghie degli alluci. Che sono morte, andate a farsi benedire, per spiegarlo molto chiaramente e semplicemente! All'improvviso sono diventare tutte nere, io ho dato loro il colpo finale perché correndo mi sono causata degli ematomi... Le faccio vedere al medico di famiglia e lui sentenzia che ci metteranno 7/8 mesi per rigenerarsi. I 7/8 mesi passano, la situazione non era poi migliorata di tanto.. L'estate è alle porte (sì, ok, manca ancora qualche mese ma è prossima^^) e io non voglio assolutamente andare in giro con quelle unghie malconce. Sono decisa a tornare dal medico di famiglia per un controllo ulteriore.
E invece, casualmente..
Sul forum "Dure come muri" rispondo ad un post sugli effetti a lungo termine della chemioterapia (io parlo del mio problema alle unghie). Negli scambi di battute successivi, un'altra utente mi dice di aver risolto questo stesso problema, in circa un mese, rivolgendosi al podologo!!
Mi illumino!!! Il podologo!! Come ho fatto a non pensarci prima??
Cioè, il podologo mi poteva risolvere il fattaccio in tempi brevi e io stavo aspettando che le unghie si rigenerassero da sole?!?
Ricordo di aver visto uno studio podologico non troppo lontano da casa mia. Lo cerco su internet, telefono e il dottore mi fissa un appuntamento per il giorno successivo! Fantastico!
Ci mette 10 minuti per sistemare la situazione. Il tutto in modo indolore. Mi verrebbe voglia di piangere, perché ho aspettato mesi e mesi, sneza risultato alcuno, quando avrei potuto risolvere prima e meglio. Comunque, meglio tardi che mai...

venerdì 11 gennaio 2013

Scusateci

Il padre di un mio amico d'infanzia si è ammalato di tumore un mese prima che mi ammalassi io. Rimanemmo molto colpiti da quella notizia perché le nostre famiglie sono legatissime da almeno più di 20 anni.
A causa del suo male, si è dovuto sottoporre ad un lunghissimo e delicato intervento chirurgico e in seguito all'operazione, a chemioterapia. Ha superato con successo quest'ultima, non avendo praticamente avuto nessun effetto collaterale pesante. Se lo incontravi per strada, non avresti mai detto che si sottoponeva a cicli di chemio. Non ha perso nemmeno i capelli.
I successivi controlli periodici sono sempre andati bene. Fino a prima dello scorso natale, quando le analisi e la tac hanno evidenziato qualcosa che non andava per il verso giusto. E ora sta di nuovo effettuando la chemioterapia, nella speranza che il male scompaia ancora.
Perché ho deciso di scrivere di lui?
Perché ieri io e mia madre abbiamo parlato con la moglie di questa persona e lei ci ha raccontato di quanto sia dura stare accanto ad un uomo che è perennemente nervoso, irritato, arrabbiato, scontento di tutto e di tutti... Mia madre ha avuto la delicatezza e il buon senso di non dirle, in mia presenza, di quanto questa descrizione potesse calzare alla perfezione anche per me. Per la me di qualche tempo fa. Per la me di quando ero arrabbiata con il mondo intero, depressa, scostante, intrattabile... Mia madre si è limitata a risponderle che è umanamente comprensibile una reazione di questo tipo, che è anche a causa dei farmaci che ci si comporta a quel modo.
Io non mi sono esposta più di tanto. Anche se per via del mio senso civico e della mia vena assistenziale avrei voluto dire tante e tante cose sull'argomento. Essendo io, mio malgrado, piuttosto edotta in materia. Ma sono rimasta in silenzio, forse perché avevo di fronte mia madre e non potevo svelarle, a distanza di tempo, come mi sentivo qualche mese fa. Mi sarei colpevolizzata all'istante, per non averle parlato prima e averle tolto un peso dal cuore.
Avrei voluto dire che comprendo, che capisco quanto sia dura starci accanto. Che sono fermamente convinta del fatto che sia più dura per chi ci è vicino che per noi stessi. La nostra amica ci raccontava alcuni episodi e non sapeva spiegarsi il perché di simili comportamenti di suo marito. A me non serviva sapere il perché, lo conoscevo già. Mi ci rivedevo nei suoi atteggiamenti, sapevo le ragioni a fondamento di tanta rabbia, frustrazione e nervosismo. E in fondo, sono certa, le conosce anche lei.
Chi ci sta accanto potrebbe fare qualsiasi cosa, e potrebbe farlo anche nel migliore dei modi. Ma a noi darebbe comunque fastidio, in una situazione psicologica tanto compromessa.
Avrei voluto suggerirle di rivolgersi ad uno psicoterapeuta ma il suggerimento è rimasto inespresso. La presenza di mia madre non mi ha permesso di dirle neppure questo. Perché mia madre non sa della mia esperienza con la psicologa e suggerire una soluzione cui ufficialmente non abbia fatto ricorso io stessa, a parità di condizioni, mi sembrava alquanto paradossale.

Adesso però ci tengo a dire quanto segue. Che voglio scusarmi. Con i miei genitori e con A.
Con i miei genitori, perché con loro mi sono chiusa in un mutismo tagliente e agghiacciante nel periodo buio della mia vita. Perché non avevo voglia di vederli, di sentirli, perché provavo fastidio in loro presenza. Ma non perché non li amassi. Perché avevo bisogno di stare da sola per piangere liberamente, per urlare tutta la mia disperazione, perché ero consapevole del fatto che loro in quel momento non potevano essermi di aiuto.
Con A., perchè con lui mi sono comportata nell'esatto contrario. Perché gli ho vomitato e scaricato addosso tutta la mia frustrazione e colpe che lui non aveva, il mio essere malsano. Il mio dolore, che lui, a motivo della scelta che aveva compiuto qualche tempo prima, non aveva il dovere di sorbirsi.

No, non è facile affatto starci accanto. E per questo io chiedo scusa.

giovedì 10 gennaio 2013

4 mesi di permesso premio

Una vera novità nella mia routine quotidiana: niente più oncologi, senologi, chirurghi plastici e radiologi per un po' di tempo!
Vari appuntamenti che ormai si susseguivano da quasi due anni con cadenza mensile. Nella mia vita avevano priorità gli incontri con i dottori... Poi se restava qualche buco libero potevo vivere la mia esistenza, con scarsa voglia inizialmente. I buchi liberi mi servivano soprattutto per recuperare energie, riposare... Il trend è stato rotto dal viaggio a Venezia con S. (parte 1 parte 2 parte 3), il primo diversivo che mi sono concessa dopo un lunghissimo peregrinare per cause spiacevoli.
Adesso godrò pienamente di questi 4 mesi senza tutta quella folla di camici bianchi, verdi, azzurri.. Me li godrò cercando di far bene all'università, di impegnarmi in ciò che mi piace e mi dà felicità. In questi 4 mesi di permesso premio cercherò di vivere ancor più come se nulla fosse mai accaduto, continuando a rincorrere la mia serenità.
A fine aprile il primo evento interruttivo della libertà vigilata: andrò alla Columbus di Roma per l'ecografia al seno, non essendo riuscita a prenotarla al'IEO.
A fine maggio, invece, ritorno a Milano, per essere rivoltata come un calzino. In 3 giorni di visite dovrò sottopormi a:
- risonanza magnetica mammaria
- ecografia addome completa
- visita ginecologia (eco, pap test...)
- visita senologica
- visita con chirurgo plastico

Nei giorni precedenti la partenza per Milano, dovrò anche sottopormi alle analisi del sangue.
Avrò un bel po' da fare insomma....

martedì 8 gennaio 2013

E sono 30!!

30 anni...

Un po' come averne ancora 29, perché la mia vita di ieri è come la mia vita di oggi...

Un po' come aver oltrepassato una soglia immaginaria, un varco metaforico che segna per me, definitivamente, il passaggio alla vita adulta che è conseguito alle mie recenti traversie.

Festeggerò con persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene. E' la prima volta che festeggio un compleanno, mai fatto prima, nemmeno per gli storici 18 anni.

Perché prima o poi bisogna fare pure questo, no? Non si può abbandonare questa terra senza aver mai festeggiato un compleanno, preso un aereo, amato davvero una persona, realizzato alcune delle proprie aspirazioni. Non si può.


La mia bellissima torta di compleanno juventina, regalo delle mie splendide amiche ^^




lunedì 7 gennaio 2013

Si torna a correre

Stamattina, a quasi un mese dall'ultimo intervento, sono tornata a correre. La giornata di oggi era troppo invitante per restarsene l'intera mattinata a casa, a studiare. Fatto il mio dovere sui libri, mi sono vestita e sono andata a correre, godendomi il tepore del sole e l'aria gentile. Nei giorni scorsi ero tornata a pedalare sulla cyclette, dato che il tentativo in mountain bike era stato disastroso (riproverò nei prossimi giorni).
Ovviamente la corsa di stamattina non è andata benissimo. Il mese di stop si è fatto sentire e si è fatto sentire con l'acido lattico nelle gambe. L'importante però, è aver ripreso. Adesso, pian piano, cercherò di tornare al livello pre operatorio e di migliorare passo dopo passo. Nonostante sia stato faticoso, ho capito che non tutto ciò che ho fatto nei tre mesi precedenti è andato gettato. E mercoledì sarà corsa sul lungomare ^^
Stamattina ho anche prenotato la visita di controllo con il chirurgo plastico. Non era disponibile né il 20 né il 21 maggio e dunque dovrò restare a Milano una notte in più, fino al 22, giorno in cui si poteva prenotare la visita. Poco male, ci saranno tante cose da fare e di certo non mi annoierò.

domenica 6 gennaio 2013

Nella notte affiora un ricordo

ore 1:05

Stavo per addormentarmi. Per chiudere gli occhi. E invece no. Nel silenzio della notte, nel buio che l'accompagna... mi sei venuto in mente tu. La testa è andata a recuperare le immagini del pomeriggio in cui sei entrato nella mia vita per sconvolgerla. Irrimediabilmente. Irreversibilmente.
Perché questo ricordo è affiorato soltanto adesso? Ho trascorso così tanto tempo a rivangare il passato.. ma quel preciso istante non l'avevo più afferrato nel mare di ricordi che mi fluttuavano nella mente. Il ricordo del primo incontro. Della prima volta che ti ho toccato e ho capito che c'eri. Delle innumerevoli volte che ti ho accarezzato in quei primi istanti in cui realizzavo che eri reale. Delle altrettante infinite volte in cui ti toccavo, sperando invano che tu m'avessi abbandonato. Ma tu, amante fedele, odioso e ostinato, non avevi alcuna intenzione di lasciarmi. Nonostante sapessi che non ti ricambiavo, che ti detestavo e che la tua presenza mi nauseava. Qualche giorno dopo il tuo arrivo scrissi: "Mi avevi fatto tua sposa senza ch'io avessi acconsentito alle nozze".
Quale paradosso sei stato in grado d'incarnare! Un minuscolo frammento di 1,7 cm, tanto arrogante da arrogarsi il diritto di distruggere una vita umana immensa e sterminata nei suoi infiniti confini!
Ti ho toccato, quel pomeriggio, e da quel preciso momento ho smesso di pensare e ho fatto mille pensieri. E quando poi ti hanno separato coattivamente da me e tu sei ritornato, pochi mesi dopo, ho capito che forse non m'avresti lasciata in pace, mai più. Che t'eri affezionato. E per questo motivo io ti ho odiato ancora di più. Non c'è niente di più disturbante di un sentimento non ricambiato. Il matrimonio subìto contro la mia volontà era salvo, stavi esultando per la vittoria conseguita.
Ma ancora una volta io reagivo. Fino a farti svanire, di nuovo coattivamente. Ti ho fatto scomparire e ho fatto estirpare il terreno fertile che alimentava il tuo essere parassitario, la tua inutile vita. Una donna ferita è pronta a tutto. Una donna ferita che lotta per la sopravvivenza è pronta ad anche di più.
Ed ora son qui, a ricordare il primo incontro, il primo contatto. Son qui a riflettere su come quegli iniziali 1,7 cm poi diventati 2,5 cm siano stati in grado di rivoluzionare una vita umana. Una vita umana che ha saputo trasformare il male in bene, il dolore in forza. Il miglioramento di me stessa che ne è conseguito è stato la vittoria più bella che potessi concretizzare contro il nemico insidioso e brutale. Che avrà pure portato via un anno e mezzo della mia vita, ma è stato talmente imbecille da restituirmi un'esistenza cento volte migliore di quella che conducevo prima del suo attacco.
Non tornare mai più, te ne prego. Non siamo fatti per stare insieme io e te, siamo incompatibili. E se ancora non ti fosse chiaro: vai a fare in culo cancro!!

sabato 5 gennaio 2013

Ho deciso! Niente più psicologa

L'8 gennaio sarei dovuta tornare dalla psicologa. Il giorno del mio 30simo compleanno.
E invece ho deciso di non andare! Basta con la psicoterapia, basta con l'analisi dei sogni... Tra l'altro ho notato che da quando non sento più l'impegno di dover trascrivere la mia attività onirica notturna, sono tornata a non ricordare i sogni così come accadeva una volta.
Mi spiace non andare più dalla dottoressa. Ma mi spiace perché la vedevo come una persona simpatica e carina con cui conversare e dialogare amabilmente, non per altro. Però io non voglio diventare schiava di quell'appuntamento bisettimanale, non voglio vivere con l'esigenza e la necessità di dovermi recare da lei. Adesso sono serena, ho ritrovato il mio equilibrio, ho colmato la vita di tantissime cose belle, ho riscoperto attività che una volta mi davano una gioia di vivere e un'energia incredibili. Ho ritrovato me stessa insomma. E quella me stessa non ha bisogno né di psicoterapia né di psicologi.
La Barbara che conoscevo e in cui mi riconoscevo è tornata. Migliorata, ovvio, ma è di nuovo qui. Finalmente non lascio scivolare via le giornate a rivangare il passato, ho scaricato la rabbia che avevo pericolosamente accumulato, provo indifferenza se mi capita di pensare a quel qualcuno, negli ormai sempre più rari attimi in cui ci penso. La mia mente, al contrario, è tutta proiettata al futuro, a ciò che di meraviglioso mi aspetta, alle cose belle che sto programmando di fare.
E sono talmente serena e tamente forte e sicura di me stessa... che se ti incontrassi per strada ti sorriderei e ti guarderei senza rancore alcuno.

giovedì 3 gennaio 2013

I libri aiutano durante le lunghe attese

Negli ultimi due anni ho dovuto imparare a sopportare e a vivere nel migliore dei modi le lunghe attese. Attese nelle stazioni ferroviarie, attese in viaggio, attese negli ospedali... E all'inizio è dura abituarsi perché quando le attese sono lunghe e non le sai colmare nel giusto modo, ogni minuto diventa improvvisamente interminabile. Quando ti annoi e non sai cosa fare il tempo si fa pesante, stremante, ogni istante si dilata e si espande all'infinito.
Io ho trovato un valido rimedio: la lettura di libri. Leggere mi assorbe a tal punto, che le attese, sia quelle di pochi minuti sia quelle più lunghe di ore, volano via e le supero senza alcuna stanchezza. Perché le attese lunghe e noiose logorano come può logorarti un'attività brutta e faticosa. L'attesa è un tipo di ozio che non rilassa e non rigenera.
E dato che ho capito quanto leggere mi sia di grande aiuto anche in questo senso, mi sono attrezzata e ogni volta che so di dover aspettare, porto dietro con me un libro per farmi compagnia. In questi due giorni che sono stata fuori, ad esempio, sapevo già che avrei dovuto attendere per ore diverse volte (in stazione, all'IEO, durante le ore di viaggio in treno) e ho letto ben due libri, "Amori ridicoli" e "L'identità" di Milan Kundera. Grazie a lui - Kundera, che ho eletto mio scrittore preferito - queste quasi 48 ore sono volate via come volano via dei brevi istanti. Con leggerezza. Senza pesantezza.

mercoledì 2 gennaio 2013

Il primo controllo del nuovo anno

Rieccomi di nuovo alla base dopo il mio viaggetto di capodanno.
Che non è cominciato nel migliore dei modi... Il viaggio, non l'anno nuovo...
Perché ieri, non appena sono salita sul regionale delle 9:46, mi sono trovata davanti ad uno spettacolo deplorevole e schifoso, senza troppi giri di parole. Qualcuno, probabilmente ubriaco o esaltato dai festeggiamenti di fine anno, ha devastato il treno, lasciando ricordini maleodoranti... Insomma, la partenza è stata caratterizzata da una puzza insistente e da un treno che era conciato peggio di uno scarico fognario!!
A parte l'inizio, però, il resto del mio primo viaggio del 2013 è stato degno di nota. E soprattutto, il controllo di stamattina, con la dottoressa B., è andato talmente bene che il prossimo è stato fissato fra 6 mesi. Ho continuato a non avere problemi, è tutto a posto, tutto regolare... Insomma, le cose vanno alla grande! La dottoressa aveva sospettato che a destra potesse esserci del liquido residuo, accumulatosi dopo aver tolto i drenaggi, ma ha controllato e in realtà non c'era nulla.
Mi mancherà Milano ma forse questo distacco più prolungato del solito ci farà bene. Forse sapeva che per un po' di tempo non ci saremmo più viste e allora stavolta mi ha accolto uggiosa e nebbiosa, come non l'avevo mai vista prima.